Emergenza Coronavirus nell’agricoltura siciliana: la crisi c’è, ma non c’è mercato nero

Emergenza Coronavirus nell’agricoltura siciliana: la crisi c’è, ma non c’è mercato nero
16 marzo 2020

La crisi c’è ed è pesante. Perché in questo momento di difficoltà, con la chiusura dei Mercati contadini, le persone vanno nei Centri commerciali che non vendono prodotti agricoli siciliani. Fermo il mercato del grano duro. Il latte si lavora, ma è crisi per i formaggi della nostra Isola. Drammatica la situazione negli agriturismi

“L’agricoltura non si può fermare”, ci dice Ettore Pottino, presidente di Confagricoltura Sicilia. “Perché se si ferma l’agricoltura – aggiunge – si ferma tutto. Detto questo, il rischio che crolli il sistema e non solo l’agricoltura c’è”.

Noi ci occupiamo spesso di agricoltura. Lo facciamo con una certa puntualità in tempi di ‘pace’. Ma in questi di emergenza Coronavirus, di fatto, siamo in ‘guerra’. Una ‘guerra’ particolare, contro un nemico molto insidioso, che non si vede, ma che è tra noi.

Ovviamente, occupandoci di informazione, dobbiamo dare la precedenza alle notizie che riguardano i fatti del momento. Non lo facciamo quasi mai, ma in questo caso non possiamo sottrarci: anche perché, oggi, è l’emergenza che scandisce i battiti del nostro tempo.

L’agricoltura, allora. L’agricoltura siciliana. Come sta vivendo questo momento? Come sta reagendo? Di solito, nei momenti di crisi non manca il mercato nero.

“Non vedo questo pericolo – ci dice ancora Pottino -. Non mi sembra che la situazione che stiamo vivendo porterà a questo. Vedo invece altri problemi per tutte le imprese e, quindi, anche per le imprese agricole. Piano piano l’economia si va bloccando. C’è chi ancora lavora, anche se a ritmi ridotti. E c’è chi ha già fermato tutto. Ora, un’impresa che non fattura, che non incassa non può pagare. Credo che questa sia una condizione di tantissime imprese”.

Di questo si dovrebbe occupare il Governo. Ma abbiamo la sensazione che il Governo Conte bis lo stia facendo più con le parole che non i fatti. I fatti – i veri fatti – si sta producendo la Germania, che sta aggirando i vincoli economici e monetari imposti ai Paesi europei che hanno aderito all’euro ‘stampando’ nuova liquidità, o meglio, incaricando una banca pubblica tedesca di immettere nel circuito economico tedesco 550 miliardi di euro.

In Italia, da quello che leggiamo, i miliardi messi a disposizione sono appena 25, presi peraltro in prestito, e non c’è chiarezza sull’interruzione dei pagamenti: in una crisi come questa tutti i pagamenti a carico di famiglie e imprese dovrebbero essere bloccati per almeno un anno: ma non ci sembra che l’attuale Governo stia adottando questo provvedimento. Magari ci sbagliamo: ma da quello che leggiamo in questi giorni non ci sembra che l’intenzione sia questa.

Tonando alla Sicilia, o meglio, all’agricoltura siciliana abbiamo fatto un giro di telefonate per capire, ad esempio, qual è la situazione del grano duro. E abbiamo scoperto che il mercato, in questi giorni, è fermo.

I molini siciliani non sembrano molto interessati all’acquisto del grano della nostra Isola. Lavorano? E se lavorano che grano stanno lavorando? Scorte di magazzino? Quello che sappiamo è che i pochi scambi segnalano un prezzo pari a 25 euro a quintale al molino e un prezzo pari a 23-24 euro a quintale di grano duro agli agricoltori: prezzi leggermente inferiori al prezzo del grano duro di qualche settimana fa. Un abbassamento lieve che è dovuto alla riduzione del volume degli scambi.

Inutile chiedere qual è la situazione degli agriturismi della Sicilia: un disastro! Ovviamente sono saltate le vacanze di Pasqua e i segnali per l’estate sono molto negativi. Insomma, per ora piovono le disdette.

Latte e formaggi siciliani: che succede? “Con il latte ancora si lavora – ci dice Giuseppe Scarlata, allevatore e produttore di latte e formaggi -. Fino ad oggi i caseifici ritirano il latte. Diverso il discorso per i formaggi, soprattutto per i piccoli produttori della Sicilia che operano con i mercati del contadino e, in generale, con i mercati locali”.

“I mercatini, è noto, sono stati chiusi – aggiunge Scarlata -. E questo è un problema gravissimo per tantissimi piccoli e medi produttori. Ma il problema è generale, perché, in questo momento, le persone escono solo per recarsi nei supermercati per poi rientrare di corsa in casa. I piccoli negozi artigianali o sono chiusi, o registrano un sensibile calo”.

La grande distribuzione organizzata, tranne cari rari, non valorizza la produzione di formaggi locali. “Per noi – ci dice sempre Scarlata – questo è un momento bruttissimo. Già il nostro settore scontava grandi difficoltà. Il rischio, per tante aziende zootecniche della Sicilia, è che il Coronavirus sia il colpo di grazia”.

Le difficoltà per gli agricoltori legate alla chiusura dei Mercati contadini sono sottolineate anche da Angelo Forgia, della CIA siciliana.  “Quest’anno ci sono già grandi problemi provocati dalla siccità. Ora è arrivata anche l’emergenza Coronavirus. Che dire? Che la situazione è veramente critica. Tutta l’agricoltura siciliana è in sofferenza. E, in particolare, è in sofferenza l’agricoltura intensiva che ha bisogno di molta manodopera”.

Quanto alla chiusura dei Mercati contadini, Forgia fa notare un particolare:

“Il rapporto diretto tra agricoltori e consumatori è molto importante, sia perché si incrementa il consumo di prodotti agricoli siciliani, sia perché si tratta di prodotti genuini, sia perché si evitano gli sprechi. Chi acquista nei Mercati locali, infatti, lo fa con oculatezza. Chi invece si reca nei Centri commerciali viene spesso attratto da ‘offerte’ e ‘offertissime’ e, spesso, acquista prodotti non siciliani che, magari, poi non riesce a consumare”.

 

 

 

 

 

 

 

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