Il sequestro di pescherecci e pescatori mazaresi: l’Italia di fronte allo scambio di prigionieri chiesto da Haftar /SERALE

Il sequestro di pescherecci e pescatori mazaresi: l’Italia di fronte allo scambio di prigionieri chiesto da Haftar /SERALE
14 settembre 2020

Ci piacerebbe tanto sbagliarci, ma la situazione non è messa bene e non vediamo, in Italia, un’attività diplomatica di grande respiro in grado di affrontare la delicata questione in una Libia dove, lo ricordiamo, è in corso una guerra civile. La dichiarazione – forse dai toni un po’ troppo accesi – dell’europarlamentare grillino Ignazio Corrao che chiede l’intervento della Ue e del Ministero della Difesa 

E’ destino che tutte le cose complicate debbano accadere in Sicilia. Incendi, alluvioni, migranti a tempesta, il caso di Viviana Parisi e del piccolo Gioele (del quale si sa poco o nulla), le scuole che riaprono tra mille problemi, il Coronavirus mai così insidioso come in questi giorni e, adesso, il sequestro di due pescherecci di Mazara del Vallo con la bizzarra richiesta di uno scambio di prigionieri!

Forse, tra tutte le cose che stanno succedendo, il sequestro dei due pescherecci è la storia più strana. Che comincia – e non sembra affatto un caso – in concomitanza con la visita del Ministro degli esteri italiano, Luigi Di Maio, in Libia: parallellismo che noi abbiamo segnalato subito:

I due pescherecci di Mazara sequestrati: che ha combinato il Ministro Luigi Di Maio in Libia?

A distanza di quasi due settimane la situazione si complica. Anche perché l’attuale Governo italiano, almeno fino ad ora, non ha dato una grande prova di capacità diplomatica. Forse, non solo in questa vicenda, ma in tutta l’attività dell’attuale Governo, c’è stata una sottovalutazione del ruolo della politica estera: settore delicatissimo, che non può essere giocato sul tavolo del mero equilibrio tra i partiti.

In questo momento la situazione è drammatica. Le famiglie dei pescatori sono in ansia, anche perché non riescono a comunicare con i propri parenti.

“Se entro qualche giorno non si troverà una soluzione ci recheremo a Roma con le famiglie dei pescatori per far sentire ancor di più la nostra voce al Governo Italiano”, hanno fatto sapere Leonardo Gancitano e Marco Marrone, i due armatori di Mazara del Vallo proprietari dei pescherecci Antartide e Medinea sequestrati dalle autorità libiche lo scorso 1 Settembre mentre esercitavano l’attività di pesca a circa 35 miglia a nord di Bengasi.

Questa è una stranezza: i pescherecci di Mazara del Vallo non vanno a pescare il gambero rosso da quelle parti senza avere non diciamo la certezza, ma almeno una certa serenità: è evidente che non si aspettavano di finire prigionieri in Libia.

Tra i fermati e portati in Libia ci sono anche Giacomo Giacalone e Bernardo Salvo: sono il comandante e il primo ufficiale di altri due pescherecci – Anna Madre e Natalino – che sono riusciti a sfuggire alla cattura. In totale, i pescatori presi dai libici sono diciotto e, tra questi, ci sono anche alcuni tunisini (ormai da anni negli equipaggi dei pescherecci di Mazara del Vallo lavora anche personale del Nord Africa).

A quanto pare l’ordine di bloccare i pescatori di Mazara del Vallo è partito dal generale Khalifa Haftar. Si tratta del leader di una delle fazioni che si contendono la Libia. Haftar avrebbe dato ordine di non rilasciare i pescatori italiani fino a quando quattro calciatori libici arrestati, processati e condannati in Italia non saranno liberati.

Il problema è che questi quattro calciatori libici ( Joma Tarek Laamami, di 24 anni, Abdelkarim Al Hamad di 23 anni, Mohannad Jarkess, di 25 anni, Abd Arahman Abd Al Monsiff di 23 anni) sono stati condannati a 30 anni di reclusione per traffico di migranti. E se le famiglie dei pescatori di Mazara del vallo sono in apprensione per i propri cari, i familiari dei quattro libici chiedono da tempo la libertà dei propri congiunti, sostenendo  sostenendo, come già accennato, che non sono trafficanti di migranti, ma calciatori.

Da qui la richiesta di scambio: i calciatori in cambio dei pescatori!

In Italia, la Giustizia ha dato una ‘lettura’ un po’ diversa dei quattro calciatori. Sono stari arrestati in Sicilia nel 2015 e, come già ricordato, sono stati condannati dalla Corte d’assise di Catania con l’accusa di avere fatto parte del gruppo di scafisti responsabili della cosiddetta “Strage di Ferragosto” in cui morirono 49 migranti. Sentenza confermata dalla Corte d’appello.

La storia è piuttosto tormentata. I migranti che viaggiavano con loro, la notte della “Strage”, hanno detto che i quattro libici condannati dalla Giustizia italiana avrebbero bloccato altri migranti nella stiva con “calci, bastonate e cinghiate”. Versione contestata dai quattro libici, che sostengono di essersi imbarcati anche loro per fuggire dalla Libia. I trafficanti gli avevano fatto uno sconto sul viaggio a patto che si occupassero di pilotare le barche.

Sull’ANSA leggiamo una dichiarazione del sindaco di Mazara del Vallo, Salvatore Quinci:

“Non ho alcuna conferma ufficiale di una richiesta di scambio dei marittimi con i 4 calciatori libici arrestati in Sicilia e condannati a 30 anni di carcere per traffico di migranti. Spero che la trattativa per giungere al rilascio dei 18 fermati prosegua seguendo altri canali ufficiali. So per certo che in questo momento la Farnesina sta lavorando in tal senso“.

“Ma lancio un appello – aggiunge il sindaco di Mazara – affinché intanto si possa riuscire ad ottenere quantomeno di stabilire un contatto telefonico tra le famiglie e i marinai. Questo servirebbe ad allentare un po’ lo sconforto che serpeggia molto forte e avrebbe un grande valore psicologico al di sopra di quanto possa essere immaginabile. La situazione attuale in Libia non ci aiuta. Non sono preoccupato per l’incolumità degli equipaggi ma ma temo che la vicenda se andrà per le lunghe sia più complessa da risolvere rispetto a casi simili accaduti in passato. Chiedo per questo di aumentare l’impegno profuso dal Governo”.

Dal Movimento 5 Stelle – e precisamente dall’europarlamentare eletto in Sicilia, Ignazio Corrao, arriva una dichiarazione che non è proprio distensiva e, forse, nemmeno troppo diplomatica:

“Da Haftar stiamo subendo un atto criminale e un ricatto disgustoso. Quelli che Haftar definisce ‘4 prigionieri’ dell’Italia e che il generale della Cirenaica considera 4 innocenti calciatori, sono in realtà 4 assassini spietati, che hanno lasciato morire 49 persone all’interno di un’imbarcazione la cui posizione è al vaglio della magistratura. La Commissione Europea intervenga urgentemente per salvare i pescatori siciliani. Il Ministero della Difesa del nostro Paese disponga il dispiegamento di navi militari nel Mediterraneo per proteggere i nostri pescatori”.

“La Commissione Europea – aggiunge Corrao – intervenga immediatamente, con urgenza e con tutte le sue forze a disposizione per liberare i nostri pescatori e presidiare una volta per tutte quello che è diventato uno dei posti più pericolosi del Mediterraneo per chi lavora duramente nel settore della pesca. L’Europa non scarichi per l’ennesima volta il barile sull’Italia e si prenda le sue responsabilità per tutelare i pescatori europei e per esercitare le sue funzioni di politica estera. Nel frattempo però rivolgo un appello accorato anche al Ministro Guerini (Lorenzo Guerini, Ministro della Difesa ndr) che, da rappresentante del nostro Paese, non può e non deve lasciare soli nostri pescatori e deve tutelarne la salute e l’incolumità”.

Se il clima politico è questo la situazione è messa veramente male.

P.s.

Abbiamo stima dell’onorevole Ignazio Corrao. Però, a nostro modesto avviso, alzando i toni verso un Paese – la Libia – dove è in corso una guerra civile – si rischia di non ottenere grandi risultati. Forse occorrerebbe un po’ più di diplomazia nel senso alto del termine. 

Foto tratta da Nena News

 

 

 

 

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