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Perché il Nord vuole portare le proprie scorie nucleari nel Sud e in Sicilia/ MATTINALE 463

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La stagione delle pandemie – con le quali dovremo imparare a convivere, a meno che non scegliamo di abbandonare la globalizzazione dell’economia e la libera circolazione delle persone – impone al Nord Italia di ridurre il proprio inquinamento. I ‘nordisti’, sempre ‘altruisti’, vorrebbero cominciare subito, sbolognando ai ‘terroni’ di Sud e Sicilia le scorie radioattive della sanità e delle industrie del Nord 

Ancora qualche giorno fa  Domenico Iannantuoni – un ingegnere di origine pugliese che vive e lavora da decenni a Milano – ricordava che il Nord Italia, se vorrà ridurre la presenza del virus Sars Cov 2 nelle proprie contrade, dovrà optare per una riconversione ecologica. Iannantuoni è stato il primo a mettere in relazione la presenza-virulenza del virus con l’inquinamento, se è vero che ne ha scritto il 23 Marzo dello scorso anno. E la situazione, nel Nord Italia, non è cambiata.

Dal 1860 fino ad oggi il Nord Italia non ha fatto altro che prendersi dallo Stato italiano tutto quello che si è potuto prendere. hanno cominciato nel 1860 i piemontesi con il riso, allora molto presente in Sicilia e in alcune aree del Sud. I Savoia in persona pretesero e ottennero che il riso non si sarebbe più dovuto coltivare nella nostra Isola, ma solo in Piemonte e nella Pianura Padana. Da allora ad oggi la prepotenza e l’egoismo sfrenato del Nord Italia non si è più fermato.

Se andiamo a raffrontare le infrastrutture presenti al Nord con le infrastrutture presenti al Sud e in Sicilia ci accorgiamo che c’è un abisso: nel Nord le migliori strade, le migliori autostrade, i migliori porti, i migliori aeroporti e via continuando. Lo stesso discorso vale per i servizi. E per le banche: in forza di un disegno massonico e antimeridionale tutte le grandi banche del Sud sono state smantellate per rafforzare il sistema bancario del Nord Italia che era indebitato quanto, se non di più, il sistema bancario meridionale e siciliano.

Ingiustizie su ingiustizie. L’unica cosa che il Nord ha concesso ai ‘cafoni’ meridionali e siciliani, a partire dagli anni ’50 del secolo passato, è stata la rete commerciale. Concessione ovviamente interessata: perché così il Nord – cosa che avviene ancora oggi – avrebbe potuto vendere i prodotti al Sud e alla Sicilia, trasformando il Sud e la Sicilia in un mercato coloniale dei prodotti del Nord.

Negli anni ’60 quando il Ministro socialista Giacomo Mancini annunciò che il Governo del quale faceva parte puntava a realizzare la prima, grande autostrada nel Sud – la Salermo-Reggio Calabria – ci fu un’insurrezione. I nordisti, nella prima fase, ‘affittarono’ persino le destre dell’epoca per dare del profittatore (e anche altri aggettivi) a Mancini.

Sapete perché, alla fine, anche se in modo approssimativo, venne realizzata l’autostrada Salerno-Reggio Calabria? Furono le industrie alimentari del Nord e le industrie automobilistiche dello stesso Nord a convincere i nordisti riottosi: tranquilli, dissero, daremo ai ‘cafoni’ e ‘terroni’ l’autostrada per vendergli i nostri prodotti – latte, formaggi, dadi da brodo – e per vendergli le nostre automobili.

Sono cambiati i nordisti? Assolutamente no, anzi sono anche peggiorati. Se non fosse scoppiata la pandemia, il Veneto, la Lombardia e l’Emilia Romagna (se notate centrodestra e centrosinistra insieme) avrebbero già imposto l’Autonomia differenziata per scippare alle Regioni del Sud altri 60-70 miliardi di euro all’anno.

Veniamo adesso ai rifiuti radioattivi. Il Nord, che gli piaccia o no, deve ridurre il proprio inquinamento. Glielo impone la stagione delle pandemie, che con la globalizzazione dell’economia diventerà una condizione ordinaria. A parte le cure, che prima o poi si troveranno, il Nord Italia deve per forza di cose ridurre il proprio inquinamento. Per i nordisti, ormai, è na questione di sopravvivenza.

Il Nord dovrà ridurre, che gli piaccia o no, la zootecnia intensiva (oggi il Nord Italia produce quasi tutta la carne italiana); dovrà ridurre la produzione di plastica (il 70% della produzione di plastica è concentrato di Emilia Romagna); dovrà ridurre l’uso di pesticidi (chiedete al Veneto di Zaia notizia sull’inquinamento dell’area del prosecco). E dovrà ridurre altre produzioni inquinanti. Loro, i nordisti, s’illudono che potranno farlo gradualmente: la storia futura – non tra dieci anni, ma tra un anno, massino due anni – gli dirà che si sbagliano.

Intanto hanno un problema enorme. Nel Nord si concentra la maggior parte delle scorie nucleari prodotte nella sanità e le scorie nucleari prodotte dalle industrie. Pronto accomodo – questo il solito ragionamento colonialista degli ‘amici’ nordisti – sbologniamo queste scorie ai ‘cafoni’ o ‘terroni’ del Sud e della Sicilia. Da qui il ‘Piano’ annunciato dal Governo di PD, grillini e renziani.

Ci sarebbero anche i ‘compagni’ di Liberi e Uguali, anche se il Ministro della Salute-Sanità, il ‘compagno’ Roberto Speranza – che è nato in Basilicata e lì viene eletto – ha messo subito le mani avanti dicendo che la sua Regione è “sismica” e quindi non può ospitare le scorie nucleari.

“Faccio notare al Ministro Speranza – ha replicato il consigliere comunale di Palermo, Fabrizio Ferrandelli – che la Sicilia è classificata zona 1 (livello di sismicità più alto) e la Basilicata (zona 2). Non sarà che non vuole le scorie in Basilicata perché è il suo collegio elettorale e si mette perfino, da Ministro alla Salute, contro il suo stesso governo? Ci vuole serietà prima di emettere valutazioni simili!”.

Dopo di che, se ci fate caso, rispetto a questa prospettiva coloniale ai danni del Sud, non c’è una reazione corale del Movimento 5 Stelle (il Movimento che ha fatto il piano di voti al Sud alle elezioni politiche del 2018), se non il balbettio di qualche parlamentare regionale siciliano grillino che si arrampica sugli specchi. E c’è, soprattutto, il silenzio del PD siciliano, che in queste ore ha preferito provare ad appropriarsi della memoria di Piersanti Mattarella, uomo politico che con il PD anti-meridionale e anti-siciliano non ha proprio nulla a che spartire!

Riuscirà il solito Nord a trasferire le proprie scorie radioattive di sanità e industria nel Sud e in Sicilia? La lotta sarà dura. Intanto, per gli elettori del Sud e della Sicilia c’è una prima, importante indicazione politica: non votare più per Movimento 5 Stelle, PD e renziani e, in generale, non votare più per i partiti nazionali, Lega in testa.

Foto tratta da Wired

 

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