Ritardi nella Cassa integrazione in Sicilia: i responsabili sono a Roma e nel Governo regionale

Ritardi nella Cassa integrazione in Sicilia: i responsabili sono a Roma e nel Governo regionale
6 maggio 2020

Come proveremo a raccontare in questo articolo, i ritardi nell’erogazione della Cassa integrazione in deroga in Sicilia vanno cercati a Roma e nei ‘piani alti’ della Regione siciliana, non certo tra i dipendenti regionali che, dal 20 Aprile, lavorano giorno e notte. E i “10 euro a pratica”? Altra storia messa in giro per gettare veleno 

Da qualche giorno assistiamo a un attacco concentrico a un gruppo di impiegati della Regione siciliana, accusati di perdere tempo nel preparare ed approvare le pratiche di Cassa integrazione in deroga. Accusati, anche, di avere chiesto soldi in più per svolgere questo lavoro. A noi queste accuse, sin dal primo momento, non sono sembrate convincenti. Così abbiamo deciso di approfondire la questione. E abbiamo appurato quanto segue.

Tanto per cominciare, abbiamo scoperto che l’amministrazione regionale – rappresentata da Governo e dall’alta burocrazia – ha cominciato a caricare le pratiche sulla piattaforma il 7 Aprile.

Considerato che il blocco delle attività è stato adottato dal Governo nazionale il 23 Marzo, un po’ di ritardo c’è.

Ma il ritardo non dipende dai dipendenti che sono stati chiamati a lavorare le pratiche, ma dell’amministrazione regionale che ha iniziato a consegnare le pratiche ai gruppi di lavoro costituiti in ogni provincia della Sicilia nei primi giorni della seconda decade di Aprile.

Se critiche vanno fatte, ebbene, queste debbono riguardare l’assessore regionale al Lavoro (per la parte politica) e il dirigente generale del dipartimento Lavoro (per la parte burocratica), non certo i dipendenti!

Abbiamo appurato che i dipendenti (una ventina per Palermo e provincia e supponiamo che non abbiano superato questo numero negli altri otto capoluoghi di provincia della Sicilia) non sono stati preventivamente formati per svolgere questo lavoro, ma hanno dovuto apprendere tutto in frett’e furia in video conferenze con i rispettivi dirigenti, dal momento che molti di loro lavorano da casa.

Anche in questo caso il problema non è dei dipendenti, ma di chi, nei ‘piani alti’ della Regione, ha aspettato l’emergenza Coronavirus per iniziare ad organizzare gli uffici per istruire le pratiche di Cassa integrazione in deroga.

Al gruppo di Palermo sono state assegnate circa 3 mila e 500 pratiche. I venti dipendenti hanno lavorato dal 24 Aprile al 30 Aprile e dall’1 Maggio ad oggi 6 Maggio. Hanno lavorato anche durante i giorni di festa del 25 Aprile e dell’1 Maggio e anche la Domenica. E continuano a lavorare.

Sono state esitate quasi tutte le pratiche. Ci sono stati intoppi? Sì. Cerchiamo di illustrare il perché.

Per ogni richiesta di Cassa integrazione in deroga ogni dipendente deve entrare in una piattaforma ed andare nel settore di pertinenza. E deve appurare se il titolare della richiesta che sta esaminando ha diritto o meno alla Cassa integrazione in deroga sulla base delle indicazioni di legge. E anche con riferimento alla presenza di eventuali accordi sindacali.

Non è un lavoro semplice, perché si tratta di erogazione di denaro pubblico e bisogna stare molto attenti. Può succedere – e succede – che i consulenti che hanno inviato le pratiche possano aver sbagliato qualche numero: per esempio, l’indicazione errata del Cap, o del codice fiscale o della matricola INPS. In questo caso, come vedremo appresso, il sistema si blocca perché tutto deve coincidere.

Se non ci sono intoppi una pratica si può esitare il 30-40 minuti. Ma se sorgono intoppi – e succede – una pratica può richiedere anche due o tre ore di tempo.

Detto questo, dopo aver caricato i dati di una pratica, la stessa pratica passa all’INPS. Che risponde dopo 24-48 ore.

Tutto a posto? Non esattamente. Come abbiamo accennato, può succedere – e succede – che un numero non coincida: in questo caso l’INPS – anche se si tratta di una piccola inesattezza – rimanda indietro la pratica.

I ritardi ci sono stati – per un certo numero di pratiche e non per tutte le pratiche – perché ci sono due sistemi diversi che si debbono interfacciare: il sistema della Regione e il sistema dell’INPS.

Nonostante tutto i problemi sono stati risolti, anche in breve tempo. E i dirigenti hanno emesso i decreti.

Queste cose le ha illustrate molto meglio di noi in un video su Facebook il dottore Gaetano Sciacca in un video che trovate in calce a questo articolo.

Ma allora perché hanno scaricato tutto il veleno addosso ai dipendenti regionali che si sono occupati e continuano ad occuparsi di questo particolare lavoro?

Forse la spiegazione sta nel fatto che i soldi per la Cassa integrazione non ci sono? Non lo diciamo noi: lo ha ammesso il Governo nazionale: per il pagamento della Cassa integrazione mancano 7 miliardi di euro!

Certo, non possiamo prendercela con il Governo nazionale che continua a tenere l’Italia ‘impiccata’ all’Unione europea dell’euro; né possiamo prendercela con l’Unione europea che fino ad oggi, all’Italia, per l’emergenza Coronavirus non ha dato nulla, tranne la possibilità di utilizzare per ‘cassa’ i fondi europei non ancora impegnati (fondi che, bene che vada, saranno materialmente disponibili fra non meno di tre mesi!).

Il problema è che, in Italia, milioni di persone chiuse in casa da oltre due mesi non hanno ancora ricevuto la Cassa integrazione. E allora, piuttosto che raccontare la verità, bisogna trovare il capro espiatorio: le Regioni.

E su chi hanno scaricato la responsabilità in Sicilia? Sugli unici che hanno veramente lavorato in favore di chi deve percepire la Cassa integrazione in deroga: i dipendenti regionali che hanno esitato le pratiche lavorando ininterrottamente dal 20 di Aprile ad oggi!

Ma il vero ‘capolavoro’ di denigrazione arriva con storia dei “10 euro a pratica”, cifra che sarebbe stata chiesta da questi lavoratori. Come stanno le cose? Ovviamente, in modo completamente diverso.

Messi da parte – cioè non ancora erogati – ci sono dei fondi che, per contratto, spettano a questi lavoratori. Una sorta di premialità prevista, appunto, dal contratto di lavoro. Nulla di strano per la pubblica amministrazione.

Siccome questi dipendenti regionali hanno lavorato ininterrottamente e continueranno a lavorare ininterrottamente fino all’esaurimento delle pratiche, si è pensato di erogare questa premialità al completamento del lavoro. Di strano cosa c’è?

Invece un atto amministrativo che nella pubblica amministrazione è ordinario è stato fatto passare come una sorta di ‘estorsione’!

Chiudendo: sapete qual è lo stipendio dei dipendenti regionali che si sono occupati delle pratiche di Cassa integrazione in deroga lavorando giorno e notte, anche durante le vacanze? Mille e 190 euro al mese, compresi i ‘famosi’ 80 euro di Renzi.

‘Intelligente’ avere scaricato la responsabilità dei ritardi nell’erogazione della Cassa integrazione in deroga su questi lavoratori vero?

L’Unione europea dell’euro, che ha trasformato l’Italia da uno dei Paesi manifatturieri più importanti del mondo in un Paese alla deriva è stata salvata.

Il Governo nazionale Conte bis ha scaricato le proprie responsabilità sulle Regioni.

In Sicilia i ‘piani alti’ della Regione – politici e burocrati – hanno scaricato le proprie responsabilità sugli unici che hanno lavorato.

La superficialità della rete ha fatto il resto.

Che dire alla politica che, alla fine, è responsabile sia dei milioni di italiani lasciati senza Cassa integrazione, sia del veleno gettato addosso a un gruppo di dipendenti della Regione siciliana?

Forse potrebbe risultare calzante una frase di André Malraux:

“Non si fa politica con la morale, ma nemmeno senza”…

QUI IL VIDEO DEL DOTTORE GAETANO SCIACCA

 

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