SERALE/ Speculazione al ribasso sul grano duro siciliano: 26,5 euro al quintale invece che 35 euro!

SERALE/ Speculazione al ribasso sul grano duro siciliano: 26,5 euro al quintale invece che 35 euro!
8 luglio 2020

Considerato che in tante aree del mondo la produzione si è ridotta e considerata l’alta qualità del grano duro di quest’anno, il prezzo non dovrebbe essere inferiore a 35 euro al quintale. Invece c’è il dubbio che un ‘cartello’ avrebbe bloccato il prezzo a 26,5 euro (IVA compresa). La politica asservita ai grandi gruppi del settore. Il nullismo del Governo regionale siciliano 

Qualche giorno fa abbiamo lanciato l’allarme su una possibile speculazione al ribasso sul prezzo del grano duro della Sicilia. Oggi abbiamo la conferma che ci sono troppe cose che non vanno, se è vero che il prezzo del grano duro, nella nostra Isola, in un momento in cui, in tante aree del mondo, si registra una riduzione della produzione, si è attestato intorno a 26,5 euro al quintale, quando, per quantità e qualità, non dovrebbe essere venduto  meno di 35 euro al quintale.

Non solo. In Puglia il presso sfiora i 33 euro al quintale. E non ci sembra difficile ipotizzare – vista la differenza di prezzo – che una parte del grano duro siciliano sia finita in Puglia, dove si registra un calo della produzione di circa il 30%.

“Tra l’altro – ci fa notare Carmelo Allegra, presidente dell’Agia (Associazione giovani in agricoltira), organizzazione che fa capo alla CIA siciliana (Confederazione Agricoltori Italiani) – il prezzo di 26 euro quintale del grano duro siciliano è compreso di IVA”. Quindi è un prezzo più basso di 26,5 euro.

Perché succede tutto questo? “Il mio dubbio – aggiunge Carmelo Allegra – è che ci possa essere un ‘cartello’. Se coloro i quali acquistano il grano duro della Sicilia si mettono d’accordo e fissano un prezzo, ebbene, noi agricoltori non abbiamo molti mezzi per difenderci”.

In realtà, qualcosa si potrebbe fare: ma questo ‘qualcosa’ presuppone la presenza di una politica italiana e, in particolare, di una politica nel Sud attenta ai problemi dell’agricoltura. Ma questa politica attenta non c’è. Se passiamo in rassegna la vecchia politica di centrosinistra e di centrodestra, più i grillini, ci accorgiamo che nessuna di queste forze politiche, nel Mezzogiorno d’Italia, tutela gli agricoltori.

Il Movimento 5 Stelle, nella passata legislatura – e precisamente nel 2016 – ha contribuito in modo determinante a far approvare la legge per istituire la CUN, la Commissione Unica Nazionale per il grano duro, che dovrebbe vigilare sul volume degli scambi e, quindi, sui prezzi.

La CUN per il grano duro ridurrebbe il potere dei commercianti di grano e delle grandi aziende che producono la pasta: quanto basta per bloccare la legge sulla CUN, che rimane lettera morta. Eh sì, una volta arrivati al Governo dell’Italia i grillini si sono comportati come gli esponenti di centrodestra e di centrosinistra.

Se chiedete notizie agli stessi grillini vi rispondono che loro non gestiscono il Ministero delle Politiche agricole. E in effetti è vero: nel Governo con i leghisti tale Ministero è stato nelle mani della Lega (Gian Marco Centinaio); nel Governo con il PD il Ministero è finito alla renziana Teresa Bellanova.

Questo, però, non ‘assolve’ i grillini, che fanno sempre parte del Governo e sulla CUN potrebbero fare ‘bordello’: ma non lo fanno.

Poi c’è il nullismo dell’attuale Governo regionale siciliano di chiacchieroni. Questi signori – dal presidente Nello Musumeci all’assessore all’Agricoltura Edy Bandiera – parlano di controlli sul grano estero che arriva con le navi (nessuno ha mai visto i risultati delle analisi) e si pavoneggiano dicendo che stanno utilizzando bene i fondi europei del Piano di Sviluppo Rurale (PSR) e bla bla bla.

Ora, a parte i fondi del PSR che vanno direttamente agli agricoltori, gli altri fondi europei destinati agli agricoltori o vanno agli ‘amici’, o finiscono chissà dove.

Per non parlare dei fondi europei destinati ai celebrati ‘giovani agricoltori’ sui quali sarebbe bene fare chiarezza una volta per tutte. 

Il risultato di questa sceneggiata è che in Sicilia non esistono silos a temperatura controllata (crio-refrigerazione). Con i fondi europei la Regione siciliana potrebbe finanziare i suddetti silos a temperatura controllata; questo consentirebbe agli agricoltori della nostra Isola, in presenza dei soliti ‘cartelli’ commerciali, di conservare il grano senza ricorrere ai prodotti chimici.

Una soluzione che taglierebbe le gambe a chi specula sul prezzo del grano duro in Sicilia imponendo prezzi bassi. Infatti, senza la possibilità di conservare il grano (che potrebbe essere conservato con metodi tradizionali, che però ne peggiorerebbero le caratteristiche, visto che si dovrebbe ricorrere alla ‘chimica’, sostenendo comunque dei costi), gli agricoltori siciliani, a un certo punto, presi per la gola, vendono il proprio grano a qualunque prezzo!

“Ed è veramente un peccato – ci dice sempre Carmelo Allegra – perché quest’anno la produzione di grano duro, almeno in certe aree della Sicilia, è di qualità eccezionale. Non capita quasi mai di avere insieme ottimi risultati sia con la percentuale di proteine, sia per il peso specifico. L’attuale annata è magica. Ma il prezzo è deprimente”.

Già, 26,5 euro al quintale comprensivo di IVA, quando, per la qualità, proprio quest’anno, non dovrebbe essere venduto a meno di 35 euro al quintale: che è 5 euro in meno del prezzo del Desert Durum, il grano duro americano, di qualità uguale (quest’anno forse un po’ inferiore) al grano duro siciliano.

Invece grazie a una politica imbelle, asservita gli interessi dei potenti del settore (chissà perché…), il prezzo del grano duro siciliano è quello che è. Anche a Foggia, dove il prezzo è a 33 euro, non hanno molto da festeggiare, perché a una riduzione della produzione dovrebbe corrispondere un aumento del prezzo.

Volendo, i 33 euro al quintale del mercato di Foggia sono sempre 2 punti in meno rispetto al valore e 7 punti in meno rispetto al grano duro degli Stati Uniti!

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