Il Reddito di cittadinanza nel Sud è un gravissimo errore/ MATTINALE 539

Il Reddito di cittadinanza nel Sud è un gravissimo errore/ MATTINALE 539
21 febbraio 2020

Ormai, nel Sud, i percettori del Reddito di cittadinanza sembrano convinti d’essere stati ‘insigniti’ del titolo di precari a vita, in attesa della solita, immancabile ‘stabilizzazione’ in una pubblica amministrazione. Da strumento dinamico per far incontrare domanda e offerta di lavoro, il Reddito di cittadinanza rischia di diventare il solito strumento clientelare al servizio della vecchia politica. Un disastro! 

Infuriano le polemiche sul Reddito di cittadinanza, cavallo di battaglia del Movimento 5 Stelle. Matteo Renzi – abilissimo nel finire al centro del dibattito mediatico – cita cifre a effetto che, però, non possono essere smentite dai fatti: quasi 2 milioni e 300 mila i percettori del Reddito di cittadinanza e poco meno di 40 mila i soggetti che, grazie a questo strumento, hanno trovato lavoro.

Già questo dato è indice del fallimento del Reddito di cittadinanza. Per non parlare del fatto che ci sono anche casi limite: come i mafiosi che ne usufruiscono.

Sono problemi seri che Renzi sta cavalcando. Ma c’è un altro problema, non meno grave, che andrebbe esaminato e riguarda il Sud, dove il Reddito di cittadinanza viene vissuto come il solito, vecchio sogno che dovrebbe portare chi lo percepisce all’assunzione nella pubblica amministrazione. Nel Mezzogiorno, in parole semplici, si ha la sensazione che si stia ripetendo quanto avvenne alla fine degli anni ’90 del secolo passato, quando al Governo dell’Italia c’era il centrosinistra.

Da Napoli in giù vennero create strane figure di precari – i Lavoratori socialmente utili (Lsu)- che bighellonavano per le grandi e medie città del Sud, quasi tutte amministrate dal centrosinistra (e successivamente dal centrodestra). Di utile, in questa operazione, non c’era proprio nulla, a parte il consenso clientelare gestito dalla vecchia politica.

Gli Lsu vennero prorogati dal Governo Berlusconi 2000-2001.

Alla fine di questi ‘giri’ lo Stato si è chiamato fuori e questo personale è finito ‘stabilizzato’ nelle Regioni e nei Comuni del Sud a spese dei Comuni e delle Regioni dello stesso Sud.

Lo sfascio di di tante amministrazioni pubbliche del Mezzogiorno è anche il frutto di quella stagione, se è vero che tanto personale, invece di essere reperito con meritocratici concorsi pubblici, è diventato tale grazie alle ‘stabilizzazioni’.

La storia rischia di ripetersi con il Reddito di cittadinanza. Noi questa trasformazione del Reddito di cittadinanza in precariato spicciolo l’abbiamo ipotizzata in tempi non sospetti. Era il 19 Giugno dello scorso anno. Il titolo del nostro articolo non lasciava spazio a molti dubbi:

In Sicilia (Palermo in testa) stanno utilizzando il Reddito di cittadinanza per una nuova ‘infornata’ di precari?“.

I grillini hanno fatto finta di non capire. Eppure la strumentalizzazione in termini clientelari del Reddito di cittadinanza era già realtà, all’insegna dell’ambiguità. La vecchia politica italiana di centrodestra e di centrosinistra, già nella primavera dello scorso anno, si era impossessata di questo strumento. Nella seguente frase – con riferimento a Palermo, anno di grazia 2019, Aprile – c’era già una strana interpretazione del Reddito di cittadinanza:

“Sono 16 mila le persone che percepiscono il Reddito di cittadinanza a Palermo e provincia e che potrebbero essere ritenute abili al lavoro. Questi i dati che emergono da una prima stima effettuata dal Comune di Palermo. Ma prima di poterli fare lavorare è necessario che il governo nazionale scriva il decreto attuativo per permettere ai Comuni e alle Pubbliche amministrazioni di capire come poter impiegare le persone che percepiscono il reddito di cittadinanza. Tutti coloro che ricevono Rdc, dovrebbero lavorare da un minimo di otto ore settimanali ad un massimo di 16 ore. Ma anche sul numero esatto di ore non c’è ancora chiarezza”.

I Comuni, in un Paese serio, non debbono avere nulla a che spartire con il Reddito di cittadinanza! Questo strumento deve servire per mettere in contatto domanda e offerta di lavoro. Nei Comuni, stando alla Costituzione italiana, si accede per pubblico concorso!

Il Reddito di cittadinanza, organizzato in questo modo, con i Comuni che utilizzano tale personale, rischia di essere solo uno sperpero di risorse pubbliche e di alimentare attese di improprie stabilizzazioni. Denaro pubblico usato malissimo!

Ma ormai la piega era presa. Impossibile spiegare ai grillini le aspettative che stavano producendo nel Sud con tale strumento, perché se c’è una cosa della quale gli stessi grillini al Governo non difettano, ebbene, questa è la presunzione.

In quegli stessi giorni il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando – tra i protagonisti dell’operazione Lsu alla fine degli anni ’90 – stanziava 7 milioni di euro per utilizzare i percettori del Reddito di cittadinanza e al Giornale di Sicilia dichiarava:

“Queste somme (cioè i 7 milioni di euro ndr) serviranno alle coperture assicurative, ma anche alle tute, scarpe da lavoro e attrezzi che serviranno ad impiegare i cittadini che percepiscono il Reddito di cittadinanza. Non sappiamo se queste somme basteranno perché a seconda dei lavori che svolgeranno potrebbero servire più soldi per dotarli di attrezzature. Resta un nodo fondamentale da sciogliere. Ogni squadra di lavoratori dovrà essere guidata da un Rup, che è un dipendente comunale che verrà distolto dal suo lavoro per affidarlo alla guida e al coordinamento di questi lavoratori. Già il nostro organico è carente di personale e questo sarà un problema per il buon funzionamento della macchina comunale”.

Noi abbiamo denunciato questo modo di organizzare il Reddito di cittadinanza, perché il Comune di Palermo, tra dipendenti del Comune e dipendenti delle Aziende controllate dallo stesso Comune, paga già 20 mila persone, ovvero più dei dipendenti di tutta la Regione siciliana!

Ma ormai i grillini e il Comune di Palermo si erano lanciati in questa operazione da vecchia, vecchissima politica.

Oggi questa follia – i percettori del Reddito di cittadinanza che lavorano per i Comuni – è diventata la ‘regola’: è così in tutta l’Italia, per la ‘gioia’ della vecchia politica che è riuscita a ‘vampirizzare’ il Reddito di cittadinanza. Li chiamano Progetti Utili alla Collettività

E i grillini gli danno anche una significazione ‘keinesiana’ come strumento di incremento della domanda al consumo…

A Palermo, in Consiglio comunale, si sono accorti di quanto sta avvenendo e non mancano le polemiche. Polemiche che, in realtà, arrivano con un ritardi di quasi un anno!

Il danno che al Sud potrebbe produrre il Reddito di cittadinanza è tremendo. A parte la difficoltà di reperire personale per certi lavori (anche in agricoltura il Reddito di cittadinanza sta producendo danni enormi), si va diffondendo la convinzione – nella mente di chi sta usufruendo di questo strumento – che, prima o poi, potrebbe diventare ‘precario’, con il sogno della stabilizzazione futura.

Un’illusione? Non lo sappiamo. Di certo si poteva evitare – soprattutto nel Sud Italia dove la disoccupazione è alle stelle – una simile gestione del Reddito di cittadinanza. E’ sbagliatissimo, nel Mezzogiorno, creare certe ambiguità.

Così il Reddito di cittadinanza, da strumento dinamico, è diventato uno strumento del solito clientelismo del peggiore Meridione d’Italia, al servizio della vecchia politica.

I responsabili politici di questa ennesimo errore sono i grillini, che sono stati avvertiti per tempo circa le illusioni che si stanno producendo. Ma loro – i parlamentari nazionali e regionali di questo Movimento – hanno fatto finta di non capire. E tutt’oggi fanno finta di non capire.

Non solo il Movimento 5 Stelle al Governo dell’Italia, pur avendo fatto il pieno di voti alle elezioni politiche del marzo 2018 non ha fatto nulla per il Sud, ma rischia di lasciare in eredità non sappiamo se il peso o l’illusione di un’altra ‘infornata’ di precari della quale le pubbliche amministrazioni del Mezzogiorno non avevano affatto bisogno.

Il fallimento politico dei grillini, nel Sud, almeno dal nostro punto di vista, è pressoché totale.

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