Ma i grillini siciliani la conoscono la storia della miniera di Pasquasia?/ SERALE

Ma i grillini siciliani la conoscono la storia della miniera di Pasquasia?/ SERALE
29 settembre 2020

Noi non ci arrendiamo mai e continuiamo le battaglie in difesa della Sicilia. Però, certe volte, nemmeno una celebre canzone di Edoardo Bennato – Non farti cadere le braccia – riesce a tirarci su… Come si fa a parlare della miniera di Pasquasia senza parlare dei sali potassici della Sicilia, ovvero di una grande ricchezza che non possiamo utilizzare perché ce lo impediscono?   

I grillini siciliani la conoscono la storia della miniera di Pasquasia, in provincia di Enna? Sanno cosa ha rappresentato e cosa rappresenta per la nostra Isola? Sono al corrente che esiste una questione mineraria ancora in piedi? A leggere un comunicato di qualche giorno fa della candidata sindaco del Movimento 5 Stelle a Enna, Cinzia Amato, del vice presidente del Parlamento Europeo, Fabio Massimo Castaldo, e del senatore Fabrizio Trentacoste sul “futuro di Pasquasia” qualche dubbio ci assale.

Leggiamo e commentiamo insieme questo comunicato:

“Ottime notizie da Pasquasia: la Procura ha da poco dissequestrato il sito minerario. Venuto meno questo ostacolo, non ci sono più scuse: adesso, la Regione siciliana deve provvedere al completamento delle bonifiche e alla definitiva riqualificazione”.

“Grazie all’enorme quantità di acciaio presente e di altri materiali riciclabili, – spiegano i Cinquestelle – c’è la possibilità di ridurre fortemente i costi per la riqualificazione dell’area. Occorre, dunque, che la Regione predisponga un bando che preveda lo smaltimento dei metalli e degli altri materiali presenti nell’area: enormi quantità di acciaio, ma anche rame e alluminio, che potrebbero essere recuperati per la messa in sicurezza e la bonifica del sito. Al riguardo, con il Movimento 5 Stelle, assicuriamo sin da ora la massima collaborazione per trasformare la miniera da un’area di degrado che ha segnato la sconfitta delle Istituzioni nel nostro territorio, a un’area di eccellenza nell’ottica dell’economia circolare che fa del recupero delle materie prime e seconde uno dei suoi pilastri. Peraltro, si tratta di uno dei siti individuati per la bonifica di grandi aree inquinate in Sicilia, con uno stanziamento di 20 milioni di euro”.

“Da anni, con il Movimento 5 Stelle – conclude il comunicato – siamo impegnati nel proporre una seria riconversione dell’intera area, secondo le tendenze e le sensibilità attuali, avendo in mente obiettivi chiari: Pasquasia, da problema, deve diventare una risorsa! Al suo interno, potrebbe nascere un parco scientifico e tecnologico per le energie alternative e rinnovabili, grazie alla collaborazione e al coinvolgimento delle Università di Enna e di Palermo e ai fondi europei messi a disposizione della ricerca. Un progetto che possa portare nuovo sviluppo e nuove prospettive per Pasquasia e per l’intero territorio. Apriamo un nuovo capitolo della storia della Sicilia centrale”.

Quindi una miniera di sali potassici tra le più importanti d’Europa dovrebbe diventare “un parco scientifico e tecnologico per le energie alternative e rinnovabili”. E dei sali potassici che ci sono a Pasquasia e, in generale, nel sottosuolo di Enna e di Agrigento che ne facciamo?

Ricordiamo che, sino alla fine degli anni ’80 del secolo passato la miniera di Pasquasia era attiva: si estraeva tanta kainite, un minerale ricco di cloruro di potassio e di solfato di magnesio. Per la cronaca, dalla kainite estratta da Pasquasia si sarebbero dovuti produrre fertilizzanti potassici nell’area industriale di Siracusa.

Ma alla fine degli anni ’80 arrivo un diktat: la Sicilia non avrebbe più dovuto estrarre sali potassici. Non solo venne chiusa la miniera di Pasquasia, ma si interruppe bruscamente il programma che prevedeva l’apertura di altre miniera di sali potassici in provincia di Enna e in provincia di Siracusa.

Non ci fu nemmeno il tempo di riflettere su questo stop, perché di lì a poco sarebbe esplosa Tangentopoli.

Per dieci anni su Pasquasia e sui sali potassici custoditi nel sottosuolo siciliano non si parla più. A parte le notizie di inquinamento della miniera e delle inchieste della Magistratura.

L’argomento torna in auge alla fine degli anni ’90 con un intervento, in una seduta del Parlamento siciliano, del deputato di Alleanza nazionale, Guido Virzì. A Sala d’Ercole – questo è agli atti e ci sono anche gli articoli scritti in quei giorni – Virzì accusa una società austriaca di bloccare il rilancio dell’estrazione di sali potassici della Sicilia.

Le voci di interessi tedeschi sulle miniere di sali potassici della Sicilia giravano già negli anni successivi a Tangentopoli. Per la prima volta, come già ricordato, alla fine degli anni ’90, in un’aula parlamentare, la storia viene raccontata per filo e per segno.

Chi scrive, già allora, segnalava gli interessi de tedeschi in Sicilia. Nei primi anni del 2000 ci prendevano in giro. Erano gli anni in cui si cominciavano a restaurare alcune parti di Palazzo Reale, sembra con la ‘benedizione’ della Germania.

Ricordiamo che un parlamentare un giorno ci disse:

“Quindi secondo lei i tedeschi si vogliono riprendere il Palazzo che fu di Federico II?”.

la sua era ironia. La nostra risposta fu una mezza iperbole:

“Secondo noi, oltre al palazzo Reale, si vogliono prendere tutta la Sicilia. E lo faranno cominciando ad acquistare ‘pezzi’ della nostra Isola qua e là, e provando a controllare l’economia”.

Anni dopo venne fuori la notizia che i tedeschi avevano rilevato i Pantani della Sicilia Sud Orientale. Era il 2016 e I Nuovi Vespri era da poco in rete.

Qualche mese prima abbiamo dato la notizia che il gruppo austriaco ADLER avrebbe realizzato un Resort di lusso alle porte della Riserva naturale di Torre Salsa, in provincia di Agrigento (per altro con il sì degli ambientalisti siciliani: quelli che ‘controllano’ l’operato della Regione siciliana gestendo un bel po’ di Riserve naturali con i soldi della stessa Regione!).

Il parlamentare – ormai ex parlamentare – mi incontrò qualche mese dopo e ammise:

“Ma lo sa che forse lei non è proprio un visionario?”.

Insomma: sulle miniere di sali potassici non ci siamo sbagliati, sui Pantani della Sicilia Orientale non conoscevamo tutta la storia, ma era nell’aria che i tedeschi avrebbero acchiappato qualcosa nella parte orientale dell’Isola. Su Torre Salsa qualcosa l’avevamo intuito, perché l’aria tedesca si respirava già alla fine degli anni ’80.

Volendo, qualcosa sull’economia l’abbiamo indovinata, se è vero che oggi il gruppo tedesco Lidl conta oltre 50 Centri commerciali in Sicilia: e ne sta aprendo di altri mentre altri marchi chiudono!

Dopo di che arrivano i grillini e ci dicono che voglio valorizzare la miniera di Pasquasia con la realizzazione di “un parco scientifico e tecnologico per le energie alternative e rinnovabili”…

P.s.

A, dimenticavamo: ci sarebbero anche le Terme di Sciacca. Ovviamente noi siamo visionari…

Foto tratta da La Gazzetta Nissena

 

 

 

 

 

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