La denuncia della FABI: senza tregua le truffe online sui conti correnti. Allora perché spingere per i pagamenti on line?

29 novembre 2021
  • La contraddizione (o quasi…) dell’Unione europea: perché spingere per i pagamenti online, limitando il contante, se poi aumentano le truffe online?
  • Siamo sicuri che, quando ci sono di mezzo i soldi, la rete è sicura? 
  • Come si possono limitare i pagamenti con la moneta contante se tante persone oggi non conoscono gli strumenti informatici? perché mettere a rischio i risparmi di tante persone?  

La contraddizione (o quasi…) dell’Unione europea: perché spingere per i pagamenti online, limitando il contante, se poi aumentano le truffe online?

In un’Italia che va sempre più a fondo, dove le cose peggiori vengono presentate come “cambiamenti che rilanceranno il nostro Paese” (incredibile quello che sta succedendo con la riforma fiscale messa a punto dal Governo di Mario Draghi, che sembra fatta per agevolare i ricchi), dove sono tornate di moda le vendite degli ultimi asset italiani non c’è da stupirsi se aumentano le truffe online per ‘svuotare’ i conti correnti dei cittadini. Tutto si tiene: l’Unione europea dell’euro spinge per ridurre al minimo il ricorso alla moneta contante e per promuovere i pagamenti on line e, contemporaneamente – ma guarda che combinazione! – crescono, come già accennato, le truffe online sui conti correnti bancari. Scrive la FABI, il più grande sindacato italiano dei lavoratori bancari: “Senza tregua le truffe commesse online e la Sicilia non fa eccezione, anzi. Uno degli ultimi casi si è registrato ad Ottobre di quest’anno a Marsala dove una donna, dopo avere ricevuto un messaggio sul suo telefonino da un numero apparentemente ricollegabile alla propria banca, si è ritrovata il conto svuotato di ben 10.000 euro. Sempre ad Ottobre, la Polizia Postale di Palermo ha aperto un’indagine su alcune segnalazioni di titolari di carte di credito collegate a Google Play, per una serie di piccoli prelievi avvenuti a ripetizione e mai effettuati dagli stessi. Le somme all’inizio non destano allarme nei clienti ma, con il passare del tempo, rischiano di creare danni ingenti”.

Siamo sicuri che, quando ci sono di mezzo i soldi, la rete è sicura? 

Insomma, la preoccupazione cresce. “Da mesi ormai abbiamo contribuito a lanciare l’allarme su questa nuova frontiera del crimine – afferma Gabriele Urzì, Segretario Provinciale FABI Palermo e Responsabile Salute e Sicurezza FABI Palermo – e apprendiamo con favore la nascita di una ‘campagna’ per l’uso sicuro di canali e strumenti digitali da parte di CERTfin – CERT Finanziario Italiano che, unitamente a Banca d’Italia, ABI, Ivass, Banca Mediolanum, Banca Pop. del Lazio, Banca Sella, BPER Banca, Gruppo Cassa Centrale, Cassa di Ravenna, Credem, Generali, Gruppo Bancario Cooperativo Iccrea, ING, Intesa Sanpaolo e UniCredit, ha dato il via alla campagna ‘I Navigati – Informati e Sicuri’, per sensibilizzare i clienti ad un uso sicuro degli strumenti e dei canali digitali. Grazie all’informazione, vengono veicolate alcune semplici regole, che la FABI diffonde da mesi ormai, da seguire per operare in sicurezza: usare password diverse e sicure, accedere a Internet evitando reti pubbliche e non protette, installare un antivirus e aggiornarlo spesso, limitare la diffusione delle proprie informazioni personali online, verificare l’attendibilità del mittente prima di aprire eventuali link e allegati e in caso di telefonate ‘sospette’, verificare il numero di telefono o confrontarlo con i contatti ufficiali della propria banca. In ogni caso, non fidarsi mai se vengono chiesti dati bancari o altri dati riservati. La campagna si potrà seguire in TV, Radio, sulle pagine social, sulle testate giornalistiche e sul sito www.inavigati.it”.

Come si possono limitare i pagamenti con la moneta contante se tante persone oggi non conoscono gli strumenti informatici? perché mettere a rischio i risparmi di tante persone?  

“Le Banche devono investire massicciamente in sicurezza informatica – continua Urzì – anche perché sono sempre più frequenti gli orientamenti di giurisprudenza e arbitrati finanziari che ribadiscono come gravi sull’intermediario finanziario il dovere di adempiere all’obbligo di custodia dei patrimoni della propria clientela, di predisporre misure idonee ad evitare l’accesso fraudolento a terzi e di provare che l’operazione di pagamento è stata autenticata, correttamente registrata e contabilizzata. Sempre più spesso vengono accolti i ricorsi della clientela: ad Agosto a Palermo, ad esempio, l’Arbitrato Bancario Finanziario ha accolto integralmente il ricorso presentato da un cliente (truffato per 6.000 euro) vittima del triste fenomeno del phishing (tipologia di truffa realizzata su Internet attraverso messaggi di posta elettronica ingannevoli). È dannoso spingere sulla digitalizzazione senza prendere idonee contromisure. Ci sono fasce di utenti che per scolarizzazione non adeguata, età anagrafica e/o scarsa conoscenza degli strumenti informatici (che non sono certo una colpa) rischiano molto più di altri”.

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