Coronavirus in Sicilia: se hanno riaperto tutto significa che il virus se lo sono inventato!/ MATTINALE 518

Coronavirus in Sicilia: se hanno riaperto tutto significa che il virus se lo sono inventato!/ MATTINALE 518
18 maggio 2020

Per due mesi e mezzo ci hanno tenuti prigionieri, controllati anche con gli elicotteri e, improvvisamente, possiamo fare tutto? Allora avevano ragione coloro i quali dicevano che questa pandemia, almeno in Sicilia, è stata un’invenzione del potere? E’ stata una grande presa in giro, una mascherata con guanti e mascherine?

Coronavirus: fino ad ora ci siamo mantenuti rispettosi verso la scienza ufficiale. Però, a giudicare da quello che vediamo e, soprattutto, da quello che leggiamo, cominciamo a pensare che questa benedetta pandemia, nel Sud Italia e in Sicilia, sia stata più pompata che reale. Fino a qualche giorno fa pensavamo – e in parte lo pensiamo ancora – che le Regioni del Sud sono state risparmiate dal virus grazie ai venti e al clima (il primo a parlarne, sottolineando la differenza con la Lombardia e, in generale, con la Pianura Padana, è stato Domenico Iannantuoni). In effetti, se pensiamo al mese di Febbraio, di solito tra i più freddi dell’anno, non possiamo dimenticare che, in Sicilia, la temperatura oscillava tra 20 e 22 gradi centigradi.

Insomma, più che per le mascherine e i guanti – che sicuramente sono stati importanti – il continente Sicilia e il Sud, pensavamo, sono stati risparmiati dal COVID-19 grazie al clima. Questo pensavamo. Ora, però, lo pensiamo solo in parte e, forse, non lo pensiamo più. Perché, in parte – osservando e leggendo tutto quello che sta succedendo – cominciamo a pensare che quelli che denunciavano la quasi inesistenza di questo pericoloso virus, almeno nel Sud e in Sicilia, non avevano e non hanno tutti i torti. Anzi.

Ne hanno approfittato per toglierci le libertà? In alcuni casi, a prescindere dalla pandemia, ne siamo certi. Perché certe restrizioni che ci hanno imposto, sempre a prescindere dalla pandemia, sono state cervellotiche e inutili. Già, “sono state”: perché, nel giro di pochi giorni, sono improvvisamente state abolite tutte, a una ad una, nel giro di pochi giorni.

Non parliamo di Palermo. Dove, dal 3 Maggio scorso, non c’è praticamente nulla: come se nulla fosse accaduto. E’ un fatto che abbiamo segnalato subito: l’assenza pressoché totale dei guanti e le mascherine indossate, sì e no, dal 30-40 per cento delle persone. Indossate, in verità, è una parola grossa: infatti, c’è chi le porta sotto il naso con la bocca appena coperta e c’è che le porta sotto il mento: e ci sono quelli – in maggioranza – che non le indossano proprio.

Leggiamo che in Campania e in Puglia c’è l’obbligo della mascherina quando si a fuori casa; a Palermo invece c’è la mascherata (nel resto della Sicilia non sappiamo).

Due scene rimarranno scolpite nella nostra memoria: l’uomo che prendeva il sole a Mondello sul quale, come in un film – scena da Apocalypse Now – si è catapultato un elicottero, e la pacifica protesta di un ragazzo a Ravanusa, Dario Musso, peraltro fratello di un nostro caro amico, che per avere espresso il proprio pensiero – articolo 21 della Costituzione italiana – è stato fatto oggetto di un Tso, sigla che sta per Trattamento sanitario obbligatorio!

L’ammettiamo: il rispetto per la scienza ci ha impedito di abbracciare totalmente la tesi dell’inesistenza di questa pandemia, almeno in Sicilia. Ma dopo quello che stiamo vedendo e ascoltando in queste ore, ebbene, no, la pandemia non è mai esistita, se non nelle menti di chi come pandemia ce l’ha presentata.

Non ci possono venire a dire – il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte a Roma e il presidente della Regione Nello Musumeci a Palermo – che con la pandemia possiamo andare dove vogliamo e come vogliamo: ci possiamo spostare da una città al’altra della nostra Isola, da una Regione verso un’altra Regione; possiamo frequentare bar e ristoranti, teatri e cinema, spiagge e discoteche, mentre i ‘virologi’ – nuova categoria dello spirito – continuano a dirci che sì, il virus c’è, ma si è attenuato e forse, addirittura!, non sussiste.

Noi non abbiamo alle spalle l’intelligenza di Conte e Musumeci, né la scienza dei virologi: però – questi signori non se ne abbiano a male – non abbiamo nemmeno l’intenzione di portare il nostro cervello all’ammasso!

Prima ci negano tutto e poi, nel giro di qualche giorno, ci dicono che possiamo fare tutto. Non abbiamo mai avuto il piacere di scambiare qualche idea con i virus, anche perché sono invisibili, a differenza del potere che è stato costruito sul Coronavirus, che invece è stato visibile, ingombrante e, soprattutto, non rispettoso, almeno per quanto riguarda l’Italia, della democrazia e delle libertà personali.

Signori politici e signori virologi: se questo virus c’è stato – parliamo della Sicilia e del Nord Italia – non può essere sparito nel giro di pochi giorni, magari “evaporato in una nuvola rossa, in una delle tante feritoie della notte…”: non c’è mai stato e basta!

Il virus non c’è mai stato, almeno in Sicilia, almeno nel Sud Italia: non può che essere così. Non possiamo e non vogliamo pensare che il virus sia ancora tra noi mentre la gente va in giro senza mascherina, o con la mascherina abbassata sotto il mento per fumare, appoggiata in gruppo di quattro, cinque persone, a venti centimetri di distanza l’uno dall’altro a parlare, sorridere e scherzare.

Non possiamo pensare che in giro c’è ancora il virus, ma possiamo andare nei ristoranti, magari al chiuso, con i tavoli a distanza di un metro, via un metro e mezzo, magari due metri l’uno dall’altro, facendo finta che sì, il virus c’è ancora, ma è attenuato e possiamo toccare tutto con le mani e mangiare e bere.

‘Sto virus, signor presidente della Regione, o c’è o non c’è: e siccome si può fare di tutto e di più – con il virologo che ci dice che sì, possiamo anche andare in spiaggia senza mascherina, perché in mare, sotto il sole giaguaro, il virus diventa buono e ci lascia in pace – il virus non c’è, forse non c’è mai stato, di certo, se c’è stato, si è eclissato.

Però, signor Presidente del Consiglio e signor presidente della Regione: se possiamo andare al mare, in spiaggia, senza le mascherine, se possiamo frequentare cinema e Teatri, se gli esami di Stato nei Licei si faranno di presenza, se i turisti che arriveranno in Sicilia entreranno e basta senza camurrie, tipo controlli, misurazione della temperatura corporea, senza le misure – com’è che le chiamavano fino a qualche giorno fa? – ah, sì, virus-free, insomma, se tutto è libero, ci spiegate perché il salumiere del nostro piccolo supermercato che frequentiamo da anni ci ha tolto ciò che facevamo da anni?

Ci ha detto, sabato scorso, con aria triste:

“Lo so che per lei è un sacrificio, ma abbiamo ricevuto disposizioni tassative. Niente più assaggi per i clienti”.

Ma come, signor presidente della Regione: avete aperto tutto, concesso tutto, e il salumiere ci nega la fettina di mortadella e il tocchettino di caciocavallo di Modica, perché gli avete rifilato le “disposizioni tassative”? Al ristorante sì, al bar sì, putemi iri unneggiè, ma in salumeria amu a stari tutti attaccati cu ‘i spinguli? Solo nelle salumerie sono rimaste le prescrizioni draconiane?

Diniego per mortadella a caciocavallo a parte – che per noi sono peggio di una tagliatina di faccia – noi non possiamo credere che a Roma e a Palermo abbiano deciso di aprire tutto nella speranza che gli imprenditori – commercianti in testa – paghino le tasse. Questa volta il nostro amico Diego Fusaro ha torto quando scrive:

“Conte: impensabile un anno fiscale ‘bianco’. Avete capito? Vi costringono a chiudere l’attività per due mesi. Non vi danno nulla nel mentre. E ora vi faranno pure pagare le tasse. Un crimine perfetto per attuare uno dei piani della glebalizzazione: sterminare il ceto medio, riplebeizzare la società”.

No, questa volta non vogliamo credere al nostro amico filosofo, anche se quasi sempre ha ragione. Noi vogliamo credere – abbiamo bisogno di credere – che il virus sia stato solo un’invenzione: e siccome siamo in Sicilia, vogliamo invece credere, come il Candido di Leonardo Sciascia, in un “sogno fatto in Sicilia”: un po’ diverso, certo, dal “confluire del cattolicesimo nel comunismo e del comunismo nel cattolicesimo”, magari un mezzo confluire del Coronavirus nell’economia e dell’economia nel Coronavirus…

E’ stato un sogno – forse un incubo – questo Coronavirus. Siamo certi che, tra qualche giorno dalla presidenza del Consiglio dei Ministri arriverà un nuovo Dpcm e un nuovo provvedimento della presidenza della Regione che annunceranno che le nuove ondate di Coronavirus sono state abolite, appunto per Decreto…

Non possiamo credere che il Governo nazionale e il Governo siciliano, dopo avere aperto tutto, mettono nel conto le nuove ondate di Coronavirus, tipo le tre ondate di febbre Spagnola. Sicuramente i politici e i virologi hanno calcolato tutto, possiamo goderci la vita, le restrizioni sono solo un brutto ricordo…

Foto tratta da Il Messaggero

 

 

 

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