Qualcuno ha avvertito gli italiani del nuovo MES? Come mai la politica italiana tace?

Qualcuno ha avvertito gli italiani del nuovo MES? Come mai la politica italiana tace?
16 novembre 2019

Giusto occuparsi dell’acqua alta di Venezia e del reddito di cittadinanza. Ma i cittadini italiani sono stati informati sulle modifiche del MES che il Parlamento italiano dovrà ratificare? Lo sanno che, una volta che il parlamento avrà detto sì, tutti i titoli di Stato con durata superiore a un anno emessi a partire dal 2013 potranno essere modificati a piacere al fine di rispondere alle necessità dello Stato che emette il titolo? Non è che il Governo Conte bis è arrivato per questo? 

di Giovanni Maduli

Nell’assordante silenzio dei media, totalmente asserviti agli euroschiavisti dell’alta finanza globalista, sta per consumarsi la stretta finale del famigerato MES sulle libertà dei Popoli. Entro dicembre infatti il nostro Paese sarà chiamato ad esprimersi sulle modifiche al citato MES (Meccanismo Europeo di Stabilità lo chiamano…) proposte dalla UE. Proposte che, di fatto, esautorano la già abusiva Commissione europea attraverso l’istituzione di un “organismo commissariale” ancora superiore che, arbitrariamente, stilerà direttamente le leggi di bilancio dei vari Paesi europei e, come se ciò non bastasse, stabilirà autonomamente l’aliquota di contributo di ogni Stato al MES e questo senza che i singoli Stati possano nulla obiettare (l’Italia, attualmente, è già impegnata nel versamento di ben 125 miliardi di euro in 5 anni).

In “nostri” politici sanno di cosa si tratti? Ne dubitiamo fortemente.

L’ITALIA FARA’ LA FINE DELLA GRECIA? – Così, probabilmente, fra un inciucio e un altro, fra inutili discussioni sulle recenti elezioni in Umbria, sulle prossime elezioni in Emilia, sul taglio dei parlamentari ed altre amenità del genere, ci stiamo “spensieratamente, serenamente e allegramente” avviando verso la totale schiavizzazione nei confronti di criminali privati che, solo in virtù del loro smodato potere economico, si ritengono in diritto di decidere della vita e della morte di interi Paesi. Vedi Grecia, ma poi toccherà agli altri…

Per quel che ci riguarda più direttamente, nel plaudire alla recente nascita di nuovi movimenti e partiti “meridionalisti”, segno comunque di un fervore impensabile fino a pochi anni addietro, si deve rilevare con estremo rammarico, amarezza e costernazione come nessuno di questi nascenti partiti si occupi dei problemi che sono alla base del disastro che stiamo vivendo da quel maledetto anno in cui fummo obbligati ad accettare l’euro e questa UE. Nessuno di questi partiti sembra volere occuparsi del problema dei problemi e cioè, oltre che dell’inevitabile indipendenza, della indispensabile sovranità monetaria che, sola, può garantire una vera e proficua sovranità politica.

Per comprendere meglio ciò che avverrà a breve, riporto qui di seguito due brevi stralci da articoli sull’argomento, tratti rispettivamente da Contropiano.it del 4 luglio 2019 e da Vvox.it del 19 agosto 2019.

“Nell’Eurogruppo del 14 giugno scorso – leggiamo su Contropiano Giornale comunista – i Ministri dell’Economia dell’area euro hanno concordato una serie di modifiche all’operatività del MES, modifiche che andranno confermate entro dicembre e poi ratificate dai parlamenti nazionali di tutti i Paesi membri. Il fulcro di queste modifiche sta nella definizione degli strumenti a disposizione del MES. Ad oggi, infatti, il Meccanismo ha operato principalmente attraverso classici prestiti (Irlanda, Portogallo, Grecia e Cipro) accompagnati dal Memorandum, una forma di intervento politicamente ingombrante e scomoda: un Paese sottoposto ad un programma di aggiustamento macroeconomico come il Memorandum si considera infatti commissariato dalla Troika, dovendo rispettare una serie di dettagliati impegni con le istituzioni europee che coprono tutto lo spettro della politica economica, dalle riforme strutturali al mercato del lavoro, passando ovviamente per le principali variabili di finanza pubblica”.

L’ITALIA E’ ANCORA UN PAESE LIBERO? – “Lo spettro della Troika – prosegue l’articolo di Contropiano – fu agitato in Italia per favorire la nascita del governo Monti nel 2011, con l’argomento che un governo tecnico avrebbe risparmiato alla terza economia dell’area euro l’umiliazione del commissariamento. Il nuovo MES prefigurato dall’Eurogruppo sviluppa degli strumenti di intervento più agili, politicamente più accettabili, delle “linee di credito precauzionali” capaci di garantire una copertura finanziaria minima ma efficace agli Stati disciplinati, inaugurando il principio della cosiddetta condizionalità ex-ante: se ti comporti bene, cioè se rispetti tutti i vincoli europei, sei schermato da attacchi speculativi perché hai automaticamente accesso a queste linee di credito. Come spiegato sul sito dello stesso MES:

‘L’ipotesi di base è che la mera disponibilità del denaro sia sufficiente a calmare le preoccupazioni dei mercati, e che dunque nessun effettivo esborso di quel denaro si renda poi necessario'”.

“Il rischio di un attacco speculativo – prosegue Contropiano – che opera normalmente attraverso masse di vendite che colpiscono i titoli del debito pubblico di un Paese, sarebbe disinnescato dalla semplice disponibilità delle linee di credito del MES: sapendo che un Paese può ricorrere alla leva finanziaria straordinaria dell’Unione Europea, nessuno speculatore avrà il coraggio di avviare l’ondata di vendite perché rischierebbe di scontrarsi con una potenza di fuoco tale da soverchiarlo e infliggergli ingenti perdite in conto capitale. In tal modo il rispetto dei parametri europei – cioè l’esecuzione dell’austerità – viene esplicitamente legato ad una serie di strumenti monetari capaci di assicurare la stabilità finanziaria di un Paese. Ma le poche righe citate dal sito del MES possono essere lette in negativo, e rivelano il piano destabilizzante che è alla base di quel meccanismo: la mera indisponibilità delle linee di credito – che deriva dalla mancanza dei requisiti e dunque dalla indisciplina fiscale – sarà sufficiente a scatenare i mercati contro il debito pubblico di un Paese. Detto altrimenti: se ti comporti male, se devii dal percorso indicato da Bruxelles, perdi i requisiti necessari all’accesso alle linee di credito precauzionale: questo significa dare il via libera ai fondi speculativi per attaccare tutti i Paesi ‘indisciplinati’, nella certezza che le autorità monetarie europee non alzeranno un dito, almeno fino a quando il Paese in difficoltà non sottoscriverà un Memorandum. Nella riforma del MES viene così scritto nero su bianco che i Paesi aderenti all’euro subiscono un ricatto fondato sulla rinuncia alla sovranità monetaria: la difesa del loro debito pubblico sui mercati finanziari viene esplicitamente subordinata al rispetto della linea politica dettata dalle istituzioni europee. E tale linea politica, come abbiamo già avuto modo di analizzare, è assolutamente immodificabile sia nella struttura portante che nelle sue concrete articolazioni”.

“Le linee di credito precauzionale – prosegue l’articolo – previste dalla riforma del MES sono due, la Linea di Credito Precauzionale Condizionate (PCCL, dall’acronimo inglese) e la Linea di Credito a Condizioni Rafforzate (ECCL, dall’acronimo inglese). L’accesso alla PCCL richiede, oltre alla verifica di solide fondamenta economiche e della sostenibilità di lungo periodo del debito pubblico: a) un deficit pubblico inferiore al 3% del PIL ed un deficit strutturale in linea con le prescrizioni del Fiscal Compact, b) un rapporto debito/PIL inferiore al 60% oppure il rispetto del percorso di riduzione del debito verso quel rapporto al ritmo di 1/20 all’anno, c) l’accesso ai mercati a condizioni ragionevoli per il rifinanziamento del debito pubblico, d) una posizione nei confronti dell’estero sostenibile ed infine e) l’assenza di particolari vulnerabilità del settore finanziario”.

O BILANCIO RIGIDO O INSTABILITA’ FINANZIARIA – “Il ricorso alla PCCL – leggiamo sempre su Contropiano – non richiede la sottoscrizione di un Memorandum, ma si limita ad una Lettera di Intenti che rifletta l’impegno a mantenere in ordine i conti, prevedendo una verifica semestrale dei requisiti di accesso alla linea di credito. I Paesi caratterizzati da solide fondamenta economiche e da un debito pubblico considerato sostenibile, ma che non hanno tutte le carte in regola per accedere alla PCCL possono ricorrere alla seconda linea di credito prevista dal MES, l’ECCL, che rappresenta una via di mezzo tra la linea di credito precauzionale ed il tradizionale prestito: caratterizzata da un’elevata flessibilità operativa e tempi rapidi, richiede comunque la sottoscrizione di un Memorandum, anche se più leggero di quello previsto dal classico prestito della Troika. L’Italia oggi non avrebbe i requisiti per accedere alla PCCL, perché non sta riducendo il suo debito pubblico al ritmo richiesto dal Fiscal Compact, e dunque si vedrebbe negare l’accesso alla principale linea di credito precauzionale del MES. In pratica, il nuovo MES rappresenta un piano inclinato che costringe l’Italia a scegliere tra la ferrea disciplina di bilancio o l’instabilità finanziaria: la riforma del Meccanismo Europeo di Stabilità sancisce la vulnerabilità sui mercati finanziari di tutti i Paesi indisciplinati, offrendoli in pasto alla speculazione”.

Interessante anche l’articolo di Vvox:

“A seguito delle dimissioni del professor Paolo Savona da ministro agli Affari Europei per passare alla Consob, la delega ai rapporti con l’Ue è stata assunta direttamente dal premier, che nel mese di giugno ha comunicato che avrebbe informato sulla riforma del MES il Parlamento, tenutone all’oscuro nonostante la legge Moavero che prevede la discussione in aula su ogni trattato economico-finanziario prima del voto da parte del governo a Bruxelles. Una legge, questa, voluta dal PD a seguito della frettolosa approvazione del MES nel 2012. Il MES o fondo salva-Stati ha assorbito l’ESFS (European Financial Stability Facility), in funzione dal 2010 al 2013. Giuridicamente è soggetto alle leggi internazionali, dal punto di vista del bilancio ha un capitale di 700 miliardi, e l’Italia detiene una quota di 14,33 miliardi già versati, più 125,39 da versare in caso di richiesta”.

CHE FINE FARANNO I TITOLI DI STATO? – “Il trattato che lo istituisce – prosegue l’articolo di Vvox – contiene anche una clausola chiamata CACs (Clausola di Azione Collettiva) che si applica ai titoli di Stato (BTP, CCT etc). Questo tipo di clausole è micidiale perché prevede che i termini e le condizioni dei titoli di debito pubblico possono essere modificati attraverso un accordo tra lo Stato e una percentuale dei possessori dei titoli. Qualche esempio chiarirà la pericolosità delle CACs. Il Btp scadeva al 2025? La scadenza posso spostarla al 2030. Il titolo valeva 1000 euro? Ne possono essere rimborsati 500 o anche meno. Il titolo dava un rendimento connesso all’inflazione? Può non essere corrisposto affatto oppure solo una frazione dell’inflazione. Tutti i titoli di Stato con durata superiore a un anno emessi a partire dal 2013 possono essere modificati a piacere al fine di rispondere alle necessità dello Stato che emette il titolo. Per aver accesso al MES gli Stati europei devono sottoscrivere un Memorandum d’Intesa (Memorandum of Understanding), che tradotto vuol dire fare riforme del welfare e taglio della spesa pubblica su indicazione della Commissione europea, della Banca Europea degli Investimenti e del Fondo Monetario Internazionale che ne sorvegliano l’attuazione come ‘commissari’, limitando la sovranità del Paese che richiede l’assistenza. Le decisioni sono prese a maggioranza dai ministri delle finanze della zona euro, da un direttore generale e un consiglio di amministrazione nominato dai suddetti ministri”.

COME MAI IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO CONTE NON INFORMA IL PARLAMENTO? – “Il 13 giugno – prosegue l’articolo di Vvox – è iniziato il percorso di riforma del MES che dovrà completarsi entro dicembre trasformandosi in ‘Fondo Monetario Europeo’. Una modifica che di fatto escluderebbe l’Italia in caso di bisogno, dato che il fondo interverrebbe solo se il Paese dimostra di avere un debito sostenibile e rispetta i parametri di Maastricht. Il 19 giugno la Camera ha approvato una risoluzione chiedendo al governo di trasmettere al Parlamento le proposte di modifica del MES elaborate dalla UE in modo che possa pronunciarsi con un atto di indirizzo e sospendere ogni eventuale accordo o firma prima di qualsiasi pronuncia dell’organo sovrano. Sono passati due mesi e dell’impegno del Presidente del Consiglio è restata lettera morta. Non si conosce nemmeno a che punto è la discussione e se il governo ha firmato qualcosa. C’è stato uno scambio tutto politico tra la firma e l’azzeramento della procedura di infrazione per i nostri conti pubblici? Perché la modifica di un Trattato intergovernativo con implicazioni così rilevanti non è stato ancora trasmesso al Parlamento? Una cosa è sicura: di fronte ad un’Unione Europea in mano alla tecnocrazia finanziaria, tutti i governi sono ugualmente proni. Alla faccia del sovranismo”.

QUI PER ESTESO L’ARTICOLO DI CONTROPIANO

QUI PER ESTESO L’ARTICOLO DI VOX

QUI UN ARTICOLO DI INSIDEOVER

Foto tratta da Finance by Close-up Engineering

 

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