La sanatoria dei migranti non ha nulla a che spartire con l’agricoltura: è solo demagogia!/ MATTINALE 515

La sanatoria dei migranti non ha nulla a che spartire con l’agricoltura: è solo demagogia!/ MATTINALE 515
15 maggio 2020

La Ministra delle Politiche agricole, Teresa Bellanova, e i partiti politici dell’attuale Governo nazionale promuovendo la regolarizzazione dei migranti, perseguono finalità che non hanno nulla a che spartire con l’agricoltura. Stanno soltanto strumentalizzando gli agricoltori italiani, per penalizzarli ulteriormente. Il ‘caso’ delle serre dislocate tra Vittoria e Scicli finite in parte nelle mani dei rumeni

Ma che hanno combinato i signori del Governo Conte bis con la sanatoria dei – dicono – 600 mila migranti che, secondo noi, potrebbero anche essere molti di più? Ricordiamo che in Sicilia continuano ad arrivare migranti – che in alcuni casi sbarcano senza alcun controllo – che, con questo Decreto, in prospettiva, potranno chiedere la regolarizzazione. Detto questo: cosa c’entra questa sanatoria con l’agricoltura? Praticamente nulla!

DISINFORMAZIONE – La verità è che, alla disinformazione continua sul MES (Meccanismo Europeo di Stabilità) si è aggiunta la disinformazione sull’agricoltura. Dicono: ci sono tanti prodotti agricoli nei campi e non c’è manodopera per raccoglierli. Falso. La manodopera c’è – soprattutto tra i tanti disoccupati italiani – ma nessun italiano è disposto ad andare a lavorare nei campi per 20 euro al giorno o giù di lì!

Gli unici che accettano di lavorare nei campi a raccogliere frutta e ortaggi per otto ore al giorno per cifre irrisorie sono i migranti. E’ proprio per questo che vengono fatti entrare in Italia, non prima di aver fatto guadagnare una barca di soldi alle cricche che operano in Libia gestendo il commercio di persone. Con la regolarizzazione guadagneranno di più? Assolutamente no. Per un motivo semplice: perché gli agricoltori italiani – tranne pochi casi – non sono nelle condizioni economiche per pagare gli operai agricoli, o braccianti agricoli, secondo quanto prevede la legge italiana e, cioè, circa 80 euro al giorno. 

A chi continua a disinformare va detto che i prodotti ortofrutticoli italiani, ormai da anni, rimangono nei campi non raccolti non perché è mancata e manca la manodopera, ma perché l’Italia è letteralmente invasa di prodotti agricoli che arrivano dall’universo mondo: prodotti di bassissima qualità, ma che hanno un grande pregio: costano molto meno dei prodotti agricoli italiani.

COSTO DEL LAVORO IN AGRICOLTURA: ITALIA PERDENTE – Sapete perché costano molto meno? Perché in certe aree del mondo – Africa e Asia – il costo del lavoro in agricoltura è di circa venti volte inferiore al costo del lavoro agricolo in Italia.

Ci sono aree del mondo – che esportano i prodotti agricoli in Italia – dove un lavoratore agricolo, bene che gli vada, viene pagato 5 euro al giorno (e stiamo abbondando). Mentre in Italia, a norma di legge, un bracciante agricolo, come già accennato, dovrebbe essere pagato 80 euro al giorno.

Con una differenza di costo del lavoro così marcata l’agricoltura italiana non ha speranza: e infatti, lentamente, perde colpi. 

Se provate a parlare con gli agricoltori queste cose ve le spiegano. Scrive su Facebook Giuseppe Scarlata, che nella vita fa l’allevatore e il produttore di formaggi in Sicilia:

“Sapete perché il PD è ora anche I Grillini sono le forze politiche più dannose e inutili per l’Italia? Prima si fanno promotori degli accordi del libero scambio con Paesi dove producono a basso costo e costringono i produttori italiani a vendere i loro prodotti sottocosto; poi accusano gli agricoltori italiani di essere sfruttatori di mano d’opera estera, cioè di lavoratori esteri che verrebbero pagati come schiavi e varano una legge per regolamentare gli immigrati… Una classe politica seria farebbe vendere i prodotti italiani al giusto prezzo, eliminerebbe la concorrenza sleale dei Paesi esteri e poi, dopo avere portato reddito in agricoltura, punirebbe chi sfrutta il prossimo… Ma siccome siete il f… dell’umanità producete leggi degne del vostro essere”.

Saverio De Bonis, senatore, protagonista di GranoSalus, l’associazione che difende il grano duro del Sud Italia:

“La Fornero piangeva perché si rendeva conto di punire i pensionati. La Bellanova piange perché affossa gli italiani, premiando i clandestini.
Qualcuno le ricordi che le regole europee prevedono che gli irregolari vadano rimpatriati”.

La Bellanova è Teresa Bellanova, attuale Ministro delle Politiche agricole, renziana, la protagonista della stabilizzazione dei migranti che – lo ribadiamo – nulla ha a che vedere con l’agricoltura.

Non abbiamo ancora letto il Decreto. Ma da quello che abbiamo letto sui giornali questa stabilizzazione dei migranti è strana.

IL NORD ITALIA SENZA RUMENI – L’unica area italiana, in questo momento, che ha bisogno di manodopera in agricoltura è il Nord Italia. Dove la manodopera in agricoltura, ormai da anni, è stata per lo più assicurata dai rumeni. La novità è che quest’anno con la pandemia di Coronavirus, i rumeni hanno lasciato il Nord Italia e non ci vogliono più tornare. Perché hanno capito che, da quelle parti, la salute non è proprio tutelata.

Ci manderanno i migranti africani, nel Nord Italia, perché i rumeni hanno paura di ammalarsi? Non l’abbiamo capito. Ma di una cosa siamo certissimi: sono pochissime le aziende agricole italiane, da Nord a Sud, che possono pagare i lavoratori agricoli stagionali 80 euro al giorno.

Se questo provvedimento fosse stato fatto per sostenere l’agricoltura italiana, alla stabilizzazione di questi lavoratori extracomunitari si sarebbe dovuto accompagnare un sostegno concreto alle imprese agricole per poter retribuire, a norma di legge, gli operai agricoli.

L’amara realtà è che oggi, se le aziende agricole italiane dovessero pagare un lavoratore stagionale secondo quanto prevede la legge italiana, tranne casi sempre più rari, potrebbero chiudere.

E infatti molte imprese italiane hanno già chiuso. Citiamo solo l’esempio delle aree cosiddette ‘trasformate’ della Sicilia sud orientale. Da Vittoria a Scicli, arrivando fino alle porte di Gela tante aziende serricole oggi sono gestite da rumeni. Che si aiutano tra di loro e trovano il modo per ridurre il costo del lavoro.

In Sicilia c’è chi ha già ceduto le aziende agricole. E c’è chi sta vendendo parte o tutta la propria azienda agricola. E chi, ormai da anni, non raccoglie più i prodotti lasciandoli marcire in campo. Qualche giorno fa abbiamo raccontato delle fave siciliane che vengono lasciate marcire nei campi.

ADDIO AL POMODORO SICILIANO – Ma c’è anche il pomodoro di pieno campo: con l’invasione di passata di pomodoro, polpa di pomodoro e pomodori freschi dalla Cina, il pomodoro di pieno campo siciliano ha perso valore. Solo chi – unendo gestione familiare e vendita del prodotto nei mercati contadini locali – riesce ancora a coltivarlo per quantitativi limitati.

Gli ettari ed ettari di pomodoro di pieno campo sono ormai un ricordo. Intanto non sarebbe facile collocare tutto il prodotto, soppiantato da quello cinese che costa molto meno. E, in ogni caso, chi coltiva il pomodoro di pieno campo non potrebbe mai pagare 80 euro al giorno un operai agricolo! Dovrebbe per forza di cose ricorrere al lavoro nero, rischiando di pagare multe salatissime e anche di finire in galera!

E’ in questo contesto che si inserisce la legge di stabilizzazione dei migranti approvata dal Parlamento italiano. Un provvedimento che, lo ribadiamo, non ha nulla a che spartire con l’agricoltura. Potrebbe avere, in futuro non lontano, un altro obiettivo: far votare in Italia queste persone, per compensare gli italiani che si vanno sempre più allontanando dai partiti politici che sostengono una sempre più fallimentare Unione europea. 

Ultima notazione: il rapporto tra agricoltura e salute. Al di là delle fesserie che raccontano sui migranti, sulla manodopera che manca e bla bla bla, abbiamo il dovere di avvertire che la crisi dell’agricoltura italiana e siciliana in particolare avrà effetti dirompenti, nei prossimi anni sugli attuali bambini.

VELENI SULLE NOSTRE TAVOLE – Non è vero, infatti, che non si conoscono gli effetti del glifosato e delle micotossine DON sull’organismo umano. In parte già si conoscono, anche se l’aumento spaventoso di queste sostanze nei cibi – soprattutto nei derivati del grano (ma non soltanto) – è tutto sommato recente, almeno nei Paesi dell’Unione europea (2011-2012).

Tra quattro anni l’Istituto Ramazzini di Bologna avrà completato lo studio sugli effetti del glifosato nell’uomo. Ma già esistono altri studi che hanno rivelato gli effetti nefasti di questo diserbante sull’uomo, dai danni al sistema endrocrino ai problemi che creano ai neonati (come potete leggere qui).

Più la nostra agricoltura verrà abbandonata dalla demagogia degli attuali partiti di Governo – PD, Movimento 5 Stelle, renziani e via continuando – più, in prospettiva, le nuove generazioni verranno esposte a cibi di qualità scadente, se non direttamente tossici.

IL GRANO AL GLIFOSATO TRA BARI E POZZALLO – Quello che succede con il grano è sotto gli occhi di tutti: navi piene di grano canadese a Bari, navi piene di grano canadese o comunque estero a Pozzallo, in Sicilia. Glifosato e chissà cos’altro di qua e glifosato e chissà cos’altro di là.

In più – cosa che nessuno approfondisce – nei Paesi da dove arriva la maggior parte di ortaggi, frutta e verdura che finisce sulle tavole dei siciliani e degli italiani utilizzano a piene mani pesticidi e veleni chimici che l’Italia non utilizza più da oltre un tentennio. Sono pesticidi che gli agricoltori italiani sapevano utilizzare con estrema oculatezza e che, in certi Paesi, utilizzano, appunto, a piene mani per aumentare la produzione.

Quando stabilizzano i migranti nel nome dell’agricoltura ricordatevi che non solo non stanno aiutando le aziende agricole italiane, ma che, anzi, le stanno affossando. E che con la crisi dell’agricoltura italiana la vostra salute e, soprattutto, la salute dei vostri figli peggiorerà.

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