Blue economy in Sicilia: perché l’identità marinara è una risorsa da tutelare

14 Ottobre 2026

Tecniche di pesca, linguaggi, tradizioni, modi di vivere tramandati da generazioni. In Sicilia l’identità marinara è un patrimonio che continua a dare forma a moltissimi comuni costieri e che può concretamente diventare una leva di sviluppo per i territori.

Il tema è molto attuale e, proprio nelle scorse settimane, ne è tornato a parlare Leonardo Catagnano, Dirigente Responsabile Sviluppo Locale e Identità Culturale del Dipartimento della Pesca Mediterranea della Regione Siciliana, secondo cui ogni strategia legata al mare deve partire proprio da qui: dalla capacità di riconoscere, raccontare e proteggere questa eredità.

Un patrimonio che vive soprattutto nell’immateriale

La pesca in Sicilia ha una storia millenaria, ma le tracce fisiche di questo passato sono sempre più rare. A sopravvivere, e in modo diffuso, è altro: saperi, consuetudini e forme di lavoro che ancora oggi segnano il profilo di tanti comuni affacciati sul mare, con i loro porti, i pescherecci e le attività legate alla pesca.

È questo il cuore della cultura marinara siciliana. Un insieme di conoscenze che resta vivo, proprio perché le comunità continuano a praticarlo e a tramandarlo.

Dal valore simbolico al valore strategico

Questo patrimonio, ha sottolineato Catagnano, ha anche un peso economico. In molte località la cultura del mare è un richiamo per i visitatori e diventa una risorsa per l’intero territorio.

La pesca del tonno e le tonnare ne sono l’emblema. Questi elementi hanno un valore iconico per il territorio siciliano, capace di raccontare una storia anche quando la risorsa non è più quella di un tempo.

Le tonnare fisse, tra calo del pescato e introduzione delle quote, sono diventate economicamente non più sostenibili. Rimetterle in funzione non è impossibile, ma richiede condizioni precise: un’impresa che se ne faccia carico, investimenti adeguati e una quota di tonno sufficiente a coprire i costi e a sostenere anche altre attività.

Crescere senza perdere i tratti distintivi

Valorizzare l’identità marinara significa anzitutto saperla tutelare. Quando la domanda turistica cresce, chi offre servizi tende a modellarsi sulle aspettative dei visitatori, e più aumenta la pressione turistica, più si corre il rischio di snaturare ciò che rende un luogo unico.

Anche le nuove attività su cui molte imprese di pesca possono puntare, come pescaturismo e ittiturismo, vanno lette in questa chiave: rappresentano un’opportunità per i territori turistici, se rispettano il contesto in cui nascono e se sono affidate a operatori formati.

Mostrare, raccontare, preservare

Partendo da queste premesse, la strada delineata da Catagnano parte dal racconto e dalla consapevolezza. È in quest’ottica che diviene fondamentale continuare a parlare dell’identità marinara, mostrarla e farla conoscere, preservandone le componenti immateriali.

Narrare un patrimonio, in questa prospettiva, non è un mero esercizio di nostalgia, bensì uno strumento di tutela: ciò che viene riconosciuto e condiviso, continua a vivere nel presente e proietta lo sguardo verso il futuro. È una leva strategica di sviluppo.

Per molte comunità costiere siciliane la questione è concreta. La cultura della pesca può essere la base di una nuova economia del mare, capace di generare valore mantenendo intatti i tratti distintivi dei luoghi. Crescere restando riconoscibili: è su questo equilibrio che si giocherà il futuro di tanti borghi marinari dell’isola.

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