Il Piano di Rilancio dell’Italia di Vittorio Colao: molto liberismo, lotta al contante e via libera al 5G!

Il Piano di Rilancio dell’Italia di Vittorio Colao: molto liberismo, lotta al contante e via libera al 5G!
9 giugno 2020

Il Piano di Rilancio dell’Italia di Vittorio Colao è in linea  con lo ‘stile’ del Governo di Giuseppe Conte: tante belle parole, ma assenza di concretezza sulle cose che servono. Mentre diventa concreto là dove deve colpire i cittadini: come l’eliminazione della moneta  contante e il 5G da imporre subito, non tenendo conto degli interrogativi inquietanti di questa tecnologia sull’ambiente e sulla salute umana

“Sono cose che noi conosciamo da anni. Di nuovo c’è ben poco”. Così un alto dirigente di una nota organizzazione imprenditoriale ha definito il Piano di rilancio dell’Italia messo a punto da Vittorio Colao per conto del Governo Conte bis. Anche noi abbiamo letto questo Piano, che non è altro che un concentrato di luoghi comuni, di cose già note riproposte all’insegna del liberismo sfrenato, con qualche venatura di diritti civili per indorare la pillola.

Ricordate quando di Governo di Matteo Renzi sbaraccava i diritti dei lavoratori e lo Stato sociale proponendo in cambio diritti civili? Ecco: la stessa cosa avviene – anche se su un piano più ampio – con il Piano di rilancio di Vittorio Colao.

Se vi interessa lo trovate sui giornali. Noi qui ci limiteremo a sottolineare i punti a nostro avviso più importanti: che sono quelli che puntano a ridurre le libertà personali dei cittadini  a consentire un attacco all’ambiente eliminando i controlli nel nome di una Pubblica amministrazione efficiente!

Pensate un po’: la Pubblica amministrazione, per questi signori, da controllore deve diventare “alleata” delle imprese. E se le imprese vogliono fare soldi con le aree vincolate, magari stravolgendole, che le controllerebbe?

Sotto questo profilo, il disegno di legge presentato in Assemblea regionale siciliana che punta allo smantellamento delle Sovrintendenze è perfettamente in linea con il Piano di rilancio dell’Italia!  

Ma andiamo per ordine.

Ci sono tutte le riforme delle quali, in Italia, si parla da decenni: riforma della Giustizia (in particolare della Giustizia civile) riforma del Fisco, la riforma dello Stato sociale (in senso liberista, ovviamente) e bla bla bla. Come attuarle? Il Piano non lo spiega.

A pagina 14 c’è un passaggio molto strano: si parla di “ricollocazione del risparmio verso la c.d. economia reale”. Scritto così non significa nulla. Anche gli economisti Alberto Micalizzi, Mauro Scardovelli, Antonino Galloni e Guido Grossi, qualche giorno fa, in un video di Byoblu, hanno parlato di utilizzazione del risparmio degli italiani: ma non per regalarlo ai tedeschi con le solite truffe ‘europeiste’ modello Grecia: i quattro economisti italiani propongono di nazionalizzare il debito pubblico italiano che è pari a quasi due volte e mezzo il debito pubblico (se non di più) per mettere in sicurezza l’Italia, non per sostenere la Germania la cui economia, con la crisi del Coronavirus, è  nella me…

E’ questo l’obiettivo del Piano di rilancio – cioè tutelare il risparmio degli italiani per tutelare l’Italia – o ci sfugge qualcosa? Ce lo chiediamo perché il Piano, su questo ‘particolare’, è avaro di spiegazioni…

Sempre a pagina 14 la solita musica liberista: “scoraggiare l’uso del contante”. Eliminando il contante, ‘loro’ sapranno tutto quello che facciamo, realizzando la società del ‘Grande Fratello’ liberista che tutto vede e tutto controlla. Si dovrebbe cominciare con l’eliminazione delle banconote da 200 e 500 euro (ma quanti cittadini hanno il piacere di vederle?).

Sanzioni per i commercianti privi di POS: insomma, vogliono sapere tutto di noi!

Sotto questo profilo, il fine del liberismo economico sfrenato coincide con la Russia di Stalin!

L’eliminazione del contante, infatti, non ha nulla a che vedere con la lotta all’evasione fiscale.

Ricordiamoci che le banconote e le monete rappresentano, sul totale della liquidità in circolazione, appena il 7 per cento contro il 93 per cento di moneta elettronica creata dalle banche. Di conseguenza, contrariamente a quello che cercano di farci credere, con l’eliminazione del contante non si combatte l’evasione fiscale, si controllano solo le persone.

La moneta elettronica, per definizione, non ostacola l’evasione e l’elusione fiscale: anzi!

Siccome sanno che la pandemia da Coronavirus non è finita, niente responsabilità in capo alle imprese per i lavoratori che dovessero ammalarsi. Questo ci potrebbe anche stare: a patto che qualcuno paghi i lavoratori se dovessero ammalarsi: ma questo punto non è trattato!

Ritorno ai contratti a tempo indeterminato a tipo Job Act  di Renzi.

Emersione del lavoro nero e del contante nascosto (questa è la vecchia idea di Renzi).

Per i cassintegrati – e da qui alla fine dell’anno ce ne saranno tantissimi, perché tante aziende chiuderanno – si introduce il termine, assai sinistro, di “condizionalità”. I sindacati farebbero bene a farsi spiegare di cosa si tratta!

Solito riferimento ai grandi appalti eufemisticamente definiti “grandi infrastrutture”.

E un passaggio fondamentale sulle telecomunicazioni:

“… pieno sviluppo della rete 5G, che deve essere realizzata rapidamente…”. E i pericoli per l’ambiente e per la salute umana? E secondo voi l’ambiente e la salute umana valgono qualcosa per queste persone?

Ancora, “autorizzazione unica nelle opere infrastrutturali energetiche”.

Nel Piano c’è scritto che sì, in effetti il Sud Italia è meno sviluppato del Nord Italia (un a grande scoperta, no?). Poi, però, c’è il passaggio che, da meridionali, ci deve preoccupare assai, perché il Sud resta “geograficamente un punto di connessione potenzialmente importante per alcune forniture strategiche del Paese”.

Non si parla di sviluppo del Sud, ma di un Sud “punto di connessione potenzialmente importante per alcune forniture strategiche del Paese”: tipo l’acciaieria di Taranto che serve poco o nulla ai tarantini e molto al Nord Italia; o tipo i meridionali che consumano, al 90% i beni prodotti nel Nord Italia!

A pagina 25 si legge a chiare lettere che i privati dovrebbero entrare nella gestione dei beni culturali italiani.

Su università e ricerca quello che abbiamo capito tra i tanti paroloni è che avranno spazio le imprese. Per fare che cosa non è difficile immaginarlo.

In tutto questo – a parte l’ambiguo riferimento al risparmio degli italiani – mancano due cose fondamentali:

come realizzare tutti questi obiettivi?

da dove dovrebbero arrivare le risorse finanziarie?

Foto tratta da Tiscali Notizie

 

 

 

 

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