La “perversa sinergia” tra Coronavirus e inquinamento in Cina, Pianura Padana e Corea del Sud

La “perversa sinergia” tra Coronavirus e inquinamento in Cina, Pianura Padana e Corea del Sud
18 marzo 2020

In un articolo pubblicato da ‘Medicina Democratica’, che noi riprendiamo, si analizzano i rapporti tra l’inquinamento, l’andamento della malattia e, soprattutto, gli effetti sulle persone colpite da questo virus. Inquinamento e compromissione della funzione polmonare. La “tempesta di citochine” e il ruolo del tocilizumab

Ricordate il nostro articolo pubblicato nei giorni scorsi in cui ci interrogavamo sui possibili effetti dell’inquinamento ai fini della diffusione del Coronairus? Il nostro amico Domenico Iannantuoni, ingegnere pugliese che da sempre lavora a Milano, ha affermato:

“Non lo dicono per ora, ma tra breve sarà un mantra! I virus viaggiano sempre attaccati a qualcuno o a qualcosa! Ebbene, la Pianura Padana è tra le più inquinate nel mondo ed il tasso di PM 10 (polveri sottili) così elevato che non ci meravigliamo affatto della situazione Covid 19 in Lombardia, Veneto, Piemonte ed Emilia Romagna!”.

Ebbene, un altro nostro amico ci ha inviato un articolo molto interessante nel quale si analizza il rapporto tra inquinamento e effetti del Coronavirus.

L’articolo è stato pubblicato da Medicina Democratica – Movimento di lotta per la salute. Ed è firmato da Gian Luca Garetti, vice presidente di Medicina Democratica, sezione di Firenze.

L’articolo è interessantissimo e va letto tutto. Noi ci concentriamo su un argomento: il rapporto tra l’inquinamento e gli effetti del Coronavirus.

Cina e Pianura Padana: due camere a gas – “Salta subito agli occhi – leggiamo nell’articolo – che i 2 più grandi focolai di questa pandemia, Cina e Pianura Padana, sono due camere a gas, zone industriali ad alto tasso di inquinamento atmosferico. Sarebbe sorprendente scoprire che l’inquinamento atmosferico non ha influenzato il rischio di ammalarsi e di morire per Covid-19, dal momento che la sola esposizione al particolato è di per sé causa di mortalità, specialmente nelle persone con malattie preesistenti. Quello che dovrà essere valutato, nei mesi a venire, è quanto negativamente l’esposizione agli inquinanti atmosferici, come i particolati (PM2,5, 10), gli ossidi di azoto (NOX), l’ozono (O3) abbia influenzato la prognosi di Covid-19”.

“In un interessante studio sulla SARS – prosegue l’articolo – una epidemia che come abbiamo visto ha delle similitudini con Covid-19, dal titolo ‘Inquinamento atmosferico e fatalità dei casi di SARS nella Repubblica popolare cinese: uno studio ecologico’ di Yan Cui, si stabilisce che ‘l’inquinamento atmosferico è associato ad un aumento della mortalità dei pazienti con SARS nella popolazione cinese’ – ‘La spiegazione biologica potrebbe essere che l’esposizione a lungo o breve termine a determinati inquinanti atmosferici potrebbe compromettere la funzione polmonare, aumentando quindi la mortalità SARS’ . Questo studio inoltre ha collegato la diversa percentuale di mortalità della SARS col livello di inquinamento dell’aria: i malati di SARS che abitavano nelle regioni con qualità dell’aria peggiore presentavano un rischio di morte dell’84% più alto. Il particolato ultrafine potrebbe agire come carrier del virus, trasportandolo fin dentro gli alveoli polmonari, esacerbandone la virulenza”.

Nell’articolo si cita un secondo lavoro scientifico dal titolo ‘L’impatto del PM2.5 sul sistema respiratorio umano’ di Yu-Fei Xing. Dove “si dice che il danno del PM2.5 alle cellule polmonari è causato dalle interazioni tra cellule infiammatorie e citochine, in modo quindi del tutto simile e quindi sinergico al Covid-19 (vedi poi “tempeste di citochine”). Nel lavoro scientifico di Wei Su et al. dal titolo ‘Gli effetti a breve termine di sei inquinanti atmosferici [PM2.5, inclusi PM10, NO 2 , O 3 , CO e SO 2] sulla malattia simil-influenzale (ILI)’ si dimostra che gli inquinanti atmosferici possono aumentare l’incidenza della malattia simil-influenzale, sia diminuendo le difese immunitarie, sia per l’alterata produzione di citochine: ‘L’esposizione al PM2.5 non solo ha portato a danni epiteliali delle vie aeree e disfunzione della barriera, ma ha anche ridotto la capacità dei macrofagi di fagocitare i virus, aumentando la suscettibilità di un individuo ai virus’ ed ancora, ‘le lesioni tissutali indotte dal PM 2.5 possono essere correlate all’alterata produzione di citochine. Il PM 2.5 può compromettere l’attività fagocitaria dei macrofagi alveolari’”.

La “perversa sinergia” – “Non è quindi azzardato – scrive sempre Gian Luca Garetti – ipotizzare che la perversa sinergia fra il virus SARS-COV-2 e l’inquinamento atmosferico, sia una delle cause della particolare gravità e diffusione della pandemia di Covid-19, in Cina, nella Pianura Padana, nella Corea del Sud, cioè in zone accomunate da un alto tasso di inquinamento. Ma come si sa l’inquinamento è diventato ubiquo. E’ indispensabile decidersi ad adottare da subito misure drastiche per ridurre il livello di inquinanti atmosferici e non solo. E’ indispensabile un altro tipo di economia. Questa pandemia è una prova generale di come il neoliberismo, con l’inquinamento, col cambiamento climatico, con l’esacerbazione delle disuguaglianze, ci sta portando diritti verso la sesta estinzione di massa. Non si può confidare solo nel meteo o nelle pandemie per ripulire l’aria”.

La tempesta di citochine – Molto interessante il passaggio dell’articolo dove si esamina il rapporto tra polmoniti e meccanismo autoimmune:

“Nelle tre principali pandemie virali del secolo scorso – leggiamo nell’articolo – che furono dovute a Orthomyxovirus influenzali che fecero il salto di specie passando dai volatili all’uomo, la cosiddetta Spagnola (da H1N1/1918 1920); la cosiddetta Asiatica (da H2N2/1952) e la cosiddetta Hong Kong (da H3N2/1968), ci furono milioni di morti, in gran parte causati da polmoniti da superinfezione batterica (e quindi teoricamente curabili con gli antibiotici). In queste malattie infettive emergenti, le polmoniti invece sono direttamente causate da un meccanismo autoimmune, da ‘un fuoco amico’. Covid-19 ricorda come decorso quello della SARS, che attaccava i polmoni in tre fasi: replicazione virale, iperattività immunitaria e distruzione del polmone. Nella seconda fase entra in gioco il sistema immunitario, determinando delle risposte per eccesso, i cosiddetti ‘incendi virali’ o ‘tempeste di citochine’, o ‘sindrome da rilascio di citochine gravi’ (CRS). Allarmato dalla presenza di un’invasione virale, il sistema immunitario si affretta a combattere la malattia inondando i polmoni con citochine, proteine che hanno il compito di eliminare il danno e riparare il tessuto polmonare. Questo processo però a volte va in tilt e queste cellule uccidono tutto quello che incontrano, incluso il tessuto sano (come succede coi ‘bombardamenti chirurgici’). La tempesta di citochine si può poi riversare nel sistema circolatorio e creare gravi problemi a livello sistemico in più organi”.

“Per scampare alla letale tempesta di citochine – leggiamo ancora nell’articolo – una speranza viene dal tocilizumab (nome commerciale Actemra) un farmaco, sviluppato da Roche, per l’artrite reumatoide, che inibisce i livelli elevati di Interleuchina 6 (IL-6), una delle citochine implicate nella sopra menzionata tempesta”.

E’ il farmaco – sperimentato dai medici napoletani in collaborazione con la Cina – del quale abbiamo può volte scritto. 

QUI PER ESTESO L’ARTICOLO DI MEDICINA DEMOCRATICA

Foto tratta da A Sud

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