Il ‘mistero’ delle fave siciliane: coltivarle, raccoglierle e venderle significa andare in perdita?

Il ‘mistero’ delle fave siciliane: coltivarle, raccoglierle e venderle significa andare in perdita?
11 maggio 2020

Gli amari paradossi dell’agricoltura siciliana di oggi, anche al tempo del Coronavirus. Una casuale chiacchierata con un signore che vende le fave con il suo furgoncino in un quartiere popolare di Palermo. Scopriamo un modo che in parte conoscevamo e che in parte ci era sconosciuto  

“Scusi, ma le fave le regala?”.

“E perché dovrei regalarle”, ci risponde il venditore di fave in furgoncino.

“Sa – rispondiamo – leggiamo uno 0,00. E allora abbiamo pensato che li regala”.

Il nostro interlocutore sorride. Dice:

“Il primo zero è uno zero. Gli altri due sono nove con la coda piccola piccola. Si legge 0,99 al Kg. Questo è il prezzo delle fave. Mi creda: meno di quanto le trova nei supermercati, dove le vendono a un euro e mezzo e anche a 2 euro al kg”.

Siamo a Palermo, in uno dei quartieri popolari. Le fave sono proprio convincenti: tre kg le prendiamo. Ne approfittiamo per una chiacchierata veloce.

“Lei è un agricoltore'”, chiediamo.

“Agricoltore a metà”, ci risponde.

Ci racconta che è proprietario di cinque ettari di terreno in un paesino dell’entroterra Palermitano.

“Produco grano duro. Vado all’antica: un anno grano duro e un anno fave”.

E così si vende le fave che produce.

“Diciamo che sono costretto, a quasi settantanni, a vendere le mie fave direttamente. E’ una sfaticata: prima bisogna raccoglierle: una volta alla settimana mi aiutano i miei figli. Poi mi metto sul furgoncino e li vendo. Ribadisco: è una sfaticata, ma almeno ci guadagno qualcosa”.

Ma venderle direttamente in una soluzione a un supermercato?

Sorride. Spiega:

“Venderle ad un supermercato in un’unica soluzione significherebbe prendere gli operai per due giorni e raccogliere le fave seminate su due ettari e mezzo. Andrei in perdita. E’ matematico”.

Siamo un po’ perplessi. Perché andrebbe in perdita?

“Partiamo dal prezzo che ci farebbe un supermercato. In genere pagano le fave da 0,30 a 0,40 euro al kg. Ma dobbiamo tirare sul prezzo. E non deve essere la Grande distribuzione organizzata, o Gdo, come si fanno chiamare. I signori della Gdo vanno evitati. In primo luogo trattano solo grandi quantità di prodotto; e appunto perché trattano grandi quantità e perché dicono che ti fanno un piacere a prendersi tutto il prodotto, ti ‘strozzano’ nel prezzo. Ripeto: vanno evitati”.

Interrompiamo perché una signora chiede due kg di fave. Il tempo di consegnala la merce e il nostro interlocutore riprende.

“Comunque, tornando al nostro ragionamento – dice – un operaio agricolo bravo può raccogliere, in media, 150 kg di fave o al giorno. Se dobbiamo rispettare la legge lo dobbiamo pagare non meno di 80 euro. Con 150 kg di fave, che ci verrebbero pagate da 0,30 a 0,40, forse incasseremmo 70 euro. Già siamo con 10 euro di perdita. Se poi aggiunge il seme, le lavorazioni del terreno e la semina siamo in netta perdita”.

Ci sta dicendo che non conviene coltivare fave?

“Non ho detto questo. Noi, da sempre, operiamo con una rotazione grano duro-fava. La fava è importante per preparare il terreno per il grano. Sto dicendo che raccogliere le fave a norma di legge, oggi, non è economico. Il costo del lavoro è troppo alto. Un mio amico, grande proprietario terriero, ormai da anni non raccoglie più le fave. Le coltiva perché anche lui produce grano ed effettua la rotazione grano duro-fava. Chiama i suoi amici che si vengono a prendere le fave e la chiude lì. Magari c’è chi se li viene a prenderle per darle agli animali. E’ quello che faremo noi tra qualche anno, quando non avrò più la forza per raccogliere le fave, caricarle sul furgoncino e andare a venderle”.

E i sui figli? Torna a sorridere:

“Non ci pensano nemmeno. Su cinque figli forse – ma non è detto – ne ho convinto solo uno ad occuparsi della nostra piccola azienda di famiglia. I miei figli hanno fatto altro. Hanno studiato tutti. Due vivono fuori dalla Sicilia. Tre sono rimasti in Sicilia. E sono quelli che, con i loro figli, una volta ogni settimana mi aiutano a raccogliere le fave. La prendono come un divertimento, perché poi la sera si cena tutti in famiglia con le pizze fatte in casa con la farina del nostro grano. Quest’anno, con questa epidemia, mi hanno aiutato mio figlio e i suoi due figli. Sono arrivato a fare due carichi. Tantissime fave quest’anno rimarranno in campo”.

Concludiamo con una domanda sugli operai o braccianti agricoli: è vero che mancano? Torna ancora una volta a sorridere:

“Operai agricoli, pagandoli secondo legge, ne troviamo quanti ne vogliamo. Ma chi è che si può permettere di pagare un operaio agricolo 80 euro al giorno per raccogliere le fave o il pomodoro? Così c’è chi rischia e prende gli africani, sfruttandoli. Non noi lo facciamo. Provo a venderle da me, le fave. Dove arrivo metto punto”.

 

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