Elezioni regionali? Troppo rischiose per PD e M5S con i migranti. Palermo affonderà con Orlando

Elezioni regionali? Troppo rischiose per PD e M5S con i migranti. Palermo affonderà con Orlando
21 agosto 2020

Ormai da giorni ‘radio tam tam’ racconta di un rinvio delle elezioni regionali previste a Settembre con la scusa dell’aumento dei contagi da Coronavirus. Previsione esatta, perché a Settembre, in piena ‘invasione’ dei migranti, il centrosinistra rischia il ‘cappotto’. A Palermo Leoluca Orlando ‘condannato’ a restare per altri due anni  

Elezioni regionali a Settembre? Abbiamo qualche dubbio. L’invasione dei migranti a Lampedusa con gli stessi migranti dirottati in mezza Italia continuerà fino a Novembre, quando terminerà la lunga e calda estate siciliana. Votare a Settembre con i migranti che vanno e vengono sarebbe un suicidio per PD e Movimento 5 Stelle, con il rischio di un ‘cappotto’ dietro l’angolo (leggere vittoria del centrodestra in tutt’e sei le Regioni dove si dovrebbe votare).

Il disastro si profilerebbe soprattutto per i grillini, che oltre a pagare per il tradimento di quasi tutti gli impegni assunti con gli elettori, oltre a pagare per l’alleanza con il PD, pagherebbero anche per la stanchezza degli italiani verso i migranti. Non esageriamo se azzardiamo una previsione: con il voto a Settembre, tra uno sbarco e l’altro, Luigi Di Maio e compagni rischiano di scendere sotto il 5%.

Non è così, invece, per il PD, partito di ‘sane clientele’, che oltre a controllare il Governo controlla quasi tutto il sottogoverno. Fino a quando non si creerà una vera sinistra, il PD il 18-20% lo raggranellerà sempre, con una parte di elettori che voterà tale partito più per disperazione che per convinzione.

E i grillini? Beppe Grillo li ha messi in gabbia. Certo, qualcuno, dentro il Movimento 5 Stelle, si rifiuta accomodarsi nella ‘tonnara del PD’: ma sono resistenze soggettive, sicuramente eroiche: ma alla fine soccomberanno: si ritireranno in buon ordine se Grillo incasserà dal PD la ricandidatura a sindaca di Roma di Virginia Raggi, con lo stesso PD costretto a votarla (almeno sulla carta).

Da Roma a Palermo. Città diverse, situazioni diverse ma esito con molta probabilità uguale a distanza di due anni. Insomma: probabile sconfitta per il centrosinistra a Roma e probabile sconfitta per il centrosinistra a Palermo.

Già, il capoluogo della Sicilia. Con i cittadini stanchi di vivere in una città allo sbando. E dove si profila una mozione di sfiducia al primo cittadino che ha lo scopo non di mandare a casa il sindaco Leoluca Orlando, ma di compattare attorno a un’esperienza politica e amministrativa fallimentare il centrosinistra.

All’interno della stessa maggioranza che sostiene Orlando ci sono forze politiche che hanno cominciato a prendere le distanze dal sindaco. La mozione di sfiducia punta a ‘schiacciare’ i partiti di sinistra su sindaco, facendogli perdere altri voti. Messi alle strette, il PD e i ‘compagni’ di Sinistra Comune saranno costretti a sostenere il sindaco.

Insomma, Palermo e Orlando sono condannati a sopportarsi per altri due anni. Non che il primo cittadino non vorrebbe cambiare aria, ma un’alternativa, per il sindaco, non c’è. E sa benissimo che non ha nemmeno un futuro. Andrà avanti per altri due anni verso la fine. E si trascinerà dietro tutto il centrosinistra, compresi i grillini che, nel capoluogo siciliano, fingono di non sapere che l’ordine dei ‘capi’ del loro Movimento è quello non di allearsi, ma di scomparire dentro il PD.

Ribadiamo: non sappiamo se si voterà a Settembre. Ma sappiamo che, per cercare di parare la ‘botta’, il PD deve presentarsi insieme con il Movimento 5 Stelle in tutt’e sei le Regioni dove si voterà. Questa, più che una mossa meditata, è una mossa disperata. I grillini già sono in grande affanno per aver tradito, come già ricordato, quasi tutti gli impegni assunti con gli elettori. E più si avvicinano al PD, più perdono consensi.

Il Movimento 5 Stelle, infatti, non è un soggetto politico strutturato: è un soggetto politico che ha fatto fortuna con il voto d’opinione. Ma tradendo gli impegni assunti con il popolo, si sa, il voto d’opinione evapora. E la vicinanza al PD accentua il distacco degli elettori dal Movimento 5 Stelle.

Questo lo sanno anche i dirigenti del PD, che, però, ormai con l’acqua alla gola, s’illudono che, in alleanza con il Movimento 5 Stelle, bloccheranno l’avanzata del centrodestra.

L’analisi politica del PD è sbagliata. Perché non c’è da frenare l’avanzata del centrodestra, ma la perdita di credibilità politica – e quindi la perdita di consensi – dello stesso centrosinistra.

La paura del PD di perdere le elezioni regionali (per ora, nelle sei Regioni dove si andrà al voto, il centrosinistra ne controlla quattro, il centrodestra due) sta provocando, di fatto, la scomparsa del Movimento 5 Stelle. Perché? Semplice: come abbiamo scritto nell’Estate dello scorso anno, con molta probabilità, già allora Beppe Grillo aveva ‘chiuso’ l’accordo con il PD. Alcuni esponenti grillini hanno cercato di bloccare quella che, alla fine, non è altro che una confluenza dei grillini dentro il Partito Democratico: ma non ci sono riusciti.

Grillo ha vinto su tutta la linea e ha zittito anche Alessandro Di Battista. In questi giorni i ‘capi’ del PD sono tornati, in modo sempre più stringente, a sollecitare l’accordo in tutt’e sei le Regioni con i grillini. Che poi non è un accordo, ma un’imposizione del PD: i grillini dovrebbero appoggiare i candidati presidenti del centrosinistra e, possibilmente, scomparire.

Quello che sta avvenendo è paradossale: fatti quattro conti, i grillini, che in Parlamento hanno quasi il doppio dei parlamentari del PD, sui sei Regioni dovrebbero esprimere almeno 4 candidati presidenti: invece, a quanto sembrerebbe di capire, dovrebbero sostenere sei candidati del centrosinistra su sei…

Per un Movimento che è nato in contrapposizione con la vecchia politica e che ha raccolto consensi – soprattutto tra i ceti popolari – proprio per essersi schierato contro la vecchia politica, invitare i propri elettori a sostenere i candidati presidenti della vecchia politica, PD in testa, equivale a invitare i propri elettori a non votarli più!

La parte ‘sociologicamente’ più interessante del ‘matrimonio senza amore’ tra PD e Movimento 5 Stelle sta nelle parole del segretario dello stesso PD, Nicola Zingaretti, che non ne vuole sapere di appoggiare a Roma la ricandidatura a sindaca di Virginia Raggi, ma vuole che i grillini, nelle sei Regioni dove si vota, appoggino i candidati targati PD.

Come finirà? Non lo sappiamo se i grillini si accoderanno al PD, o se si libereranno dalla tirannide di Grillo. Quello che sappiamo è che PD e Movimento 5 Stelle, comunque andranno le cose, perderanno le elezioni: perderanno si voterà a Settembre e perderanno anche se le elezioni verranno rinviate tra urla e proteste di piazza.

Perché ne siamo così sicuri? Perché il malessere, in Italia, cresce di giorno in giorno. E viene moltiplicato dagli sbarchi di migranti. Le proteste, in queste ore, degli esponenti delle forze dell’ordine – uomini in divisa mandati a fronteggiare l’arrivo e le fughe di migranti con il pericolo del contagio – sono la spia di un malessere sociale in crescita.

Se, negli anni del Governo Renzi, per giustificare i migranti (e gli affari che ci stanno dietro allora come oggi), c’era la retorica di “uomini donne e bambini che scappavano dalle guerre e dalla fame” (cosa che, già allora, era vera in minima parte), oggi questa retorica è stata ‘sgamata’: quelli che arrivano in Italia sono quasi tutti migranti economici che alimentano un enorme giro di affari sia nei Paesi da dove arrivano, sia in Italia.

Particolare non certo secondario: il giro di affari in Italia lo pagano i cittadini con le tasse…

 

 

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