E se dietro i continui incendi in Sicilia ci fosse una strategia terroristica?

E se dietro i continui incendi in Sicilia ci fosse una strategia terroristica?
3 agosto 2020

Di questo parlò tre anni fa Silvano Riggio, docente di Ecologia all’università di Palermo. Le sue parole sono ancora molto attuali. I piromani, il caldo e una certa disattenzione non giustificano i continui incendi che funestano il verde della nostra Isola nelle giornate di caldo. E’ come se dietro questo inferno ci fosse una sapente regia…

No, il caldo, i piromani e una certa leggerezza nella gestione del verde in Sicilia non spiega quello che è successo in Sicilia dalla prima sciroccata del maggio scorso ad oggi. Non è possibile che, quando esplodono le giornate di caldi, puntuali come equazioni chimiche, arrivano gli incendi.

Incendi quasi simultanei a San Giuseppe Jato, a San Cipirello, sulla strada statale Palermo Sciacca. Fuoco sulle Madonie, tra Petralia e Castellana Sicula dove sono stati registrati i casi più critici. Fuoco a Chiusa Sclafani, a Giuliana, a Partinico, a Bagheria a Trappeto.

E se dietro questo inferno di fuoco ci fosse una regia? Riproponiamo la spiegazione che, tre anni fa, ha dato Silvano Riggio, docente di ecologia all’Università di Palermo. Anche tre anni fa il fuoco si è ‘mangiato’ centinaia di ettari di verde della nostra Isola.

“Gli incendi che stanno devastando la Sicilia? Un’idea l’ho maturata. Questi che appiccano il fuoco in tanti punti dell’Isola, credo che siano più di cento i roghi contati fino ad oggi, non sono semplici piromani. Questo è terrorismo. Sì, siamo davanti ad atti terroristici sapientemente organizzati”.

“Indubbiamente l’assenza di attività di prevenzione degli incendi, in questa storia, ha avuto un ruolo importante. Chi ha organizzato questi atti terroristici contro l’ambiente siciliano ne ha approfittato”.

“E’ impressionante la sequenza degli incendi, che si snodano da un capo all’altro dell’Isola. Ripeto, dietro questi fatti c’è una sapiente regia. Qualcuno ha approfittato del momento per scatenare l’inferno: le aree verdi senza le attività di prevenzione effettuate, il grande caldo, in qualche caso anche il vento. Troppe coincidenze”.

“L’autocombustione esiste in natura. Ma ci vogliono le piogge e i terreni bagnati. I funghi e i batteri, provocando le fermentazioni, fanno in modo che la temperatura nel terreno si alzi. Poi arriva un fulmine ed esplode l’incendio. L’autocombustione, in natura, è un fatto positivo perché rinnova le foreste. Evita che si distruggano per sempre. Ma questo, lo ribadisco, non è il caso della Sicilia. Da noi siamo davanti a una strategia criminale di stampo terroristico”.

Chi ha interesse a distruggere il verde della Sicilia? 

“E’ qualcuno che odia tutto ciò che è stato fatto per l’ambiente – dice sempre Riggio -: penso all’istituzione dei Parchi e delle Riserve naturali. Sono frange che rifiutano la cultura ecologista”.

Speculatori?

“Anche, ma non solo. Dietro questi fatti incresciosi c’è la sottocultura del vandalismo. Un po’ quello che è avvenuto nel quartiere ZEN di Palermo con la statua di Giovanni Falcone. Nel caso dell’ambiente, se la prendono con chi non si può difendere: gli alberi”.

Che effetti avranno questi incendi sull’ambiente siciliano?

“Terribili. Effetti terribili. La Sicilia, oggi, ha urgente bisogno di verde, non di incendi. E chi ha appiccato il fuoco in tutta l’Isola queste cose le sa: sa di aver moltiplicato i problemi già gravi della nostra Isola”.

Ovvero?

“Da anni la Sicilia è entrata nel cosiddetto anticiclone sahariano. Detto in parole più semplici, è come se la nostra Isola fosse stata inglobata nel deserto del Sahara. Il clima della Sicilia è cambiato. Queste cose gli studiosi lo sanno: in Sicilia avanza la desertificazione. Le piogge sono rare e si concentrano in due, tre settimane. E sono, spesso, piogge torrenziali, che provocano allagamenti, se non inondazioni. La Sicilia non ha mai avuto alluvioni. Negli ultimi anni le alluvioni cominciano a comparire”.

Le poche piogge nel corso dell’anno a carattere torrenziale sono un segnale negativo. 

“Esattamente. Quando le piogge si concentrano in ristretti periodi dell’anno e presentano carattere torrenziale vuol dire che iniziano a sorgere problemi”.

Secondo lei chi ha organizzato in modo “sapiente” gli incendi è al corrente di tutto questo?

“Sì. Questo è un progetto criminale preparato. Che avrà effetti devastanti sulla Sicilia, perché accentuerà la desertificazione del nostro territorio. L’ho detto e lo ripeto: questa è una strategia terroristica che ha utilizzato, in modo direi quasi scientifico, l’abbandono registrato quest’anno delle aree verdi”.

Quindi chi ha appiccato tutti questi incendi era al corrente che, quest’anno, le attività di prevenzione degli incendi non erano state effettuate.

“Certamente”.

Ricorda, nel passato, eventi simili?

“Simili, ma mai una sequenza di incendi come quella registrata quest’anno. Ricordo l’incendio della Riserva dello Zingaro. Ricordo, credo nel 2003, l’incendio nei boschi di Tortorici. Gli incendi ad Erice e ancora sui Nebrodi. Ma fatti come quelli accaduti in questi giorni, lo ribadisco, non ne ricordo”.

C’è qualche particolare che l’ha colpita?

“Gli incendi, negli ultimi anni, non sono mancati. Ecco, ci sono aree della Sicilia dove non si registrano mai incendi. Sarebbe interessante capire il perché”.

Foto tratta da Radio Antenna Bisacquino

 

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