Tovaglieri parte dalle politiche ambientali, che accusa di avere come effetto la “deindustrializzazione” del Vecchio Continente.
“Il surriscaldamento è un tema globale, farcene carico in via esclusiva non serve a nulla dal punto di vista pratico e diventa solo una zavorra”. Quanto al recente accordo politico sull’automotive raggiunto dalla maggioranza che sostiene la Commissione, lo definisce “la montagna che ha partorito il topolino”. Il settore, osserva, è in una crisi “profonda”, con migliaia di dipendenti licenziati e altrettante famiglie in difficoltà. Per la rappresentante leghista si tratta di un “accordicchio” tra popolari e socialisti per “salvaguardare la faccia” e mostrare una maggioranza compatta che, a suo dire, non esiste. Nel mirino anche l’occasione persa di guardare a destra, ai Patrioti, terzo gruppo del Parlamento europeo: l’intesa raggiunta, sottolinea, è persino meno ambiziosa della proposta iniziale del Ppe: “Un fallimento politico, ma anche concreto, che tutti pagheremo”.
Tovaglieri giudica “inopportuna” la richiesta della Commissione agli Stati membri di contribuire maggiormente al Bilancio Ue, soprattutto dopo i rilievi della Corte dei Conti europea sulla trasparenza nell’erogazione dei fondi e su alcune voci di spesa. “Se hai già dimostrato di spenderli male, dimostra che vuoi spenderli meglio, non chiedere ancora più soldi”, afferma, avvertendo che questo atteggiamento rischia di incrinare il rapporto di fiducia tra Stati e istituzioni.
Sul nuovo Patto su immigrazione e asilo, la Lega si è astenuta: se da un lato chiama gli Stati a condividere responsabilità, dall’altro, secondo l’eurodeputata, carica i Paesi di frontiera come l’Italia di oneri eccessivi. Diverso il giudizio sul regolamento Rimpatri, rimasto fermo per oltre vent’anni, “ostaggio della sinistra”. Qui, rivendica, ci sarà “un vero cambio di passo” grazie a una “maggioranza ombra” di centrodestra formata da Lega e Patrioti, mentre Pd e socialisti si sono opposti.
Sul conflitto russo-ucraino, Tovaglieri dice di non rinnegare gli aiuti a Kiev, necessari in una fase iniziale per negoziare “ad armi pari”. Ma la tregua non è arrivata e l’Ue, pur avendo pagato il prezzo più alto, resta fuori dal potenziale tavolo: “L’Europa è risultata irrilevante, non è un giudizio personale ma una constatazione di fatto”. Di qui l’invito a smetterla di “svenarsi” per acquistare armi.
– Foto Italpress –
(ITALPRESS).
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