Ha ragione Mario Pagliaro: il prezzo del grano duro sta aumentando. Sbagliato siglare contratti di filiera!

Ha ragione Mario Pagliaro: il prezzo del grano duro sta aumentando. Sbagliato siglare contratti di filiera!
29 novembre 2019

Anche se l’attuale Governo Conte bis – cosa molto probabile – affosserà la CUN, se sono vere le previsioni di Mario Pagliaro, basate sull’andamento climatico nel mondo (e fino ad oggi si sono dimostrate tali), il prezzo del grano duro è destinato a crescere. Una congiuntura internazionale che potrebbe aiutare, nel prossimo anno, i produttori di grano duro del Sud Italia. L’importante è non cadere nel tranello dei contratti di filiera  

Da mesi Mario Pagliaro, chimico, ricercatore del CNR, appassionato di climatologia, si cimenta sulla propria pagina Facebook sulle previsioni dei prezzi del grano duro. Fino ad oggi, bisogna dirlo, non ha sbagliato. Magari in Sicilia, terra strana assai anche su questo fronte, i prezzi del grano duro non hanno registrato l’impennata che ha caratterizzato e caratterizza altre Regioni del Sud Italia. Ma, lo ribadiamo, va detto che l’aumento del prezzo c’è.

“Ricordate i #servizi dei Tg a Giugno che parlavano di prezzi ‘in fase di crollo, che mettono fuori mercato i nostri agricoltori’? E le interviste agli ‘esperti’ tutti concordi? – scrive Pagliaro -. È come il #fantameteo, la #fantagricoltura. Noi vi anticipammo solitari il grande aumento dei prezzi molti mesi fa. ‘Adesso – vi dicono gli stessi: il capitale finanziario – i prezzi si ‘stabilizzeranno, anzi scenderanno’. Noi vi diciamo: I prezzi #cresceranno invece ad un livello tale, e la produzione subirà un tale crollo, che fra meno di un anno la #requisizione del grano sarà realtà in molti Paesi del mondo”.

In effetti, lo scorso Luglio, in solitudine, Mario Pagliaro avvertiva gli agricoltori del Sud Italia – zona d’elezione per la coltivazione del grano duro – che il prezzo di questo cereale sarebbe aumentato.

Pagliaro analizzava l’andamento climatico nel mondo. In alcuni Paesi, causa un andamento climatico sfavorevole – questa in sintesi la sua tesi – la produzione di grano duro, nel mondo, sarebbe diminuita. E quando l’offerta di un bene diminuisce, è noto, i prezzi schizzano all’insù. I fatti gli stanno dando ragiona.

Dopo di che Pagliaro azzarda una nuova previsione:

“In pochi mesi la nuova #IRI che dovrà salvare l’Italia – scrive Pagliaro – si dovrà occupare anche di #nazionalizzare la produzione del grano, per portare l’Italia in tempi rapidi a soddisfare #senza importazioni la domanda nazionale di grano”.

L’IRI era l’Istituto per la Ricostruzione Industriale voluto da Mussolini e poi valorizzato nella Prima Repubblica. La disinformazione – e la scorrettezza di chi, nella cosiddetta Seconda Repubblica, si sarebbe arricchito privatizzando alcuni asset dell’IRI – la dipingeva come un “carrozzone”.

In realtà, l’IRI era un colosso che il mondo invidiava all’Italia. Quando il nostro Paese era governato da democristiani e socialisti l’IRI era una potenza industriale che tedeschi e francesi volevano a tutti i costi smantellare: e ci sono riusciti grazie anche a Tangentopoli.

Oggi si parla di ricostituire l’IRI per evitare che l’Italia perda anche il controllo dei propri cieli (Alitalia) e il mercato dell’acciaio. Con l’occasione – questo crediamo sia il ragionamento di Pagliaro – l’Italia dovrebbe potenziare la propria produzione di grano duro del Sud Italia, che non contiene né glifosato, né micotossine (a differenza di certi grani esteri che sono pieni di questi e di altri contaminanti).

Pagliaro, a dimostrazione che il prezzo del grano duro è cresciuto riposta un articolo di AGRONOTIZIE. Dove, in effetti, si evince che il prezzo del grano duro del Sud Italia è cresciuto.

Basti pensare al mercato di Foggia, dove il prezzo del grano duro, da 20 euro al quintale dei primi mesi dell’anno è passato a poco più di 28 euro al quintale di oggi.

“Un salto di ben 48 euro alla tonnellata lungo l’arco di 42 sedute di Borsa merci tenutesi nei primi 11 mesi dell’anno – scrive AGRONOTIZIE -. Sono numeri che fanno pensare, che indicano un incremento dei prezzi non raffrontabile in tempi recenti, sempre che non si torni con il calendario al 2015”.

“Leggiamo sempre su AGRINOTIZIE:

“Il 2018 si è chiuso all’insegna dei rialzi per i prezzi del grano duro nel mercato italiano, segnalava la newsletter di Borsa merci telematica italiana a fine gennaio scorso, che sottolineava anche come ciò fosse stato possibile: ‘Grazie al buon andamento della domanda e alle attese negative sulle prossime semine, si è interrotta la fase di stagnazione che si registrava praticamente fin dall’avvio dell’attuale campagna commerciale’”.

Nell’articolo di AGRINOTIZIE che alleghiamo in calce si può leggere l’andamento del mercato di Foggia che, lo ricordiamo, è il più importante mercato del grano duro italiano.

E’ importante segnalare che l’aumento del prezzo del grano duro italiano – di certo significativo, ma non da record – è avvenuto nonostante l’assenza della CUN, la Commissione Unica Nazionale che dovrebbe eliminare le speculazioni che prima tenevano basso il prezzo del grano duro del Sud Italia (18-20 euro al quintale) e che, adesso, impediscono una crescita più sostenuta dei prezzi.

Sul grano duro del Meridione d’Italia pesa, purtroppo, la presenza dell’industria della pasta che ha tutto l’interesse a tenere bassi i prezzi di questo cereale. Il crescente rifiuto dei consumatori di pasta al glifosato sta costringendo l’industria della pasta a reperire il grano del Sud Italia: ma loro, gli industriali, che hanno fatto sempre il bello e il cattivo tempo nel mondo agricolo,  vorrebbero imporre i prezzi.

Grazie anche ad organizzazioni agricole che fanno male il proprio lavoro, gli industriali stanno provando a ‘intrappolare’ gli agricoltori del Sud che producono grano duro nei contratti di filiera. Ma la vera arma per non fare decollare il grano duro del Sud è il blocco della CUN.

La CUN, se funzionante, farebbe venire meno le speculazioni al ribasso sui prezzi del grano duro. I passati Governi nazionali – prima il Governo Renzi, poi il Governo Gentiloni e poi ancora il Governo di grillini e leghisti hanno bloccato la CUN per favorire gli industriali.

La stessa cosa potrebbe avvenire con l’attuale Governo Conte bis. Non saranno certo il PD e Italia Viva di Renzi – due formazioni politiche antimeridionali – a far decollare la CUN (peraltro i renziani esprimono la Ministra delle Politiche agricole, Teresa Bellanova: un marchio e una garanzia…) – a far partire la CUN. Dovrebbero essere i grillini a spingere, anche per recuperare i voti al Sud che hanno perso e che continuano a perdere.

Ma noi, ormai, sui grillini no riponiamo più alcuna speranza. A meno che, come abbiamo scritto ieri, non si materializzi una scissione: in questo caso, i grillini che abbandoneranno Beppe Grillo, ormai perso dentro il PD, potrebbero fare qualcosa. 

Politica fallimentare a parte, un fatto è certo: se le previsioni di Mario Pagliaro sono esatte – e fino ad ora lo sono state – il prezzo del grano duro aumenterà comunque. E questo andrà a tutto vantaggio degli agricoltori del Sud che non debbono assolutamente sottoscrivere contratti di filiera con le industrie!

QUI L’ARTICOLO DI AGRONOTIZIE

 

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