Unione europea e Governo italiano si sono messi d’accordo per fregare il Sud?

Unione europea e Governo italiano si sono messi d’accordo per fregare il Sud?
9 febbraio 2020

Da quello che abbiamo capito, Bruxelles dice al Governo italiano: se non investi nel Sud taglieremo i fondi strutturali. Ma, così facendo, la Ue penalizzerebbe ulteriormente il Sud che non ha alcuna responsabilità nel fatto che il Governo italiano non investe nello stesso Sud! Mentre tagliano i fondi strutturali agevolerebbe il Governo nazionale che risparmierebbe sul cofinanziamento!  

Per la seconda volta nel giro di pochi mesi l’Unine europea richiama all’ordine il Governo italiano che non ne vuole sapere proprio di investire nel Sud. Lo ha fatto nell’Ottobre dello scorso anno e torna a ribadirlo in queste ore.

Leggiamo in una nota dell’ANSA:

“Se non verrà mantenuto un adeguato livello d’investimenti pubblici nel Mezzogiorno, l’Italia rischia un taglio dei fondi strutturali. È l’allarme della Commissione Ue, che nei giorni scorsi ha inviato una lettera al governo ‘indicando le cifre più che preoccupanti sugli investimenti al Sud, che sono in calo e non rispettano i livelli previsti per non violare la regola Ue dell’addizionalità’. Lo ha detto il direttore generale per la Politica regionale della Commissione Ue, Marc Lemaitre“.

“Per garantire un effettivo impatto economico – leggiamo ancora nell’articolo dell’ANSA – il principio di ‘addizionalità’ garantisce che i fondi strutturali non sostituiscano la spesa pubblica, ma che rappresentino un ‘valore aggiunto’. L’impegno contenuto nell’accordo di partenariato siglato dall’Italia e da Bruxelles per il 2014-2016 era d’investire al Sud risorse pubbliche pari allo 0,47% del Pil del Mezzogiorno, mentre – indica la lettera della Commissione – i dati parlano dello 0,40%. Pur sembrando minima, la differenza di 0,07 punti percentuali equivale a circa il 20% in meno di risorse pubbliche spese sul territorio. E la tendenza per gli anni successivi non fa ben sperare. Se si guarda al 2014-2017, il tasso d’investimenti scende allo 0,38%. L’impegno italiano è invece quello di garantire un livello di spesa pubblica al Sud pari allo 0,43% del Mezzogiorno per il 2014-2020”.

Di fatto, anche se con una quindicina di anni di ritardo, la Commissione europea sta scoprendo che nelle quattro Regioni ad Obiettivo Convergenza del Sud Italia (Campania, Puglia, Calabria e Sicilia) i fondi europei sostituiscono l’intervento ordinario dello Stato. Cosa, questa, che è una palese violazione dei regolamento comunitari, in base ai quali i fondi europei debbono ‘addizionarsi’ all’intervento ordinario dello Stato, perché solo così possono cominciare ridurre il divario economico tra le Regioni del Sud e il resto d’Italia.

“La Commissione – prosegue l’articolo dell’ANSA – chiede quindi al governo (cioè al Governo Conte bis: il Governo che, nella manovra economica e finanziaria 2020 non ha previsto nulla per il Sud ndr) quali misure intende intraprendere per invertire la tendenza e garantire un adeguato livello d’investimenti al Sud. Nel caso in cui non fossero rispettati gli impegni presi con Bruxelles, la Commissione potrebbe anche attuare una ‘rettifica finanziaria’, che significa un taglio dei fondi strutturali.

Per la cronaca, i fondi strutturali europei sono quelli destinati alle citate Regioni del Sud Italia ad Obiettivo Convergenza: se ne deve dedurre che le conseguenze negative dei mancati investimenti del Governo italiano nel Sud le pagherebbero Campania, Puglia, Calabria e Sicilia!

Bella questa, no? Il Governo nazionale non investe nel Sud e l’Unione europea punisce non lo Stato italiano, ma le Regioni del Sud!

Con questa bizzarra ‘punizione’ lo Stato italiano non solo non paga le conseguenze perché non investe nel Sud, ma ci guadagna pure, perché i fondi europei vengono cofinanziati dallo Stato: se vengono tagliati lo Stato italiano risparmia sul cofinanziamento!

“Non conosco nessun altro Paese che ha una situazione così debole per quanto riguarda gli investimenti pubblici – ha detto Lemaitre aprendo i lavori della Settimana europea delle città e delle regioni -. Gli sforzi europei fatti attraverso il bilancio comunitario sono stati neutralizzati dai tagli agli investimenti pubblici nel Mezzogiorno e questo è legato anche alla capacità amministrativa, ma siamo certi che con un’attenzione adeguata dedicata a questo campo potrebbero esserci molti investimenti pubblici in più al Sud. E allora, forse, cominceremmo a fare la differenza”.

Veramente, nei giorni scorsi, l’Eurispes ha certificato che, dal 2000 al 2017, lo Stato italiano ha sottratto al Sud 840 miliardi di euro.

Se consideriamo la spesa pro capite, scopriamo che nel 2016 è stata pari a 15.06 euro nel Centro-Nord, mentre nel Sud si è attestata a 12.040 euro. Risultato peggiore, per il Sud, nel 2017, se è vero che la spesa pro capite  si è scesa a 11.929 euro (-0,8%), mentre quella del Centro-Nord è aumentata dell’1,6%, arrivando a quota 15.297.

Come scriviamo spesso, l’Unione europea impone politiche economiche restrittive che, in Italia, vengono fatte pagare, fino dov’è possibile, al Sud. Insomma: l’Europa toglie all’Italia e l’Italia (del Nord) toglie al Sud!

Alla luce di questi fatti oggettivi non riusciamo a capire l’ottimismo dell’Unione europea, che si dice certa di “molti investimenti pubblici in più al Sud”. Come già accennato, nella legge nazionale di Bilancio 2020, per il Sud, c’è poco o nulla. Mentre in prospettiva, al contrario, c’è l’Autonomia differenziata, ovvero lo scippo di circa 62 miliardi di euro al Sud.

Eh già, perché un Governo nazionale nel quale si litiga su tutto, su una cosa sono tutti d’accordo: nell’Autonomia differenziata da applicare subito, senza i Lep, i Livelli essenziali delle prestazioni, per consentire – perché di questo si tratta – a Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna di cominciare a tenersi i soldi che oggi vanno al Sud attraverso la fiscalità generale.

QUI L’ARTICOLO DELL’ANSA

Foto tratta da Wikipedia

 

 

 

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