Chiude l’ILVA di Taranto? Bene: portiamo gli alti forni a Milano, a Torino, a Genova e a Firenze!/ MATTINALE 456

14 novembre 2019

La pestifera acciaieria di Taranto sta finalmente chiudendo. Se, come dicono al Centro-Nord, l’acciaio è “strategico” per l’economia italiana (del Centro Nord, ovviamente) il Governo Conte bis trasferisca alti forni e inquinamento a Milano, a Torino, a Genova e magari nella Firenze di Renzi. Così ‘salveranno’ l’economia italiana (cioè l’economia del Centro Nord Italia) e lasceranno in pace Taranto e il Sud  

La politica – la vera politica – si vede nei momenti difficili, quando si debbono trovare soluzioni a problemi complessi, se non impossibili. L’ILVA di Taranto è uno di questi problemi: complesso e di difficile soluzione. Ma per quanto di difficile soluzione, in generale è piuttosto difficile che un Governo sbagli tutte le mosse. Ricordate il 13 della schedina? E difficile indovinare i risultati di 13 partite di calcio: ma è altrettanto difficile sbagliare tredici pronostici! Ebbene, su Taranto il Governo Conte bis è come se avesse sbagliato 13 pronostici su tredici partite!

Non ne stanno indovinando una, i quattro partiti che danno vita al Governo più scalcagnato, più confusionario e più tassaiuolo della storia della Repubblica italiana (Movimento 5 Stelle, PD, Italia Vera di Renzi e Liberi e Uguali).

In questa storia dell’acciaieria di Taranto ci sono errori commessi dal Governo Renzi, e precisamente dall’ex Ministro Carlo Calenda. E’ stato quest’ultimo che, con grande superficialità, ha portato nel mondo dell’acciaio italiano il cavallo di Troia dell’Arcelor Mittal. 

Quando Calenda inizia la trattativa con il gruppo franco-indiano la crisi dell’acciaio era già nelle cose. Magari con c’era ancora stato il pronunciamento del WTO sulla furbata del gruppo Airbus: ma proprio su questa vicenda Trump, già in campagna elettorale, aveva promesso il pugno duro. I dazi doganali americani erano più che prevedibili.

Con molta probabilità, i signori dell’Arcelor Mittal – che di italiano non hanno nulla e che non hanno alcun motivo per difendere l’acciaio italiano – si sono infilati in Italia per prendere quello che c’era da prendere e poi andare via. Ci sono riusciti grazie ai ‘geni’ del Movimento 5 Stelle, del PD e dei renziani.

I grillini, nella campagna elettorale nell’inverno 2018, avevano promesso ai tarantini la chiusura dell’ILVA. Ma i grillini – con in testa quello che ride sempre, al secolo Luigi di Maio – una volta arrivati al Governo, si sono rimangiati gli impegni assunti con i tarantini e, con una superficialità disarmante, hanno fatto accomodare in Italia il cavallo di Troia.

Una volta dentro, i signori dell’Arcelor Mittal hanno preso atto dello scenario che già conoscevano: e cioè che l’impianto di Taranto, benché commisurato agli interessi dell’industria sulla pelle dei cittadini di Taranto (nell’ILVA di Taranto, da sempre, o ci si lavora o si muore: basti pensare che le modalità di produzione dannose per l’ambiente e per la salute dei cittadini sono state eliminate a Genova e raddoppiate a Taranto, secondo il noto principio che l’Italia porta avanti dal 1860 stando al quale i ‘cafoni’ meridionali possono pure morire), andava sbaraccato, magari per regalare le quote di mercato internazionale ad acciaierie di altri Paesi.

A fornire ad Arcelor Mittal il destro per mollare Taranto ha pensato lo stesso Governo italiano. Il tanto discusso scudo penale esisteva per la gestione commissariale dell’ILVA, che doveva continuare a produrre e a inquinare senza il ‘fastidioso’ problema di doverne rispondere alla Giustizia.

Questo è un punto centrale. Alla politica – alla politica nazionale e ai governanti della Puglia e della città Taranto e, soprattutto, ai sindacalisti, tranne pochissime eccezioni – dell’ambiente e dei cittadini di Taranto non glien’è mai fregato nulla.

Già negli anni ’80 del secolo passato erano note le malattie che colpivano i tarantini: adulti e bambini. Ma l’acciaio dell’ILVA di Taranto – che lo ricordiamo è la più grande acciaieria d’Europa – serviva al settore manifatturiero italiano (che al 90% fa capo al Centro Nord Italia) e, serviva, soprattutto, all’industria automobilistica. Morale: i tarantini potevano continuare ad ammalarsi e a morire nel nome dell’acciaio.

Il trinomio lavoro-inquinamento-malattie è sempre stato presente a Taranto. Negli anni ’70 e, in parte, negli anni ’80 del secolo passato nell’acciaieria di Taranto lavoravano 60 mila addetti, così politici e sindacati avevano buon gioco a far ‘digerire’ alla città inquinamento e malattie.

Ma anche per l’acciaio vale la dura legge economica: chi lavora l’acciaio ne impiega sempre meno e, man mano che migliorano le tecnologie, si riduce la manodopera.

Oggi a nell’acciaieria di Taranto ci sono, sì e no, 8 mila dipendenti (una parte dei quali in Cassa integrazione). Conviene ancora tenere bloccata una città per un numero così esiguo di lavoratori?

Per il Governo Renzi – in assoluto uno dei Governi più antimeridionali della storia della Repubblica italiana – Taranto doveva continuare con l’acciaio. Così lo scudo penale è stato esteso anche ai franco-indiani della Arcelor Mittal.

Poi sono arrivati i governanti Giallo-Verdi. E a loro va merito di aver tolto lo scudo penale all’Arcelor Mittal.

Il ragionamento che ha portato all’eliminazione dello scudo penale è corretto. E’ stato introdotto con la scusa che Arcelor Mittal, oltre a produrre acciaio, avrebbe dovuto bonificare l’area industriale di Taranto. Ora, la tesi che un gruppo industriale internazionale, in tempo di liberismo sfrenato, venga a Taranto per bonificare l’inquinamento pregresso e, contemporaneamente, per produrre acciaio non sta né in cielo, né in terra.

Tutti sapevano – e lo sapevano in primo luogo le mamme dei bambini di Taranto – che lo scudo penale avrebbe protetto sì Arcelor Mittal dall’azione di ‘bonifica’, ma avrebbe protetto, soprattutto, il gruppo franco-indiano dalla magistratura durante i processi di produzione.

Perché – e questo è un altro punto centrale – se, da un lato, la politica e i sindacati non si sono mai occupati della salute dei cittadini di Taranto, non altrettanto può dirsi della magistratura, che invece, da decenni, cerca di tutelare i cittadini dall’inquinamento e, in generale, l’ambiente.

La dimostrazione che è la politica, in Italia, che dà alla magistratura un ruolo ‘sociale’. 

Lo scudo penale, alla fine, è stato messo dalla politica, con l’avallo dei sindacati, per impedire alla magistratura di portare alla sbarra chi inquinava l’ambiente!

E’ in questo scenario che sono arrivati i dilettanti allo sbaraglio del Governo Conte bis. Avvocato di successo, Giuseppe Conte, in quanto pugliese, dell’ILVA di Taranto avrà sicuramente qualche ricordo da bambino, ma nulla di più, a giudicare dalle sue mosse da elefante in una cristalleria.

Avendo capito – da avvocato – che i signori della Arcelor Mittal, con l’eliminazione dello scudo penale si sono messi il più classico dei ferri dietro la porta (nel senso che andranno via dall’Italia e non pagheranno nemmeno le penali), ha provato – e ci sta ancora provando – a ripristinare lo scudo penale.

Dal suo punto di vista – dal punto di vista civilistico – il Presidente del Consiglio Conte ha ragione: perché regalare anche questo vantaggio ad Arcelor Mittal?

Ma c’è l’altra faccia della medaglia: ripristinare lo scudo penale significa, ancora una volta, far pagare ai cittadini di Taranto il costo dell’inquinamento: ovvero produrre acciaio, inquinare l’ambiente, provocare malattie senza essere perseguiti dalla Giustizia.

Tra l’altro oggi, la sensibilità dei tarantini, rispetto al passato, è molto diversa. Alla fine sono solo 8 mila lavoratori (di cui una parte in Cassa integrazione). E tutti, a Taranto, stanno cominciando a capire che questa bellissima città con un mare spettacolare, con le coste bellissime, con il mare piccolo, con le testimonianze del passato potrebbe costruire il proprio futuro sull’industria turistica, sull’enogastronomia, sulla cultura classica e moderna.

Su questi temi – l’ambiente, la salute, un futuro diverso – si è spaccato il Movimento 5 Stelle. I parlamentari pugliesi di questa forza politica non seguono più Conte e Di Maio: il ripristino dello scudo penale proposto dal capo del Governo e dal ministro grillino non sono graditi ai parlamentari grillini pugliesi.

Il guru del Movimento 5 Stelle, il vecchio e  sempre più stanco Beppe Grillo, non fa più paura a nessuno. In altri momenti i parlamentari grillini ribelli della Puglia sarebbero già stati sbattuti fuori dal Movimento. Ma così facendo il Governo Conte bis non avrebbe più la maggioranza al Senato. A chi li vanno a chiedere poi i voti? A Berlusconi?

In tutto questo il Centro Nord manifatturiero sbraita: senza l’acciaio di Taranto l’economia centro-nordista italiana andrà a picco!

Noi, dal Sud, ne siamo felici: era troppo comodo, cari italiani del Centro Nord, produrre il bello acciaio con il c… del Sud!

Vi facciamo una proposta: perché gli alti forni dell’ex ILVA di Taranto – che hanno distrutto l’ambiente di Taranto e rubato la vita a migliaia di tarantini – non li portate a Milano, a Torino, a Genova e, magari, nella Firenze di Renzi?

Se l’acciaio è ‘strategico’ per le industrie del Centro Nord, ebbene, che si prendano loro gli alti forni inquinanti oltre alla ‘strategia’!

Foto tratta da Il Post  

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