Il dato più rilevante: nonostante il rialzo, un mutuo variabile da 200.000 euro a 30 anni costa oggi 847 euro al mese contro i 954 del fisso – un differenziale di 107 euro mensili, pari a oltre 1.280 euro l’anno.
Un’inversione strutturale rispetto al 2024, quando era il variabile a penalizzare il mutuatario.
“La grande domanda ora è come reagirà se l’inflazione dovesse salire più del previsto, soprattutto se andrà oltre un rialzo temporaneo legato all’impatto della guerra del Golfo – spiega La reazione di idealista/mutui per l’Italia affidata a Fabio Femiani, Coo di idealista/mutui -. Non sarebbe sorprendente vedere ulteriori rialzi dopo l’estate. Si tratta senza dubbio di una cattiva notizia per i consumatori: per chi ha un mutuo a tasso variabile, per chi ha sottoscritto un mutuo misto qualche anno fa e si appresta a passare alla fase variabile, e per chi è in procinto di acquistare casa con un finanziamento. Chi invece ha un mutuo a tasso fisso ha oggi l’opportunità di vedere i propri risparmi remunerati a un tasso superiore al costo del mutuo stesso. Riteniamo che la cosa fondamentale, in un contesto come questo, sia valutare le alternative e cercare di coprire il rischio di tasso d’interesse. Scegliere un mutuo a tasso fisso, o un misto con un periodo iniziale di almeno 10 anni a tasso fisso, non è solo una scelta prudente: è la differenza tra dormire sonni tranquilli e ritrovarsi a fare i conti con una rata che cresce ogni anno”.
– Foto idealista/mutui –
(ITALPRESS).
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