La Russia fornirà gratuitamente il grano e i fagioli ai Paesi africani. Probabile crollo dei prezzi? MATTINALE 957

27 luglio 2023
  • Con questo annuncio il presidente russo Putin pone fine alle inutili polemiche sulla fine del corridoio umanitario nel Mar Nero
  • Non è da escludere che la mossa della Russia faccia crollare i prezzi del grano e dei fagioli 
  • Un consiglio:  i consumatori siciliani (ma non soltanto siciliani), quest’anno, farebbero bene a evitare di mangiare pasta, pane e pizze senza avere la certezza di portare in tavola pasta, pane e pizze prodotti con grani duri locali

Con questo annuncio il presidente russo Putin pone fine alle inutili polemiche sulla fine del corridoio umanitario nel Mar Nero

Mentre anche la NATO cerca di ritagliarsi un ruolo nella vicenda del grano ucraino bloccato dai russi, a San Pietroburgo si apre oggi il vertice tra la Russia e i Paesi africani. La notizia di queste ore è che il Paese di Putin rassicura che l’Africa non dovrà temete carestie, perché la Russia è in grano di fornire al Continente africano non soltanto il grano ma anche altri prodotti agricoli, a cominciare dagli oli vegetali (soprattutto olio di girasole), fagioli e via continuando. Proprio sui fagioli Putin è stato molto chiaro: “Il nostro Paese sia in grado di sostituire i fagioli ucraini, sia su base commerciale che gratuita, soprattutto perché quest’anno prevediamo un altro raccolto record”. Com’è noto, la Russia è il primo produttore di grano del mondo e negli ultimi due anni ha registrato produzioni record. E, a quanto pare, le cose vanno bene anche per i fagioli. Va precisato – anche se questa notizia non è molto ‘gettonata’ – che i primi a non volere il grano ucraino sono tanti Paesi africani. Il motivo è semplice: ci sono Paesi africani che non ne vogliono sapere del grano canadese, perché temono la presenza del glifosato; per le stesse motivazioni non gradiscono il grano ucraino, perché temono che sia stato inquinato dai metalli pesanti frutto delle bombe che da oltre un anno e mezzo funestano l’Ucraina. La NATO proverà a proteggere le navi ucraine cariche di grano nel passaggio dal Mar Nero? Non ci crediamo, perché gli unici ad acquistare grano ucraino sono alcuni Paesi europei, Italia in testa.

 

Non è da escludere che la mossa della Russia faccia crollare i prezzi del grano e dei fagioli 

Va da sé che le dichiarazioni di Putin sul grano e sui fagioli da distribuire gratuitamente ai Paesi africani hanno anche un significato geopolitico. Con la fine del corridoio umanitario nel Mar Nero – voluto dall’ONU – il prezzo del grano è andato un po’ su. Ma se, come annuncia Putin, i Paesi africani verranno forniti di grano gratuitamente, ebbene, il prezzo del grano dovrebbe andare giù, perché i principali Paesi che producono grano nel mondo – in testa Canada e Stati Uniti – perderanno in un solo colpo la possibilità di piazzare grano in Africa. Va anche detta un po’ di verità sul grano ucraino, che potrebbe essere di pessima qualità, perché i territori di questo Paese, come già accennato, sono stati inquinati dalle bombe che da oltre un anno non danno tregua. Sono le bombe russe. Fino ad ora è passata la tesi che quattro o cinque Paesi dell’Est europeo hanno rifiutato il grano ucraino perché ha fatto precipitare il prezzo del grano in Europa in generale e in ogni Paese europeo che produce grano in particolare. Questa tesi è vera solo in parte, perché il problema è la qualità del grano ucraino, duro e tenero. Per ‘fortuna’ che a prendersi i grani ‘migliori’ del Pianeta Terra c’è la ‘Grande’ e soprattutto ‘Intelligente’ Unione europea. La Ue, per la cronaca, nel 2006 ha modificato le proprie leggi per consentire al grano ‘arricchito’ con glifosato e micotossine di entrare nella dieta dei cittadini europei sotto forma di pasta, pane, pizze, dolci e via continuando. Fino al 2006 le norme europee su glifosato e micotossine erano molto restrittive; così le maglie ‘europeiste’ sono state allargate; in cambio le multinazionali europee sono andate a organizzare affari nei Paesi che producono grano ‘arricchito’ con glifosato e micotossine… La cosa ha fatto molto piacere alle multinazionali che producono medicine, perché la presenza di contaminanti in un prodotto di larghissima diffusione come il grano fa aumentare le malattie che durano tutta la vita!

 

Un consiglio:  i consumatori siciliani (ma non soltanto siciliani), quest’anno, farebbero bene a evitare di mangiare pasta, pane e pizze senza avere la certezza di portare in tavola pasta, pane e pizze prodotti con grani duri locali

Con alle spalle questa ‘deliziosa’ esperienza con glifosato e micotossine (per la precisione micotossine DON), la Ue ha aperto le ‘cosce’ al grano ucraino, che non è arrivato soltanto con le navi dal Mar Nero, ma anche con i treni. Come abbiamo raccontato lo scorso Aprile, “Dietro il grano ucraino che arriva in Europa (compresa l’Italia) ci sono i grandi affari di governanti corrotti e delle multinazionali Monsanto, Cargill e DuPont“. Ovviamente, queste notizie non vengono diffuse dalla televisione. Riuscite a immaginare la televisione che fa un’inchiesta sulla qualità del grano ucraino? Se – come si suppone – questo grano presenta contaminanti frutto delle bombe  che succederebbe? Per sì e per no i Paesi africani – che oggi hanno abbandonato gli sfruttatori dell’Occidente e si sono alleati con Cina e Russia – non vogliono il grano ucraino e vogliono, invece, il grano russo. E anche altri prodotti agricoli russi freschi (fagioli) e trasformati (olio di girasole). In compenso l’Italia è piena di grano estero, duro e tenero. Ed è anche logico: la produzione di grano tenero, in Italia, si è ridotta drasticamente da quando il Canada ha diffuso nell’universo mondo la varietà di grano tenero Manitoba, che è una sorta di manna per le industrie dolciarie ma anche per la produzione di pane (nel Centro Nord Italia il pane si prepara con il grano tenero, mentre nel Sud e in Sicilia, almeno in parte, resiste la tradizione del pane preparato con il grano duro). Quest’anno, complice il maltempo, l’Italia è piane di grano duro estero: ucraino, canadese e anche australiano. Non c’è nemmeno bisogno di sottolineare la ‘qualità’ del grano duro ucraino e canadese… Le piogge di Maggio e dei primi di Giugno hanno massacrato il grano duro del Sud Italia e della Sicilia. Si è salvato soltanto il grano duro coltivato nelle colline medio alte e nelle aree montane di Sud Italia e Sicilia. Non è molto ma qualcosa c’è. Che dire? Che i consumatori, quest’anno, farebbero bene a evitare di mangiare pasta, pane e pizze senza avere la certezza di portare in tavola pasta, pane e pizze prodotti con grani duri locali: siciliani e del Sud Italia.

 

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