Giallo di Caronia, si comincia a fare chiarezza: Viviana Parisi e Gioele sono finiti in un pozzo e sono morti per asfissia

Giallo di Caronia, si comincia a fare chiarezza: Viviana Parisi e Gioele sono finiti in un pozzo e sono morti per asfissia
30 marzo 2021
  • Lo dicono in una relazione i consulenti della famiglia Mondello Carmelo Lavorino, Antonio Della Valle e Enrico Delli Compagni 
  • Una “macabra messinscena”
  • Le prove che i consulenti adducono per dimostrare le proprie tesi
  • Le richieste investigative dei consulenti

di Teresa Frusteri

Lo dicono in una relazione i consulenti della famiglia Mondello, Carmelo Lavorino, Antonio Della Valle e Enrico Delli Compagni 

Viviana Parisi e il piccolo figlioletto Gioele sono morti nel bosco di Caronia “all’interno di un invaso con circa 50 centimetri d’acqua sul fondo: un pozzo, una cisterna, un contenitore profondo 3-4-5 metri. I due sono precipitati contemporaneamente: Viviana si è fratturata diverse parti del corpo, specialmente la zona sinistra, le sono esplose due vertebre col tranciamento del midollo spinale, ha perso coscienza e sensibilità, è morta per asfissia. Gioele ha impattato col cranio zona temporale sinistra ed è morto per asfissia. Poi i due corpi, in tempi diversi, sono stati estratti dal fondo del pozzo con le mani e con appositi strumenti da parte di qualche soggetto ignoto”. Lo scrivono i consulenti della famiglia Mondello – il criminologo Carmelo Lavorino, l’antropologo forense e medico legale, Antonio Della Valle, e il dottor Enrico Delli Compagni, psicologo forense. La relazione dei tre consulenti è stata consegnata alla Procura della Repubblica di Patti dagli avvocati Claudio Mondello e Pietro Venuti. Alla stesura della relazione hanno collaborato l’esperta in Antropologia forense, Nicolina Palamone, Tony Carbone, referente del CESCRIN per la Sicilia e l’informatico Gaetano Bonaventura.

Una “macabra messinscena”

Legali e consulenti della famiglia Mondello (ricordiamo che Daniele Mondello è il marito di Viviana Parisi e papà del piccolo Gioele) sono sempre all’opera. Lasciano intendere che vogliono collaborare con la Procura di Patti e sono in attesa “dei risultati delle attività info-investigative, delle consulenze e delle relazioni della Polizia Giudiziaria, del Servizio Italiano di Polizia Scientifica, dei Consulenti tecnici della Procura, dei filmati, delle foto e di tutto il materiale nel fascicolo, di ulteriori esami dei corpi da parte loro tramite la strumentazione Laser 3D”, come leggiamo in un post sulla pagina del professore Lavorino. I consulenti – che hanno già ipotizzato quattro possibili scenari circa il tragitto percorso in auto da Viviana Parisi e il piccolo Gioele la mattina del 3 Agosto dello scorso anno – ribadiscono quanto hanno già affermato: “Nessuna uccisione del piccolo Gioele da parte di Viviana, nessun suicidio e/o lancio dal famoso traliccio di Viviana. In realtà si tratta di abile messinscena organizzata da una ‘combinazione criminale motivata e coinvolta” tramite la traslazione dei cadaveri in zone sensibili proprio per inscenare il suicidio o la disgrazia ed allontanare da sé ogni responsabilità”. Poi il racconto di Viviana e del piccolo Gioele “precipitati (caduti o lanciati, ancora non si sa) nel bosco di Caronia”… “Poi i due corpi, in tempi diversi, sono stati estratti dal fondo del pozzo con le mani e con appositi strumenti da parte di qualche ‘soggetto ignoto’: Viviana tirata fuori la tarda sera del 3 agosto o la mattina del 4 agosto e trasportata con apposito mezzo per la messinscena e il depistaggio e, nel trazionamento, le vengono strappati i capelli; Gioele tirato fuori successivamente (anche la mattina del 4 agosto) e depositato nel tragitto fra la zona piazzola e la zona traliccio, senza escludere che sia stato conservato in un contenitore di plastica e posizionato successivamente sul luogo del rinvenimento, dove il corpicino è stato oggetto di scempio da parte della fauna selvatica. I corpi dei due sono stati tirati su e fuori per essere oggetti di macabra messinscena al fine di un meditato depistaggio per auto-sicurezza e presa distanza dall’evento mortale”.

Le prove che i consulenti adducono per dimostrare le proprie tesi

I consulenti sembrano molto sicuri delle proprie tesi. Scrivono: “Tutto depone in tal senso, sia in positivo che in negativo”. E cioè: 1- Lo stato dei corpi e le fratture (proprie di precipitazione), i segni sul corpo e sui vestiti di Viviana. 2- Lo stato dei denti dei due: le colorazioni rosa degli elementi dentari, parziali nei resti di Viviana e complete in quelli di Gioele, sono colorazioni strettamente correlate alle condizioni peri-mortem (durante la morte) dei due precipitati, ovvero a uno stato di asfissia occorso successivo alla precipitazione verticale di Viviana e di Gioele e di permanenza in acqua. 3- L’assenza di ogni traccia che unisca Viviana al traliccio ed alla precipitazione dopo l’arrampicamento. 4- L’impossibilità che Viviana abbia percorso il tragitto dalla piazzola al traliccio; l’impossibilità che si sia arrampicata sul traliccio e successivamente buttata; l’impossibilità che abbia potuto strangolare manualmente o con un mezzo costrittore Gioele facendolo morire per asfissia; l’impossibilità che Gioele si sia procurata la frattura al cranio durante l’incidente”.

Le richieste investigative dei consulenti

“I consulenti – leggiamo sempre nel post – pubblicano nel sito www.cescrin.it alcune parti della loro relazione depositata in Procura, un documento di diciotto pagine che contiene tre punti di premessa, venticinque punti analitici, cinque indicazioni salienti, otto punti di conclusione, sedici richieste investigative. Fra le richieste investigative vi sono quella di un loro ulteriore sopralluogo sui luoghi del rinvenimento dei corpi; di un ulteriore accesso ai corpi però con la sospirata autorizzazione all’uso delle apparecchiature Laser 3D; di attività investigative per individuare tutti i pozzi della zona, cisterne e bacini artificiali (di proprietà e non) con tutti i dettagli e i particolari del caso”.

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