ILVA a Taranto: o ci si lavora o si muore (il VIDEO di un cittadino di Taranto)

ILVA a Taranto: o ci si lavora o si muore (il VIDEO di un cittadino di Taranto)
11 novembre 2019

Proponiamo ai nostri lettori un video che abbiamo tratto dalla pagina Facebook Terroni di Pino Aprile. Quello che ascolterete insieme con quello che leggerete in questo articolo che accompagna il video sono l’ennesima testimonianza di uno Stato – quello italiano – che considera il Sud Italia solo una colonia da sfruttare 

Sulla pagina Facebook Terroni di Pino Aprile abbiamo ascoltato le parole di questo cittadino di Taranto. Sono parole di buon senso che mettiamo a disposizione dei nostri lettori con una piccola precisazione.

Noi non viviamo a Taranto. Ma, da cittadini più o meno italiani (in verità, da cittadini più meridionali-siciliani che italiani) siamo stati testimoni, negli anni passati, di una vicenda, legata all’acciaio e, quindi, all’ILVA di Taranto.

L’acciaio, in Italia, non si produce solo a Taranto. Si produce, per esempio, anche a Genova. Ebbene, negli anni passati, i genovesi scoprirono che certe modalità di produzione dell’acciaio (era una questione legata agli alti forni) erano dannosi per l’ambiente e per la salute umana.

I lavoratori di Genova, sostenuti dai sindacati, fecero una giusta battaglia per mettere la parola fine alle modalità di produzione dell’acciaio che inquinava l’ambiente e provocava danni alla salute dei lavoratori.

Lo Stato italiano decise di eliminare, dai cantieri di Genova, queste modalità di produzione dell’acciaio che inquinavano l’ambiente.

Le stesse modalità di produzione dell’acciaio si utilizzavano presso l’ILVA di Taranto. Un cittadino normale, che vive in un Paese civile, pensa:

“Se queste modalità di produzione dell’acciaio inquinavano l’ambiente Genova e danneggiavano la salute dei lavoratori genovesi, e per questo sono state eliminate, verranno eliminate anche nell’ILVA di Taranto”.

Pensiero sbagliato!

Proprio nello stesso periodo in cui queste modalità per la produzione dell’acciaio – dannose per l’ambiente e per la salute umana – venivano eliminate dai cantieri di Genova, venivano invece raddoppiate presso l’ILVA di Taranto!

Insomma: quello che non si poteva fare a Genova per non inquinare l’ambiente e per non danneggiare la salute degli operai (di Genova) si poteva invece fare a Taranto, danneggiando l’ambiente e la salute degli operai di Taranto.

Secondo voi i malati e i morti di Taranto da dove spuntano?

Se siete meridionali non vi dovete stupire di questo: dal 1860, cioè quando l’Italia, da “espressione geografica”, si è trasformata in quella che è oggi, le cose sono sempre andate così e continuano ad andare così.

Il Sud, per l’Italia, è una colonia. Nel 1861 i Savoia decisero che gli agricoltori siciliani che coltivavano il riso non dovevano fare ‘ombra’ ai coltivatori di riso del Piemonte: e in Sicilia venne vietata la coltivazione del riso.

Negli anni successivi al 1860 tantissimi cittadini del Sud si ribellarono ai Savoia: fu una guerra civile a tutti gli effetti. Ma gli ‘storici’ italiani hanno chiamato “briganti” i cittadini del Sud che si ribellavano.

Quando, nei primi anni ’60 del secolo passato si ipotizzò di realizzare una delle prime autostrade del Sud Italia – la Salerno-Reggio Calabria – successe il finimondo. Le autostrade italiane, per definizione, andavano realizzate nel Nord Italia, al limite qualcuna nel Centro Italia, poi basta.

“Cosa ne devono fare i cafoni meridionali delle autostrade?”: queste erano le parole in voga allora lungo l’asse Milano-Roma.

Quando l’allora Ministro socialista Giacomo Mancini tirò dritto – difeso, questo va detto per onestà di cronaca e di storia, da tutto il Psi dell’epoca (anche se con qualche ‘distinguo’ milanese) – successo di tutto e di più. Su Mancini ne dissero e ne scrissero di tutti i colori. A un certo punto pure i fascisti vennero ‘chiamati alle armi’ contro il Ministro che voleva “buttare i soldi per i cafoni del Sud”.

Negli stessi anni, per ironia della sorte, si doveva decidere dove piazzare il quarto polo siderurgico italiano: sarebbe stato il più grande e il più inquinante di tutti: quando la scelta cadde su Taranto nessuno ebbe nulla da dire, lungo l’asse Milano-Roma.

Così come nessuno ha trovato strano che le modalità inquinanti per la produzione dell’acciaio – modalità di produzione, ribadiamo, dannose per l’ambiente e per la salute umana – eliminate dai cantieri di Genova venissero invece raddoppiate a Taranto e dichiarate “strategiche” dallo Stato italiano. 

A Genova l’ambiente andava ‘strategicamente’ salvaguardato e la salute dei lavoratori genovesi andava ‘strategicamente’ tutelata; a Taranto, invece, l’ambiente si poteva e si può ‘strategicamente’ inquinare e della salute dei lavoratori dell’ILVA di Taranto allo Stato italiano non gliene può fregare ‘strategicamente’ di meno…

QUI IL VIDEO CHE RACCONTA DEI MORTI DI TARANTO

Foto tratta da Made in Taranto

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