L’agricoltura italiana di figli & figliastri: quasi 100 milioni di euro a Emilia e Veneto (mele e pere), zero euro alla Sicilia (agrumi)!

L’agricoltura italiana di figli & figliastri: quasi 100 milioni di euro a Emilia e Veneto (mele e pere), zero euro alla Sicilia (agrumi)!
17 novembre 2020

Il Governo nazionale-coloniale non si smentisce: quasi 100 milioni di euro per i produttori di mele e pere di Emilia Romagna e Veneto, zero euro ai produttori di arance rosse della Sicilia orientale. La denuncia della CIA siciliana. Perché gli agricoltori dell’isola non debbono votare più i partiti politici nazionali. E la Regine siciliana? Latitante…

Agrumicoltura ed emergenze fitosanitarie. Cia Sicilia Orientale “No a disparità di trattamento sul sostegno alle categorie danneggiate; preoccupazione sulla normativa fitosanitaria UE;
Bene la campagna agrumicola 2020, ma costi aumentati per l’emergenza Coronavirus”

In Italia le mele e le pere valgono di più delle arance? Sì, se le mele e le pere si coltivano in maggioranza nel Centro Nord Italia e se le arance si coltivano nel Sud e, in particolare, in Sicilia. Quindi si utilizzano due pesi e due misure con gli agricoltori, favorendo quelli del Centro Nord Italia e penalizzando quelli del Sud e, soprattutto, i produttori dell’arancia rossa delle province di Catania e di Siracusa?

Sembra proprio di sì: e non lo diciamo solo noi: lo dice anche la CIA della Sicilia orientale per bocca del suo presidente, Giuseppe Di Silvestro: 

“Apprendiamo degli aiuti arrivati in molte zone d’Italia per affrontare l’emergenza fitosanitaria da ‘Cimice asiatica’ che ha colpito prevalentemente le produzioni di mele e pere (32 milioni in Veneto, 63 milioni di euro in Emilia Romagna) e ci chiediamo come mai in Sicilia stiamo ancora aspettando i 10 milioni di euro per tamponare i danni causati sulle produzioni agrumicole da virus Tristeza, stanziati dal Governo Renzi, con il ministro Martina, e mai visti”.

Avete letto bene: ai produttori di mele e pere del Veneto e dell’Emilia Romagna hanno erogato quasi 100 milioni di euro, mentre ai produttori di arance della Sicilia orientale ancora debbono arrivare 10 milioni di euro stanziati dal passato Governo Renzi!

“Un’inaccettabile disparità di trattamento che ne vale della stessa sopravvivenza del comparto – sottolinea Di Silvestro -. Il virus Tristeza in quindici anni ha devastato la quasi totalità delle coltivazioni, con cui ancora oggi i produttori fanno i conti letteralmente, avendo anticipato i costi di riconversione (circa 15 mila euro ad ettaro), siamo ancora al 30% dei terreni riconvertiti e abbiamo in corso una ristrutturazione varietale. Se, da un lato, l’obiettivo dei produttori deve essere quello di crescere ed essere competitivi con i mercati esteri sul piano della quantità, dall’altro chiediamo controlli serrati sulle importazioni”.

Noi ci siamo occupati più volte del virus della Tristeza che ha danneggiato in modo molto pesante le coltivazioni di arancia rossa della Sicilia orientale. Lo abbiamo fatto tre anni fa con il seguente articolo:

Le ‘arance rosse’ di Sicilia, uniche al mondo, rischiano di scomparire a causa del virus della Tristeza (VIDEO)

e lo scorso Settembre con il seguente articolo:

Il ‘Coronavirus’ (leggere Tristeza) che ha colpito l’arancia rossa di Sicilia: cos’è stato fatto per combattere tale patologia/ SERALE

“Il pericolo è sempre dietro l’angolo – sottolinea Di Silvestro – anche i nuovi innesti possono essere colpiti da fitopatie e se non possiamo fermare il mercato con l’Estero, certamente possiamo pretendere controlli serrati sulla merce in arrivo, da parte degli enti preposti quali Dogana, Istituto Fitopatologico, Forestale. La nuova normativa fitosanitaria UE ci preoccupa. Nel solo 2020, in Europa sono stati registrati 27 casi di arance colpite dal Citrus Black Spot provenienti dalla Tunisia e limoni provenienti dall’Argentina e dal Brasile. Numeri che purtroppo confermano la preoccupazione degli agricoltori, le importazioni non controllate rischiano di far entrare nel nostro territorio fitopatie al momento non presenti”.
Ci siamo anche occupati di questo possibile, nuovo disastro: la Macchia nera degli agrumi provocato da un micete: il Citrus Black Spot (Cbs). Per ora non è presente in Europa: ma non si contano più gli agrumi arrivati dal Nord Africa (Tunisia e Sudafrica come scrive CIA) e Sudamerica (Argentina in testa) pieni di questo fungo o micete. I carichi di agrumi attaccati da questo fungo fino ad ora – così almeno vogliamo sperare – sono stati bloccati, ma se non si fermerà il flusso di questi agrumi attaccati prima o poi questa patologia arriverà anche negli agrumeti siciliani e, in generale, europei e sarà un disastro!

Sul tema, leggiamo sempre nel comunicato della CIA Sicilia orientale, è intervenuta anche la responsabile nazionale Cia, Dipartimento Sviluppo Agroalimentare e Territorio, Settori ortofrutta e olivicolo, Anna Rufolo, che nelle scorse settimane ha partecipato alla riunione dei comitati di prodotto Arance, Limoni e Piccoli agrumi dell’Organismo Interprofessionale nazionale, Ortofrutta Italia.

“Guardando ad altre emergenze fitosanitarie presenti in Italia – ha dichiarato Anna Rufolo – abbiamo imparato che la prevenzione costa molto meno della ‘cura’: l’agente del Citrus Black Spot è tra i 20 organismi nocivi prioritari riconosciuti dall’Ue, tra cui c’è anche Xylella fastidiosa che ha cambiato il volto dell’olivicoltura salentina e per cui studi scientifici stimano un perdita potenziale annua della produzione europea pari a 5,5 miliardi di euro. Occorre ridurre il rischio legato alla Macchia nera in partenza, con una normativa adeguata e un severo monitoraggio di ciò che avviene nelle aree di importazione con presenza di Macchia nera, e al contempo mantenere alta l’attenzione ai punti di controllo del prodotto in arrivo, con più risorse e organizzazione. Chiediamo che le disposizioni in vigore per prevenire l’ingresso di prodotto contaminato da Paesi come Sudafrica e Argentina siano riviste perché non sufficienti a garantire un livello di sicurezza accettabile e che la Commissione intervenga con immediatezza laddove il numero di intercettazioni supera un certo limite soglia, bloccando le importazioni, senza dover attendere l’autosospensione da parte del paese interessato”.

Ancora Di Silvestro:

“Vogliamo rivolgere un appello anche agli operatori economici singoli o associati perché non puntino su un business veloce – prosegue Di Silvestro – ma scommettano sulle produzioni nostrane, valorizzando l’eccellenza. Con oltre 40 mila ettari dedicati alla coltivazione delle arance a polpa rossa, (l’oltre 85 % dell’intera produzione) con le varietà Tarocco, Moro e Sanguinello, il comparto rappresenta un’eccellenza al mondo tra i Paesi agrumetati”.

“La campagna agrumicola 2020 sta andando bene – ammette Di Silvestro – le produzioni in campo presentano una buona qualità e pezzatura, un buon grado zuccherino, nonostante il permanere di un periodo di prolungata siccità. Si stima che quest’anno i volumi cresceranno, a fronte dell’entrata in produzione dei nuovi impianti”.

“I produttori stanno affrontando l’aumento dei costi dovuti alle restrizioni richieste dalle norme anti-Coronavirus – ricorda il presidente Di Silvestro – che ricadono sulla gestione delle squadre di raccolta, sui mezzi a disposizione e sul reperimento dei raccoglitori. Anche nei centri di confezionamento si andranno a registrare costi maggiori dovuti alle interruzioni del lavoro per la sanificazione dei locali durante i vari cambi turno, oltre al ritardo sui programmi delle operazioni di confezionamento”.

“Noi facciamo la nostra parte – conclude il presidente della CIA della Sicilia orientale – e non ci tiriamo indietro, ma vorremmo che tutti gli attori della filiera da un lato, e i governi, nazionale e regionale, dall’altro, facessero lo stesso”.

Di Silvestro ci sta dicendo, in pratica, che fino ad oggi il costo della riconversione degli agrumeti della Sicilia orientale – con riferimento agli impianti di arance rosse – se li sono caricati gli agricoltori, che si stanno caricando anche i maggiori oneri dovuti all’emergenza Coronavirus.

Ci chiediamo e chiediamo: a cosa serve la Regione siciliana? A cosa serve l’assessorato regionale all’Agricoltura se non riesce nemmeno a sostenere l’Arancia rossa di Sicilia, ovvero una delle più importanti produzioni agricole ella nostra Isola? Serve forse – questo assessorato – a rafforzare Forza Italia di Gianfranco Miccichè che lo controlla?

Non va meglio per il PD e per il Movimento 5 Stelle. Il Governo nazionale di questi due partiti sostiene i produttori di mele e pere di Veneto ed Emilia Romagna e dimentica gli agricoltori siciliani.

Il PD lo conosciamo: è un partito anti meridionale e anti-siciliano. ma non sono certo migliori i grillini, che nel Marzo del 2018 hanno fatto il piano di vito e poi hanno abbandonato gli agricoltori della nostra Isola.

Lo volete capire o no, cari agricoltori siciliani, che fino a quando voterete Forza Italia, PD, Movimento 5 Stelle e, in generale, i partiti politici nazionali non vedrete mai la luce?

 

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