Il mistero del debito pubblico italiano: 2 mila e 600 miliardi a fine anno, ovvero 190 miliardi in più in un anno!

Il mistero del debito pubblico italiano: 2 mila e 600 miliardi a fine anno, ovvero 190 miliardi in più in un anno!
16 ottobre 2020

Noi ricordiamo che nel Giugno 2018, quando si insediò il Governo tra grillini e leghisti, gli fu impedito di nominare il Ministro dell’Economia e i soldi erano contati. Il Governo tra PD e grillini, in un anno, ha fatto crescere il debito pubblico italiano di 190 miliardi di euro. Dove sono finiti questi soldi? 

Qualcuno riuscirà a spiegare il mistero del debito pubblico italiano? E, soprattutto, dove sono finiti questi soldi, dal momento che l’Italia chiuderà il 2020 con un debito pubblico pari alla stratosferica cifra di 2 mila e 600 miliardi di euro?

I numeri, fino a prova contraria, non possono essere smentiti.

A fine 2018 il debito pubblico italiano era pari a poco meno 2.381 miliardi (134,8% del PIL). Ricordiamo tutti che quando si è insediato il Governo di grillini e leghisti l’Unione europea ha bloccato la nomina a Ministro dell’Economia di Paolo Savona (la dimostrazione che l’Italia è ormai un Paese a sovranità politica limitata) e ha operato una stretta sui conti italiani.

I risultati sono sono stati visibili: poiché al Governo giallo-verde è stato concesso uno sforamento contenuto, a fine 2019 il debito pubblico italiano era fermo a 2 mila 446 miliardi di euro.

La domanda è: com’è possibile che, in un anno, il debito pubblico è aumentato di quasi 190 miliardi di euro? E dove sono finiti questi soldi? 

Un dato politico è certo: le restrizioni che l’Unione europea aveva comminato al Governo giallo-verde sono scomparse quando al Governo è tornato il PD (in questo articolo noi escludiamo i grillini perché su tali tematiche sono assenti o ininfluenti).

Qualche giorno fa il Tesoro ha collocato sul mercato il nuovo BTp a 3 anni senza cedola e al rendimento del -0,14%.

“Siamo tutti felici dell’esito – scrive INVESTIRE OGGI – anche perché nel frattempo il BTp a 10 anni è sceso al suo nuovo minimo storico dello 0,655%. Senonché i mercati finanziari non hanno ripreso fiducia verso l’economia italiana e la capacità di Roma di rendere sostenibile il suo immenso debito pubblico. Semplicemente, la BCE li sta inondando di liquidità e si accingerebbe a potenziarla nei prossimi mesi, causa nuova emergenza Covid. Volete una prova? I rendimenti italiani restano i più alti in Eurolandia insieme a quelli della Grecia.

Da quello che si capisce dalla Nota di aggiornamento al DEF, “il debito pubblico italiano salirà a 2.731 miliardi nel 2021 (dai 2.600 miliardi di fine 2020; eravamo a 2.410 miliardi a fine 2019), lievitando a 2.837 miliardi nel 2022 e ancora a 2.903 miliardi nel 2023”.

Il quadro tracciato da INVESTIRE OGGI è impietoso:

“Quanto al PIL, previsto un recupero del 6% nel 2021, seguito dal +3,8% nel 2022 e dal +2,5% nel 2023. Rispetto al quadro tendenziale, cioè al netto della manovra, l’economia registrerebbe un +0,9% nel 2021, +0,8% nel 2022 e +0,7% nel 2023. Tra 3 anni, il rapporto debito/PIL si attesterebbe al 154%. Cosa si evince da questa sfilza di dati, che lasciano il tempo che trovano, se proprio vogliamo essere onesti? Che il governo Conte intende aumentare il debito pubblico di circa 300 miliardi in 3 anni, a fronte di un aumento cumulato della crescita di appena il 2,4%, pari allo 0,8% all’anno”.

Lo sappiamo: sono dati ‘tecnici’ e non tutti sono interessati a leggere questi ‘numeri’. Il problema non è tanto che un giorno dovremo restituire questi soldi, perché sarebbe impossibile per qualunque Paese restituire una somma simile. I problemi veri sono due.

Primo problema: il debito rende non libero un Paese (e infatti in Italia un Governo espressione di un Parlamento liberamente eletto non può più nominare il Ministro dell’Economia: la nomina è ormai di competenza Ue).

Secondo problema: ogni anno bisogna pagare gli interessi sul debito. Al 31 Dicembre 2018 l’Italia ha pagato di interessi sul debito 4 mila miliardi di euro. Questo avveniva quando il debito pubblico dell’Italia sforava di poco la soglia di 2 mila miliardi di euro. A fine anno avremo un debito pubblico di 2 mila e 600 miliardi di euro quanto pagheremo di interessi? E’ normale tenere l’Italia dentro un’Unione europea governata dalle regole dello strozzinaggio?

INVESTIRE OGGI scrive di “Boom del debito” e di “bassa crescita”.

“Implicitamente – leggiamo nell’articolo – il premier Giuseppe Conte e il suo ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, stanno segnalando di lasciare in eredità un debito ancora più gigantesco di quello che erediteranno con il Covid e senza che ciò stimolerà in misura significativa il pil. Alti costi a fronte di risultati scarsi. In economia, una simile condizione si definisce inefficiente e poco efficace. Concedeteci il dubbio, poi, sulle previsioni macro. Che l’Italia rimbalzi del 6% l’anno prossimo, di quasi il 4% tra due e del 2,5% tra tre ci appare uno scenario a dir poco ottimistico. Ricordiamoci che al termine del 2019 stavamo ancora sotto di circa 4 punti percentuali ai livelli di ricchezza prodotta nel lontano 2007, l’anno che precedette la grande crisi finanziaria globale”.

La pandemia di Coronavirus giustifica un ricorso così massiccio al debito pubblico? Non ci sembra proprio, se è vero che intere categorie ancora aspettano gli aiuti: aiuti che, peraltro, sono stati minimi.

Siamo allarmisti? La Banca d’Italia ha posto “l’accento sulla non sostenibilità di un debito che sosti al 150% del PIL, perché in assenza di proroga degli stimoli monetari i costi per servirlo aumenterebbero a un punto tale da squilibrare i conti pubblici strutturalmente. Abbiamo bisogno di crescere, cioè di riforme che guardino ai prossimi 20-30 anni, non ai sondaggi del lunedì di Enrico Mentana. E di riforme non si ha traccia, né di sostegno agli investimenti pubblici, di cui tutti i partiti si riempiono la bocca. Come ha denunciato l’ex ministro ed economista Mario Baldassari, essi cresceranno di soli 3 miliardi nel 2021 e di 5 nel 2022”.

L’Italia è sull’orlo di un baratro finanziario. Ma siccome in Italia la cultura è ‘umanistica’ e l’economia è di chi si occupa della ‘volgarità’ dei numeri, procediamo verso l’ignoto…

Intanto metà degli asset italiani sono nelle mani straniere. I tedeschi si sono presi il porto di Trieste, i cinesi ci forniranno all’Italia il 5G e, magari, si prenderanno il porto di Taranto (dicono che nel Mare piccolo di Taranto i cinesi vorrebbero realizzare il più grande e moderno allevamento di frutti di mare del mondo: vuoi vedere che saranno i cinesi a liberare Taranto dall’acciaieria ex ILVA?). Non si sa chi si prenderà i porti di Augusta e di Palermo.

In una celebre in intervista Indro Montanelli disse:

“L’Italia non ha un domani, gli italiani sì, sarà un domani brillantissimo… in un calderone multinazionali… insuperabili e imbattibili nei mestieri servili…”.

 

QUI L’ARTICOLO DI INVESTIRE OGGI

Foto tratta da Finanza.com

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