Centrodestra e centrosinistra in crisi, in Sicilia c’è spazio per un terzo polo e per una Sinistra alternativa al PD/ MATTINALE 679

22 giugno 2022
  • Il centrodestra siciliano, che con la ricandidatura di Nello Musumeci avrebbe vinto senza problemi, si sta dividendo. Anche il centrosinistra è diviso. Si aprono nuovi scenari politici
  • In Sicilia centrodestra e centrosinistra ormai si contendono il 40-45% di elettorato siciliano che va ancora a votare. Si aprono spazi importanti per soggetti alternativi alla vecchia politica
  • Elezioni siciliane di Novembre: il terzo polo di + Europa, Azione e Unità siciliana e il possibile ruolo a sinistra dell’alleanza tra Potere al Popolo!, ManifestA, Partito Comunista Italiano, Rifondazione Comunista, Sinistra Anticapitalista

Il centrodestra siciliano, che con la ricandidatura di Nello Musumeci avrebbe vinto senza problemi, si sta dividendo. Anche il centrosinistra è diviso. Si aprono nuovi scenari politici

Non sappiamo cosa dirà domani in conferenza stampa il presidente della Regione siciliana, Nello Musumeci. A rigor di logica dovrebbe confermare quanto ha lasciato intendere qualche giorno fa a Catania, e cioè che non si ricandiderà alle elezioni regionali di Novembre. Ma, si sa, in politica mai dire mai. Il presidente uscente potrebbe anche dimettersi con quattro mesi e mezzo di anticipo e rilanciare, annunciando la sua ricandidatura. In questa vicenda ci sono tre punti certi. Primo punto politico certo: il centrodestra unito, in Sicilia, vince. Secondo punto politico certo: con la ricandidatura di Musumeci sostenuta dal centrodestra siciliano unito, checché ne dica il coordinatore di Forza Italia in Sicilia, Gianfranco Miccichè, il centrodestra vincerebbe senza problemi le elezioni (perderebbe invece, Miccichè che non verrebbe riconfermato alla presidenza dell’Assemblea regionale siciliana, che è l’unica cosa che gli interessa). L’unità del centrodestra siciliano è a rischio, sia nel caso in cui domani Musumeci annuncerà di non ricandidarsi alla presidenza della Regione, sia nel caso in cui dovesse dimettersi per poi rilanciare la sua candidatura con il centrodestra spaccato. Non va meglio nel centrosinistra siciliano, dove si fronteggiano due posizioni: da una parte c’è chi vorrebbe che il candidato alla presidenza della Regione venga fuori dalle primarie; dall’altra parte c’è chi vorrebbe bloccare le primarie per aprire al ‘campo largo’, ovvero cercare di prendere voti dal centrodestra per portarli nel centrosinistra, approfittando delle divisioni interne al centrodestra siciliano.

In Sicilia centrodestra e centrosinistra ormai si contendono il 40-45% di elettorato siciliano che va ancora a votare. Si aprono spazi importanti per soggetti alternativi alla vecchia politica

Di fatto, centrodestra e centrosinistra della Sicilia si contendono il 40-45% degli elettori siciliani che si reca ancora alle urne. Resta scoperto un 55-60% di elettorato siciliano che oggi non va a votare perché non si riconosce nell’offerta politica di centrodestra e centrosinistra. Ciò significa che c’è una parte maggioritaria dell’elettorato siciliano in cerca di alternative politiche. Attenzione: già riuscire a intercettare ilo 10-15% dell’elettorato che non va più a votare sarebbe un grandissimo successo. Tenendo conto che oggi il sistema di potere di centrodestra-centrosinistra fa di tutto per allontanare gli elettori dalle urne, per fare in modo che a votare vadano soltanto gli elettori motivati. Quanto avvenuto a Palermo in occasione delle recenti elezioni comunali è emblematico: decine di seggi sono rimasti chiusi fino alle 13 circa nell’unico giorno in cui si votava – Domenica 12 Giugno – e le elezioni sono state considerate regolari. Migliaia di persone non hanno potuto votare. A non votare non sono stati certo gli elettori motivati dalla vecchia politica, perché questi elettori sono sicuramente andati a votare. Hanno rinunciato al voto gli elettori infastiditi dal fatto di essere rimasti davanti ai seggi, in alcuni casi per un’ora-due ore senza essere riusciti a votare. Cosa vogliamo dire? Che ormai il ‘principio del seggio elettorale chiuso’ è passato e non ci sarebbe da stupirsi se ciò dovesse ripetersi, magari per proporre il voto elettronico che, ovviamente, verrebbe controllato (bisogna essere veramente molto ‘intelligenti’ per pensare che il voto on line, al tempo degli hacker, sarebbe sicuro…). Questa digressione ci serve per sottolineare che in Sicilia c’è spazio per nuove offerte politiche. A prescindere dal caso di Cateno De Luca a Messina – caso legato alla popolarità di De Luca nella Città dello Stretto – va detto che anche alle elezioni comunali Palermo, nonostante i seggi elettorali rimasti chiusi per mezza giornata, ci sono state due importato novità. La più eclatante è rappresentata dal 15% preso dal candidato Sindaco Fabrizio Ferrandelli, che era sostenuto da + Europa, Azione di Carlo Calenda a Unità siciliana, con oltre l’8% di voti di lista; e il 4% circa preso dalla lista di Potere al Popolo! Esaminiamo singolarmente questi due risultati elettorali importanti, ottenuti in un contesto molto difficile, con la vecchia politica di centrodestra e di centrosinistra che, come abbiamo visto, ha fatto le barricate per tenere lontano dai seggi l’elettorato libero.

Elezioni siciliane di Novembre: il terzo polo di + Europa, Azione e Unità siciliana e il possibile ruolo a sinistra dell’alleanza tra Potere al Popolo!, ManifestA, Partito Comunista Italiano, Rifondazione Comunista, Sinistra Anticapitalista

Fino ad ora + Europa, Azione e Unità siciliana si sono tenute fuori dai due poli, soprattutto dalle primarie del centrosinistra. Fino ad ora – da quello che si capisce – questi tre soggetti politici stanno lavorando ad un terzo polo, alternativo a centrodestra e centrosinistra, con un proprio candidato alla presidenza della regione, che potrebbe essere il magistrato Massimo Russo, già assessore alla sanità del Governo regionale di Raffaele Lombardo. A noi questa sembra una scelta giusta. Questo terzo polo potrebbe intercettare il voto socialista e laico, che in Sicilia, oggi, è molto mal rappresentato da centrodestra e centrosinistra. Uno spazio importante si apre anche per Potere al Popolo!. Il 4% di Palermo è un grandissimo risultato che questo schieramento politico deve provare a capitalizzare presentandosi alle elezioni regionali di Novembre. A livello nazionale Potere al Popolo! è in alleanza con ManistestA, Partito Comunista Italiano, Rifondazione comunista, Sinistra Anticapitalista e altre formazioni. Alla luce della sconfitta di Rifondazione Comunista a Palermo (Rifondazione a Palermo si è presentata con la lista Sinistra Civica ed Ecologista a sostegno del candidato Sindaco di centrosinistra, Franco Miceli, di fatto in alleanza con il PD), questo schieramento politico di sinistra, alternativo al centrosinistra, può rappresentare un punto di riferimento per i tanti elettori di sinistra della Sicilia che non vanno più a votare. In parole semplici, Potere al Popolo!, ManistestA, Partito Comunista Italiano, Rifondazione comunista, Sinistra Anticapitalista e altre formazioni hanno ottime possibilità, alle prossime elezioni regionali, di superare lo sbarramento del 5%. Si tratta solo di organizzarsi.

 

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