Stop alle 55 antenne del 5G a Palermo: atto di diffida per il Comune

Stop alle 55 antenne del 5G a Palermo: atto di diffida per il Comune
23 giugno 2020

Con la diffida, presentata dall’avvocato Giuseppe Cannizzo per conto di un nutrito gruppo di cittadini di Palermo, si chiede l’annullamento della SCIA (Segnalazione Certificata di Inizio di Attività) e la revoca delle autorizzazioni per l’installazione delle 55 antenne del 5G spuntate a Palermo. Se entro dieci giorni non ci saranno sviluppi la vicenda finirà in Tribunale

Comincia a prendere una piega giudiziaria la vicenda dell 55 antenne del 5G spuntate a Palermo. Dopo la richiesta di accesso agli atti presentata al Comune dall’avvocato Giuseppe Cannizzo per conto di un nutrito gruppo di cittadini – richiesta di accesso agli atti risultata infruttuosa – il legale ha presentato una diffida recapitata al sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, all’assessore comunale alle Attività produttive, Leopoldo Piampiano, al Consiglio comunale e, per conoscenza, ad altre autorità.

Nella diffida si chiede l’annullamento della SCIA (Segnalazione Certificata di Inizio di Attività) e la revoca delle autorizzazioni per l’installazione delle 55 antenne del 5G spuntate a Palermo.

“Si precisa – scrive l’avvocato Cannizzo – che, decorsi infruttuosamente 10 (dieci) giorni dalla comunicazione della presente saranno intraprese tutte le opportune azioni legali, in tutte le competenti sedi giudiziarie, a tutela dei diritti ed interessi legittimi dei miei assistiti e per accertare ogni eventuale ipotesi di reato ascrivibile alla condotta, anche omissiva, posta in essere da rappresentanti e funzionari del Comune di Palermo”.

Insomma, se il Consiglio dell’Unione europea, proponendo provvedimento drastici con chi “disinforma’ sul 5G, pensava di aver intimorito milioni di cittadini europei che chiedono chiarezza sul 5G, la risposta che arriva da Palermo è chiarissima: nessuno è rimasto intimorito e la vicenda, tra dieci giorni, diventerà giudiziaria  tutti gli effetti!

 

Nella diffida si ripercorre la vicenda. Si comincia con l’istanza del 7 Maggio scorso con la quale veniva chiesto, “anche all’Assessore Leonardo Piampiano (SUAP), “l’accesso agli atti relativi alle infrastrutture di rete e servizi 5G per la città metropolitana di Palermo e, precisamente, si chiedeva copia “di tutti gli atti relativi e conseguenti al ‘Progetto di sviluppo di una infrastruttura di rete e servizi 5G per la città metropolitana di Palermo’ pubblicato in data 19 marzo 2019 sul sito ufficiale del Comune di Palermo (www.comune.palermo.it), nonché ogni altro atto ad essi connesso e/o collegato; e di tutti gli atti relativi all’installazione delle antenne telefoniche per l’implementazione della tecnologia 5G ivi incluse le autorizzazioni ad oggi rilasciate ai sensi dell’art. 87 del D. Lgs. n. 259/2003, nonché ogni altro atto ad essi connesso e/o collegato; nonché di ogni parere tecnico e scientifico relativo all’implementazione della tecnologia del 5G a Palermo”.

Nella diffida si ricorda la nota del 14 maggio 2020, con la quale “il Comune di Palermo comunicava al sottoscritto procuratore di avere inoltrato la suddetta richiesta ex L. n. 241/90 all’assessore Piampiano (SUAP)”.

C’è anche il richiamo alla “nota del 18 maggio 2020, prot. n. 605754 del 18/05/2020 – trasmessa all’Assessore allo Sviluppo Economico, Al Capo Area Sviluppo Economico, al Dirigente del Servizio SUAP ed al sottoscritto procuratore p.c.” con la quale “il Sindaco di Palermo, premettendo di non avere contezza dello stato di realizzazione del ‘Progetto di sviluppo di una infrastruttura di rete e servizi 5G per la città metropolitana di Palermo né di quanto evidenziato dallo studio legale che riferisce di permessi già rilasciati per installazione di antenne….’, invitava l’Assessore allo Sviluppo Economico ed i destinatari in indirizzo ‘a fornire urgente riscontro a quanto richiesto dallo studio legale, compulsando, ove ritenuto, eventuale altro ufficio interessato alla pratica de qua”.

C’è anche la copia del verbale “(verbale n. 97 del 20.05.2020) relativo alla seduta tenutasi il 20 maggio 2020 ‘in occasione della quale è stato sentito in audizione sul punto applicazione sistema 5G, l’Assessore alle Attività Produttive, Leopoldo Piampiano’. In tale occasione l’Assessore Piampiano rilevava, in ordine al sistema 5G ‘che la sperimentazione non è ancora stata ultimata e che, dalle interlocuzioni con il Dirigente del SUAP, è emerso che nessuna attivazione in tal senso è stata avviata’. L’Assessore affermava anche che ‘a Palermo… non ci sono punti attivati, seppure autorizzati’.  Precisava, quindi, che ‘l’attivazione dei punti dipende dall’ARPA: essendo una sperimentazione su base nazionale ed essendo che Palermo non è una città per la quale è stata avviata la sperimentazione, l’Assessore rassicura che, presso il Comune di Palermo, questa non è stata avviata”.

In realtà, l’ARPA (Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente) fornisce solo pareri.

Molto importante l’istanza “ex L. n. 241/1990 del 19.05.2020 ad integrazione indirizzata al SUAP assunta al prot. n. 631695 del 29.05.2020 si chiedeva, tra l’altro, la trasmissione a mezzo pec di tutte le istanze inoltrate dalle compagnie telefoniche – con le relative autorizzazioni ove esistenti – per l’installazione delle antenne 5G nell’area metropolitana di Palermo – di cui all’allegato elenco dell’ARPA. Ciò, al fine di comprendere in virtù di quale principio e/o per quale interesse o vantaggio per la cittadinanza sia stata permessa e/o autorizzata tale installazione, pur non rientrando la città di Palermo tra le città designate dal Ministero per lo Sviluppo Economico per avviare la sperimentazione della tecnologia 5G”.

Nella diffida si ricorda che l’ARPA ha trasmesso “l’elenco dei pareri per infrastrutture 5G nel Comune di Palermo”. Per la precisione,  “l’ARPA, nel periodo tra l’8.11.2019 e il 6.05.2020, rilasciava n. 55 (cinquantacinque) pareri ‘sperimentali’ (di cui 35 positivi e 20 negativi) relativi alle antenne 5G installate dalle compagnie telefoniche Vodafone, TIM e Wind3 nell’area metropolitana di Palermo”.

“Tale circostanza – leggiamo sempre nella diffida – veniva confermata con nota del 04.06.2020 prot. n. AREG/639249 a firma del Capo Area dell’Area dello Sviluppo Economico con la quale si comunicava che ‘tali segnalazioni sono state presentate rispettivamente al Suap, per la procedura di carattere tecnico-amministrativo, e contestualmente, per la verifica delle emissioni, all’Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente Sicilia (ARPA Sicilia), Ente strumentale della Regione siciliana del quale, secondo quanto previsto dal decreto legislativo n. 259/2003 art. 87 e ss, esso si avvale come organo tecnico di verifica”.

“Le predette 56 Segnalazioni Certificate di Inizio Attività (SCIA) – continua la nota – per modifica di impianti esistenti sono state presentate al fine della sola installazione degli apparati; su di esse Arpa Sicilia ha rilasciato 35 pareri previsionali sperimentali positivi e 21 pareri negativi. Per quanto sopra, ad oggi sono stati solamente predisposti 35 apparati trasmissivi con tecnologia di comunicazione 5G su preesistenti impianti, ma gli stessi non sono stati ancora attivati, considerato che Palermo non è fra le 5 città d’Italia in cui è stata avviata la sperimentazione secondo le direttive degli organi Statali competenti”.

“Tutto ciò premesso e considerato – si legge nella diffida – a seguito delle comunicazioni con cui il SUAP ha confermato di avere ricevuto le suddette istanze, si rileva la violazione delle disposizioni del Codice delle comunicazioni elettroniche (il “Codice”) nella misura in cui non viene applicata la procedura generale di cui all’art. 87 – che prevede un’istruttoria che tenga conto delle valutazioni della realizzazione degli impianti sull’impatto edilizio-urbanistico e sulla normativa a tutela dei beni ambientali e culturali”.

“L’istanza di installazione tramite SCIA – si legge nella diffida – di cui all’art. 87-bis del Codice, infatti, si applica solo alle antenne di potenza uguale o inferiore ai 20 Watt. Inoltre, trattandosi di tecnologia in fase sperimentale e trattandosi di trasmissioni ‘Mimo’ – per la quale non è possibile verificare i livelli di campo elettromagnetico, se non dopo l’attivazione delle stazioni base – in mancanza di dati scientifici sulle conseguenze nonché sui rischi per la salute umana e per l’ambiente, si sarebbe dovuto osservare il c.d Principio di precauzione di cui all’art. 191 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea, anche richiamato dalla Legge Quadro n. 36/2001 che impone alle Regioni, alle Provincie e ai Comuni l’osservanza dei principi relativi alla tutela della salute pubblica, della compatibilità ambientale e del paesaggio (cfr. art. 8 della L. n. 36/2001)”.

“Infine – leggiamo sempre nella diffida – anche alla luce del fatto che la Città Metropolitana di Palermo non è stata designata dal MISE (Ministero dello Sviluppo Economico) quale città per la sperimentazione della tecnologia in oggetto, si ritiene che la procedura incardinata dagli operatori VODAFONE, TIM e WIND3 non possa trovare applicazione sulla scorta della procedura semplificata ex art. 87-bis del Codice per le comunicazioni elettroniche”.

“Ritenuto – leggiamo sempre nella diffida – che l’avere proceduto ad autorizzare e/o avallare l’installazione di 55 strutture di radiofrequenza con tecnologia 5G sulla scorta di una semplice SCIA e senza preventiva acquisizione di dati e/o pareri scientifici sulle possibili conseguenze e rischi per l’uomo e l’ambiente, si possa configurare come una condotta illecita ed illegittima con conseguente responsabilità, anche penale, di coloro che – nelle rispettive funzioni e competenze amministrative – hanno consentito e/o non hanno impedito tali installazioni si
DIFFIDANO
le SS.LL. a procedere, ciascuno per le proprie attribuzioni e competenze anche nell’esercizio delle facoltà di cui all’art 19 comma 6 ter L. 241/90, a: (i) annullare le SCIA ad oggi presentate dalle compagnie telefoniche per le infrastrutture con tecnologia 5G esistenti a Palermo; e/o (ii) revocare ogni autorizzazione concessa in violazione della normativa prevista dal Codice delle comunicazioni elettroniche, della Legge Quadro n. 36/2001 e delle normative in materia di tutela dei beni culturali e dell’ambiente; e/o (iii) adottare provvedimenti per il divieto di prosecuzione dell’attività nei confronti delle pratiche sopra elencate e per la rimozione degli eventuali effetti dannosi delle antenne installate – anche in via di autotutela”.

“Infine – leggiamo ancora nella diffida – si INIBISCE l’accoglimento di ogni ulteriore domanda avente ad oggetto l’istallazione di ogni altra antenna con tecnologia 5G per la quale dovesse essere presentata una SCIA ai sensi dell’art. 87-bis del Codice. Si precisa che, decorsi infruttuosamente 10 (dieci) giorni dalla comunicazione della presente saranno intraprese tutte le opportune azioni legali, in tutte le competenti sedi giudiziarie, a tutela dei diritti ed interessi legittimi dei miei assistiti e per accertare ogni eventuale ipotesi di reato ascrivibile alla condotta, anche omissiva, posta in essere da rappresentanti e funzionari del Comune di Palermo. La presente ad ogni effetto di legge”.

Foto tratta da L’Inchiesta Sicilia 

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