Il fuoco in Sicilia (e non soltanto in Sicilia): E se dietro ci fosse qualche setta di fanatici terroristi dell’ambiente?/ MATTINALE 541

31 luglio 2021
  • Quattro anni fa la denuncia di “terrorismo” ambientale dell’ecologo Silvano Riggio
  • Serve una strategia di Governo del territorio per contrastare una strategia criminale raffinata ed efficiente
  • Gli effetti degli incendi sulla Terra, a cominciare dal clima
  • Il fuoco e la formaldeide
  • Gli incendi in Italia e nel mondo
  • Il fallimento della vecchia politica siciliana e del vecchio sindacalismo

Quattro anni fa la denuncia di “terrorismo” ambientale dell’ecologo Silvano Riggio

I nostri lettori penseranno che siamo un po’ ossessionati dal fuoco. Ma leggere che Catania è circondata dalle fiamme, che la gente è dovuta fuggire dai lidi via mare non è un cosa normale. La realtà è sotto gli occhi di tutti: dopo aver dato fuoco a mezza Sardegna è stata presa di mira la Sicilia. Incendi di qua, incendi di là. L’attacco a Piana degli Albanesi, in provincia di Palermo, è scattato quando la Regione, a quanto pare per mancanza di risorse finanziarie, ha cominciato a licenziare gli operai della Forestale. Nei giorni scorsi l’attacco ad Enna è stato repentino e preciso. E’ evidente che chi sta dietro questa strategia del terrore sa sempre come, dove e quando colpire. Ed è sempre, matematicamente, un passo avanti rispetto alle autorità. Non utilizziamo la parola terrorismo a caso: come ci capita di scrivere spesso, ad utilizzare la parola terrorismo per descrivere gli incendi che quattro anni fa funestavano la Sicilia è stato l’ecologo Silvano Riggio. Da allora ad oggi cos’è cambiato? In meglio, nulla, in peggio tanto.

Serve una strategia di Governo del territorio per contrastare una strategia criminale raffinata ed efficiente

‘Strillare’ sui giornali e in televisione che ai piromani bisognerebbe appioppare il carcere a vita non serve a niente. Serve una strategia di Governo del territorio per contrastare una strategia criminale raffinata ed efficiente. Lo abbiamo scritto e torniamo a scriverlo: gli incendi non sono una peculiarità siciliana, o sarda, o italiana: gli incendi, in questi ultimi anni, hanno colpito aree verdi in varie parti del mondo. Due anni fa – era il Settembre del 2019 – abbiamo raccontato quello che stava succedendo in varie parti del Pianeta: “Fuoco non solo l’Amazzonia, ma anche in Siberia, in Africa e, qualche tempo prima anche in California. Spesso, magari osservando le immagini in tv, o leggendo gli articoli, e trovandoci a migliaia e migliaia di Km di distanza dai luoghi dove il fuoco brucia foreste e, in generale, aree verdi, siamo portati a pensare che gli effetti delle fiamme sono lontani da noi. Non è così, perché quando gli incendi colpiscono colpiscono vaste aree del nostro Pianeta e gli effetti riguardano tutti, noi compresi. Ce lo ricorda un un articolo di ICONA NEWS  dove si legge che il fuoco che ha devastato Amazzonia, Siberia e Africa centrale ha causato non solo “una terribile perdita in termini di superficie forestale e biodiversità, ma ha anche lasciato un segno nell’atmosfera, con ricadute sul clima mondiale e sulla qualità dell’aria”.

Gli effetti degli incendi sulla Terra, a cominciare dal clima

Ancora la descrizione di quanto avvenuto nell’Estate del 2019: “Nel mese di agosto 2019 sono divampati 79 mila incendi nel mondo, un numero incredibilmente più alto rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, quando se ne contarono circa 16 e 500”. Aggiunge ICONA CLIMA: “Le conseguenze degli incendi si fanno sentire sul clima globale. Tutti noi beneficiamo dei polmoni verdi del Pianeta Terra. Le foreste, inoltre, sono in grado di assorbire e trattenere l’anidride carbonica, uno dei principali gas serra responsabili del riscaldamento globale. Gli effetti negativi degli incendi sono stati quindi amplificati da una parte liberando enormi quantità di CO2 e dall’altra eliminando l’ ‘effetto spugna’ degli alberi. Un circolo vizioso per il riscaldamento globale”. Ancora: Tra i gas inquinanti liberati nell’atmosfera dagli incendi che hanno incenerito le aree verdi del Pianeta ci sono diossido di azoto o ipoazotide, un gas che irrita le vie polmonari: anche a moderate concentrazioni nell’aria, infatti, provoca tosse acuta, dolori al torace, convulsioni e insufficienza circolatoria. Può inoltre provocare danni irreversibili ai polmoni che possono manifestarsi anche molti mesi dopo l’attacco”.

Il fuoco e la formaldeide

Tra le altre sostanze liberate nell’ambiente c’è la formaldeide o aldeide formica. Anche questa è una sostanza pericolosa. Leggiamo su Wikipedia: “A concentrazioni nell’aria superiori a 0,1 ppm può irritare per inalazione le mucose e gli occhi. L’ingestione o l’esposizione a quantità consistenti sono potenzialmente letali. La cancerogenicità è stata accertata sui roditori, dove la formaldeide provoca un tasso di incidenza di cancro al naso ed alla gola superiori al normale; la formaldeide è in grado di interferire con i legami tra DNA e proteine. L’Associazione Internazionale per la Ricerca sul Cancro (AIRC) sin dal 2004 ha inserito la formaldeide nell’elenco delle sostanze considerate con certezza cancerogene per la specie umana. Va considerato che le concentrazioni di formaldeide presenti normalmente all’interno degli edifici sono generalmente basse, mentre vanno accuratamente valutati i rischi per gli addetti alle lavorazioni industriali che impiegano formaldeide”. Tra gli agenti inquinanti diffusi dal fuoco ci sono anche l’ozono e l’anidride solforosa. “La missione Copernicus Sentinel-5P – scrive sempre ICONA CLIMA – ha monitorato la qualità dell’aria nelle zone interessate dagli incendi nei mesi di luglio e agosto. Le concentrazioni di formaldeide liberata in atmosfera sono impressionanti. La formaldeide è un gas intermedio nell’ossidazione del metano e altri idrocarburi. La formaldeide reagisce chimicamente in atmosfera diventando una importante fonte di monossido di carbonio”.

Lo scorso anno abbiamo documentato gli incendi in Italia: 

QUI UNA SERIE DI ARTICOLI SUGLI INCENDI DI BOSCHI DI CALABRIA  

4200 incendi in Puglia (quasi nessuno spontaneo), la Protezione civile prova a salvaguardare boschi. Pronto il piano per il Gargano

LA SERIE DI INCENDI IN BASILICATA 

Incendi boschivi in Campania, oltre 236 dall’inizio dell’anno: 12 le persone denunciate 

Molise devastato dagli incendi, il Presidente: “Ancora non è finita ma grande lavoro di squadra”

CRONACA DEGLI INCENDI BOSCHIVI IN ABBRUZZO

GLI INCENDI IN TOSCANA

SITUAZIONE INCENDI BOSCHIVI IN EMILIA ROMAGNA

QUI TROVATE UNA SERIE DI ARTICOLI SUGLI INCENDI BOSCHIVI NELLE MARCHE 

INCENDI BOSCHIVI IN VENETO

GLI INCENDI BOSCHIVI IN PIEMONTE 

GLI INCENDI BOSCHIVI IN SARDEGNA

GLI INCENDI BOSCHIVI IN LOMBARDIA

E poi gli incendi in California, in Amazzonia, in Siberia. E quest’anno, grazie anche a temperature caldissime, gli incendi in Canada. 

Il fallimento della vecchia politica siciliana e del vecchio sindacalismo

Cosa cerchiamo di dire? Che questa strategia criminale e terroristica non è casuale. A nostro modesto avviso bisognerebbe cominciare a studiare, con vere e proprie operazioni di intelligence, chi c’è dietro questi incendi che stanno diventando la norma. Nel nostro tempo mancano forse i fanatici? Non si direbbe proprio. Davanti a questi fatti, che sono sotto gli occhi di tutti, bisognerebbe mettere nel conto l’eventuale presenza di una setta di fanatici che perseguono un obiettivo di distruzione del Pianeta. La nostra, ovviamente, è solo un’ipotesi. Ma sono tanti i segnali che lasciano pensare a una strategia globale. Quanto alla Sicilia, nell’ultimo decennio abbiamo assistito prima alla criminalizzazione dei pastori, poi degli operai forestali. Il tutto senza prove, sulla base di considerazioni senza capo, né coda. Da qualche anno a questa parte si parla di piromani. E mentre si parla, qualcuno ‘agisce’. E lo fa con una precisione impressionante, andando sempre a colpo sicuro, avvantaggiato dal fatto che le aree verdi della Sicilia – che peraltro diminuiscono di anno in anno – sono costantemente non presidiate. Spiace dirlo, ma purtroppo in Sicilia c’è un Governo che, sul fronte della tutela dei boschi degli incendi boschivi, ha sbagliato e continua a sbagliare. Quest’anno ha messo in campo elicotteri e aerei: i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Sarebbe bastato trovare le risorse – anche i fondi europei negli anni passati utilizzati per pagare i mezzi aerei antincendio – per far presidiare i boschi della Sicilia dai circa 20 mila operai forestali. Invece no, perché in Sicilia, sulla gestione dei boschi, c’è un sindacato – il Sifus – che ha avuto ed ha ragione rispetto al Governo e ai fallimentari sindacati tradizionali. Così la vecchia politica siciliana si è alleata al vecchio sindacalismo per bloccare il disegno di legge di riforma del settore forestale presentato nel Parlamento siciliano dal Sifus e da un gruppo di deputati. Anche in questo caso i risultati di questa strategia politica sbagliata sono sotto gli occhi di tutti.

Foto tratta da La Sicilia 

 

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