Grillini in subbuglio: non c’è solo la scissione, ma anche il controllo del Movimento

14 febbraio 2021
  • La richiesta di un nuovo pronunciamento degli iscritti serve ai dissidenti per tentare di prendersi il Movimento
  • Sta per iniziare uno scontro politico che colpirà in pieno il Governo Draghi. Sarà un’azione di logoramento e di opposizione molto dura
  • I grillini dissidenti puntano a logorare i partiti di Governo: Lega, PD, Forza Italia e i grillini governativi 

La richiesta di un nuovo pronunciamento degli iscritti sulla piattaforma Rousseau serve ai dissidenti per tentare di prendersi il Movimento

Per tanto tempo abbiamo scritto che nel Movimento 5 Stelle la scissione si avvicina. Qualche giorno abbiamo un po’ corretto il tiro: non c’è solo un problema di scissione – che ormai è nelle cose – ma anche una seconda questione: il controllo del Movimento. Da tempo tra i grillini si fronteggiano due anime: quella governativa (che in realtà non è solo governativa, ma lavora per far confluire il Movimento nel PD: cosa che noi abbiamo scritto nel Settembre del 2019) e quella che non è favorevole all’accordo con il PD e, di conseguenza, è contraria alla partecipazione al Governo. Ebbene, se fino ad ora nessuno dei dissidenti rispetto alla linea imposta da Beppe Grillo (ovvero la fusione con il PD) ha lasciato il Movimento, questo è dovuto al fatto che gli stessi dissidenti si vogliono prendere il Movimento, perché – a partire da Alessandro Di Battista, che dovrebbe essere il riferimento dei parlamentari grillini contrari al Governo Draghi – sono convinti di poterlo rilanciare. La sfida si è consumata con la recente consultazione sulla piattaforma Rousseau in ordine alla partecipazione o meno al Governo di Mario Draghi. Vero è che hanno vinto i governativi con quasi il 60%: ma è una vittoria che i dissidenti considerano imperniata su un impegno che non è stato mantenuto, perché il super-Ministero per la transizione ecologica, è non stato istituito: nel senso che nel nuovo Governo questo super-Ministero non c’è.

Sta per iniziare uno scontro politico che colpirà in pieno il Governo Draghi. Sarà un’azione di logoramento e di opposizione molto dura

Non sappiamo come finirà questa storia. Ma abbiamo la sensazione che siamo all’inizio di uno scontro politico che coinvolgerà il cuore del Governo Draghi appena nato. Ribadiamo: in questa fase non dovremmo assistere a una scissione, ma a una battaglia che i parlamentari dissidenti del Movimento 5 Stelle – che peraltro aumentano di giorno in giorno- combatteranno per prendere il controllo del Movimento e per rilanciarlo con i temi cari all’elettorato grillino, deluso sì, ma ancora oggi privo di un’alternativa. Paradossalmente, la crisi sanitaria ed economica provocata dal Covid dovrebbe agevolare i dissidenti del Movimento 5 Stelle. Vero è che la Ue a ‘trazione’ tedesca è riuscita a imporre a Palazzo Chigi Draghi. Ma è una vittoria la cui utilità risulterà inversamente proporzionale alla crisi sanitaria ed economica dell’Eurozona. E poiché – checché ne dicano i teorici dei vaccini anti-Covid – siamo solo all’inizio delle mutazioni del virus, che saranno, in prospettiva, molte di più di quelle che si contano per ora e sempre meno controllabili con i citati vaccini, la crisi economica nell’Europa dell’euro potrebbe accentuarsi, invece che ridursi. Cosa vogliamo dire? Che la Germania, tra qualche mese, invece di occuparsi di controllare l’Europa, dovrà occuparsi della propria economia imperniata per il 50-60% su prodotti da esportare che nessuno al mondo acquisterà. Con il protrarsi, e magari con il progredire della crisi economica – cosa tutt’altro che improbabile – il Governo Draghi sarà sempre più debole, già a partire dalla prima ondata di variante inglese che si sta diffondendo in Italia, agevolata anche dalle opzioni errate del passato Governo che il nuovo esecutivo di Draghi sta riproponendo acriticamente. Questo, come già accennato, rafforzerà l’azione dei dissidenti del Movimento 5 Stelle, che già chiedono un nuovo pronunciamento sulla piattaforma Rousseau sul Governo Draghi. Se riusciranno ad ottenere un nuovo pronunciamento, beh, il Governo Draghi entrerà subito in crisi. Insomma, ci sembra difficile che Grillo e i governativi molleranno su questo punto. Ma…

I grillini dissidenti puntano a logorare i partiti di Governo: Lega, PD, Forza Italia e i grillini governativi 

La battaglia, adesso, si trasferirà in Parlamento. Dove i grillini dissidenti, sfruttando l’oggettivo scivolone di Grillo e Draghi sul Ministero della transizione ecologica ‘affumato’, punteranno a fare proseliti alla Camera e al Senato. Ed è proprio a Palazzo Madama che i grillini dissidenti potrebbero realizzare due obiettivi. Il primo, ovviamente, è indebolire il Governo Draghi, che dovrebbe continuare a mantenere la maggioranza nelle due camere. Però, a seconda del numero dei senatori che voteranno “No” al Governo Draghi si potrebbe materializzare, almeno sulla carta, uno scenario particolare: per l’appunto il secondo obiettivo. Supponiamo che siano tanti i senatori che non voteranno per il Governo; e che i voti dei senatori leghisti diventino fondamentali per la sopravvivenza del governo. Si potrebbe pensare che questo darebbe potere contrattuale alla Lega di Matteo Salvini: ma questo sarebbe vero solo in parte. Perché, se ciò si dovesse verificare, la Lega – che è entrata nel Governo Draghi per volere del Nord dove prende quasi tutti i voti, Lombardia e Veneto in testa – verrebbe subito accusata di tenere in piedi il Governo. E siccome, come già accennato, le previsioni parlano di una crisi sanitaria ed economica che si allungherà, la Lega, restando al Governo, magari farà in modo di dirottare al Nord l’80-90% delle risorse del Recovery Fund (ammesso che arrivino: ma di questo parleremo in un altro articolo), ma perderà comunque voti, perché il Governo, quando infuriano le crisi, logora chi lo gestisce. E ad essere logorata non sarà solo la Lega, ma anche gli altri partiti di Governo, dal PD a Forza Italia. Tutto a vantaggio delle opposizioni. E qui i grillini dissidenti costringeranno Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni a scoprire le carte. Sviluppando un’azione di dura opposizione al Governo, i grillini dissidenti costringeranno Fratelli d’Italia a fare altrettanto, pena la perdita di credibilità. Insomma, se la Meloni si è piazzata all’opposizione per fingere di fare opposizione perché, alla fine, è alleata di Lega e Berlusconi in tutte le Regioni amministrate dal centrodestra verrebbe subito ‘sgamata’ e rischierebbe di perdere credibilità (e voti). Inutile soffermarsi sui grillini governativi, perché sono comunque destinati a scomparire, probabilmente dentro il PD.

Foto tratta da Stretto Web 

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