Che pane, che pasta, che pizze e che dolci arrivano sulle tavole dei siciliani?/ MATTINALE 506

Che pane, che pasta, che pizze e che dolci arrivano sulle tavole dei siciliani?/ MATTINALE 506
3 maggio 2020

Siamo arrivati a porre questa domanda dopo aver ascoltato i video di Agostino Cascio e di Giuseppe Li Rosi. Dopo aver preso atto che molti produttori di grano in Sicilia sono ‘contoterzisti’. E dopo aver preso atto, per l’ennesima volta, che il Governo regionale non rende noti i risultati delle analisi del grano arrivato nei giorni scorsi nel porto di Pozzallo. E siamo arrivati alla conclusione che…

Nei giorni scorsi abbiamo dedicato ben due articoli e un video grintoso dell’amico Agostino Cascio alle navi cariche di grano estero arrivate a Pozzallo. E abbiamo ripreso anche un interventi di Giuseppe Li Rosi, protagonista del gruppo Simenza. Oggi torniamo sulla vicenda per dare qualche ragguaglio in più ai nostri lettori e per porre qualche interrogativo.

Cominciamo con alcune precisazioni.

Stando a quanto è stato appurato, le navi cariche di grano estero arrivate nei giorni scorsi a Pozzallo sono tre e non quattro. Sono arrivate dalla Turchia, dall’Albania e da Malta. Il carico complessivo di grano estero arrivato nel porto di Pozzallo è pari a 11 mila tonnellate. Il grano è destinato a centri di stoccaggio o mulini del Ragusano e del Siracusano.

I nostri cari governanti siciliani hanno annunciato sui giornali l’avvio di immediati controlli. A distanza di quattro o cinque giorni – ormai è prassi – di questi controlli non si sa una mazza. E non sapremo nulla. Vi diciamo il perché il Governo regionale di Nello Musumeci non dirà nulla ai cittadini siciliani di questi strani ‘controlli’.

Il grano che arriva con le navi resta nelle stive per almeno 15 giorni. A meno che le stive non siano dotate di impianti per la cosiddetta crio-conservazione del grano, lo stesso grano deve essere trattato con prodotti chimici sia per evitare le infestazioni, sia per evitare le infezioni: che è quello che avviene!

Quando noi chiediamo al Governo regionale di rendere noti i risultati delle analisi non lo facciamo soltanto per sapere se il grano che è arrivato dall’estero contiene glifosato (cosa assolutamente importante!): lo facciamo anche per conoscere quali altre sostanze chimiche e, in generale, quali altri contaminanti (per esempio metalli pesanti) sono eventualmente presenti nel grano estero. 

Visto che il Governo regionale siciliano si ostina a non rendere noti i risultati delle analisi, ebbene, noi siamo autorizzati a pensare tutto. E poiché non sappiamo che cosa, in realtà, contenga il grano che circola in Sicilia, avvertiamo il dovere di dire ai nostri lettori: il pane, la pasta, le pizze e i dolci acquistateli solo nei negozi artigianali che vi garantiscono la certezza che utilizzano un grano locale privo di veleni!

Se non avete questa garanzia, trovate chi vende farina di grano siciliano, possibilmente non trattato chimicamente, e il pane, la pasta, le pizze e i dolci preparateveli da voi!

 

Affrontiamo, adesso, un’altra questione: il grano prodotto in Sicilia. Il video del nostro amico Agostino Cascio, con la sua proposta radicale, ovvero l’invito agli agricoltori siciliani a non vendere più il grano siciliano ai commercianti fino a quando nella nostra Isola arriveranno nave cariche di grano estero ha sollevato un vespaio. E sapete perché? Perché ha colto nel segno!

Vi raccontiamo un particolare. Un’ora dopo aver pubblicato il video di Agostino Cascio, un nostro vecchio amico agricoltore ci ha chiamati al telefono per dirci:

“Come hai potuto pubblicare un video del genere? Proprio tu che la situazione la conosci benissimo! Come se tu non sapessi che, nella stragrande maggioranza dei casi, il grano coltivato in convenzionale in Sicilia, di fatto, è già dei commercianti!”.

Al nostro amico abbiamo risposto che sì, siamo perfettamente al corrente di come stanno le cose: e che, appunto per questo, il video di Agostino Cascio ha colpito nel segno!

Proviamo a illustrare ai nostri lettori come stanno le cose nel mondo del grano duro della Sicilia.

Dovete sapere che tanti agricoltori siciliani che coltivano grano si comportano nel seguente modo:

si fanno anticipare le sementi, i concimi e i diserbanti dai commercianti;

loro si occupano dell’aratura dei terreni, della semina, delle concimazioni e del diserbo chimico.

Di fatto, il grano che coltivano è già di ‘proprietà’ dei commercianti. I quali, dopo la mietitrebbiatura, tolgono dal prezzo del grano il costo delle sementi, dei concimi e dei diserbanti; ciò che resta da questa sottrazione rappresenta il ‘guadagno’ degli agricoltori. Ovvero, una miseria!

Questo ha anche dei risvolti in termini di qualità del grano. Quando Giuseppe Li Rosi afferma che il grano duro siciliano coltivato in convenzionale è praticamente lo stesso del grano duro che arriva dall’estero, ebbene, ha in buona parte ragione, perché viene coltivato a colpi di ‘chimica’ (concimi e diserbanti).

L’unica cosa che Li Rosi non ha detto è che il grano estero che arriva con le navi, spesso, contiene glifosato, mentre il grano siciliano non contiene glifosato perché matura naturalmente (nei Paesi esteri dove il clima è freddo e umido – tipo Canada – il grano viene fatto maturare artificialmente con il glifosato utilizzato in pre-raccolta).

A questo punto, però, a noi sorge un dubbio: non è che, anche in Sicilia, gli agricoltori che producono il grano utilizzano il glifosato in pre-semina? Se fosse così, i terreni sarebbero inquinati!

Detto questo, abbiamo così ‘scoperto’ che, in Sicilia, la stragrande maggioranza dei produttori di grano, pur essendo proprietaria di piccoli, medi e grandi appezzamenti di terreno, coltiva il grano per conto terzi: cioè per conto dei commercianti!

E’ per questo che il nostro amico ci ha chiamati al telefono per dirci che la proposta di Agostino Cascio non stava né in cielo, né in terra!

Invece noi riteniamo che Agostino Cascio – che il mestiere di agricoltore non lo fa per conto di nessuno – ha perfettamente ragione: gli agricoltori siciliani si dovrebbero liberare dei commercianti per coltivare il grano liberamente. E, come dice sempre Agostino Cascio, dovrebbero non vendere più il grano fino a quando in Sicilia continueranno ad arrivare le navi cariche di grano estero!

Da questa disamina abbiamo appurato quanto segue.

La Regione siciliana non rende noti a noi cittadini i risultati delle analisi sul grano estero che arriva con le navi: o perché le analisi non vengono effettuate (cosa che noi non escludiamo), o perché non vuole rendere note ai cittadini siciliani le notizie relative alla eventuale presenza di contaminanti e, in generale, di sostanze chimiche dannose alla salute.

La maggior parte degli agricoltori siciliani che coltiva il grano in convenzionale lavora per conto terzi (cioè per conto dei commercianti).

La coltivazione del grano in biologico, in Sicilia, è una produzione di nicchia: e questo stride con gli ingenti fondi europei erogati negli ultimi anni nel settore del’agricoltura biologica.

Infine un’ultima domanda: se i produttori di grano duro siciliano non hanno nemmeno i soldi per acquistare le sementi, che fine ha fatto il fiume di miliardi di euro erogato dal 2001 ad oggi all’agricoltura siciliana?

Questa domanda abbiamo cominciato a porla con forza tre anni fa. E’ vero, ci sono state indagini giudiziarie e interventi della Corte dei Conti. Ma ancora siamo solo all’inizio.

 

 

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