La Puglia difende il proprio olio d’oliva extra vergine. E Calabria e Sicilia che fanno?

16 gennaio 2020

Attenzione: non è la politica pugliese che difende l’olio d’oliva extra vergine di questa Regione. Il merito va al gruppo MEGAMARK che sta provando un’alleanza con gli agricoltori per vendere l’olio d’oliva extra vergine prodotto in Puglia, eliminando l’olio d’oliva estero. Il tutto a tutela degli agricoltori, dei consumatori e dell’economia pugliese. Aspettiamo notizie da Sicilia e Calabria… 

In Puglia la definiscono la battaglia a sostegno dell’olio d’oliva extra vergine di questa Regione e, in generale, a sostegno degli agricoltori pugliesi. Qualche giorno fa abbiamo raccontato del gruppo MEGAMARK, che ha annunciato una campagna in favore dell’olio d’oliva extra vergine italiano e, in particolare, pugliese, con la sospensione della vendita, nei supermercati DOK e FAMILA, dell’olio d’oliva comunitario. La campagna prosegue, come leggiamo in un articolo de il Quotidiano del Sud:

“L’epoca del mercato globale ingenera paradossi come il seguente: la Puglia, terra di alberi d’ulivo, è invasa di olio straniero. L’aggressione di prodotti importati non fa che spingere sul lastrico molti olivicoltori e provocare disappunto nei consumatori, che si sentono ingannati. Da questo diffuso senso d’insofferenza è nata una campagna di salvaguardia dell’olio locale, cui sta aderendo anche la Grande distribuzione”.

La Coldiretti Puglia, nei giorni scorsi, ha denunciato la presenza di 10 milioni di chili di olio d’oliva proveniente dall’estero. Com’è possibile che nella prima Regione italiana per la produzione di olive da olio e di olio d’oliva extra vergine siano arrivati, addirittura!, 10 milioni di chili di olio d’oliva estero?

E dire che quest’anno la Puglia e, in generale, quasi tutte le zone olivicole italiane (che per il 90% si localizzano in Puglia, in Calabria e in Sicilia) registrano una ripresa della produzione dopo il crollo dell’annata precedente. Ne il Quotidiano del Sud leggiamo che, nel Salento, sempre in Puglia, il crollo della produzione sia del 50%: ma a onor del vero non sappiamo se tale flessione della produzione di olive sia da ascrivere alla Xilella o ai mezzi che sono stati messi in campo per contrastare questo strano batterio… Qualche dubbio lo nutriamo, anche alla luce di quello che ha raccontato sulla Xilella il senatore Saverio De Bonis.

Sempre su il Quotidiano del Sud leggiamo una dichiarazione di Savino Muraglia, presidente di Coldiretti Puglia:

“Dall’anello più debole della catena fino alla trasformazione, tutta la filiera dell’olio è strozzata da pratiche commerciali che hanno fatto crollare del 40 per cento il prezzo dell’olio. L’invasione di olio d’oliva spagnolo con le importazioni che nel 2019 sono cresciute in quantità del 48 per cento non fanno che aggravare la situazione con gravi ripercussioni sul mercato e sull’Uliveto Italia. Le speculazioni in campagna vanno stanate sui banchi di vendita al consumo”.

“In una bottiglia di olio venduta sugli scaffali della grande distribuzione – prosegue Muraglia – a 2/3 euro è impossibile sia contenuto olio extravergine di oliva perché non coprono neanche i costi di produzione. L’olio extravergine di oliva made in Italy non può essere venduto a meno di 7-8 euro al litro allo scaffale. Bisogna guardare con più attenzione le etichette, acquistare oli sulla cui etichetta è esplicitamente indicato che siano stati ottenuti al 100 per 100 da olive italiane o di acquistare direttamente da aziende olivicole e frantoiani che fanno della tracciabilità il fiore all’occhiello aziendale”.

Di fatto, la Coldiretti pugliese dice quello che noi ripetiamo da tempo: l’olio d’oliva extra vergine va acquistato “da aziende olivicole e frantoiani che fanno della tracciabilità il fiore all’occhiello aziendale”.

Qui entra in scena il Cavaliere Giovanni Pomarico, numero uno del gruppo MEGAMARK, a cui fanno capo i supermercati Dok e Famila.

L’imprenditore di Andria ha deciso di sostenere “le vendite dell’olio extravergine italiano con una forte e continua presenza sui volantini e sui media”.

“Siamo tutti chiamati – scrive sempre il Quotidiano del Sud riportando le parole del Cavaliere Pomarico – a scegliere l’extravergine italiano, vero scrigno di alta qualità e portatore indiscusso di benessere e salute ricordandoci sempre che gli ulivi rappresentano un’affascinante attrazione per tanti turisti innamorati dei nostri territori. È importante essere uniti per sostenere l’economia del Sud”.

La Puglia dimostra di essere una Regione coesa, dove agricoltura e commercio cooperano nell’interesse dell’economia pugliese.

Si può dire la stessa cosa di Calabria e Sicilia? Della Calabria non sappiamo; della Sicilia, invece, sappiamo molto: registriamo, sull’olio d’oliva extra vergine, l’assenza della Regione siciliana (forse il presidente della Regione, Nello Musumeci, dovrebbe avocare a sé almeno la questione grano duro e olio d’oliva e magari anche la gestione del settore agrumicolo) e la presenza massiccia di una Grande distribuzione organizzata che vende olio d’oliva ‘extra vergine’ a 3 euro a bottiglia!

A nostro avviso servirebbe una grande campagna d’informazione per far capire ai siciliani che con 3 euro – come dice anche il presidente di Coldiretti Puglia – è “impossibile” acquistare una bottiglia di vero olio d’oliva extra vergine italiano, perché i 3 euro “non coprono neanche i costi di produzione”.

Sul prezzo basso dell’olio d’oliva extra vergine abbiamo chiesto un parere a un nostro amico: si tratta di Domenico Iananntuoni, ingegnere pugliese che vive a Milano, ma che non ha mai abbandonato la sua terra di origine dove continua a condurre una piccola azienda olivicola:

“I consumatori pugliesi – ci dice Iannantuoni – per quanto allettati dai bassi prezzi, si sentono traditi perché vorrebbero a prezzi bassi il prodotto pugliese e non tunisino. Io sono un piccolo produttore della Daunia e vi garantisco che a me un litro di olio costa 14,00 euro. Ovviamente non lo vendo, io a quel prezzo o sego il mio uliveto borbonico o faccio al massimo sentire l’odore. Oggi l’olio extra vergine di oliva per garantire un minimo di redditività per i grandi produttori deve costare in frantoio non meno di 8 €/litro. Tutto il resto è feccia che vi porta dritti al camposanto!”.

Più chiaro di così!

(Per la cronaca, Ianannantuoni si è occupato di olio d’oliva extra vergine in questo articolo che ha firmato con Michele Eugenio Di Carlo).

Foto tratta da Agorà Blog 

QUI L’ARTICOLO DE IL QUOTIDIANO DEL SUD

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