I grandi Centri commerciali che stanno distruggendo l’agricoltura adesso si ergono pure a paladini contro lo sfruttamento!

I grandi Centri commerciali che stanno distruggendo l’agricoltura adesso si ergono pure a paladini contro lo sfruttamento!
7 ottobre 2019

Certo che ne ne vuole di faccia! La Grande distribuzione organizzata, che ‘strozza’ l’agricoltura italiana imponendo prezzi bassi e costringendo gli agricoltori a fare salti mortali, adesso – stando a una denuncia di Confagricoltura – si erge a paladina contro lo sfruttamento dei lavoratori e contro l’uso di pesticidi, erbicidi e via continuando. L’abbiamo detto e lo ribadiamo: è in corso un progetto per smantellare l’agricoltura italiana, magari per consegnare i terreni agricoli a soggetti stranieri! 

Continua la guerra contro l’agricoltura italiana. Quando raccontiamo che l’obiettivo è fare fallire gli agricoltori italiani per consentire che prodotti agricoli scadenti (se non tossici!) invadano il nostro Paese, magari togliendo ai nostri produttori agricoli anche le terre per quattro soldi non stiamo affatto scherzando. Parlano i fatti, che sono anche paradossali. L’agricoltura italiana è una delle più controllate e più sicure del mondo. Ebbene, mentre l’Unione Europea ha imposto il grano canadese abbassando incredibilmente gli indici relativi alla presenza di contaminanti (leggere glifosato e micotossine DON), mentre il costo del lavoro in agricoltura è elevato rispetto ad altri paesi del mondo, mentre i controlli e le denunce sul ‘caporalato’ ci sono, ecco spuntare una pubblicità che denigra le imprese agricole italiane!

La denuncia è della Confagricoltura. Leggiamo sul giornale on line Fresh Plaza:

“E’ un coro di proteste quello che si leva contro il nuovo spot televisivo di una delle principali catene distributive italiane. L’idea che la pubblicità vuole trasmettere è quella di una particolare attenzione della catena contro lo sfruttamento delle persone, contro gli agrofarmaci, contro la plastica e gli allevamenti intensivi”.

Capito? La Grande distribuzione organizzata, che costringe gli agricoltori a produrre al prezzo più basso possibile, adesso si erge a paladina contro lo sfruttamento delle persone e contro lo sfruttamento dell’ambiente!

“Al mondo agricolo – leggiamo sempre su Fresh Plaza – non è piaciuto questo accostamento dove gli operai sono sfruttati e arriva il carrello del supermercato a dissetarli, dove gli agricoltori si divertirebbero a irrorare le colture con antiparassitari senza criterio, mentre sempre l’impavido carrello arriva a salvare il consumatore dagli ‘agricoltori inquinatori’, in stile manifestante di Piazza Tienanmen contro i carri armati”.

“Questa pubblicità – dice Claudio Canali, agricoltore, sempre a Flesh Plaza – è un insulto agli agricoltori. Ci alziamo all’alba, lavoriamo 15 ore al giorno, tutelando i nostri frutteti, i nostri animali e svolgendo il ruolo di guardiani dei territori di collina e montagna che diversamente sarebbero abbandonati. Siamo controllati da decine di autorità, dobbiamo chiedere permessi ogni volta che respiriamo. L’Italia è la nazione con la percentuale di irregolarità riscontrate più bassa nel mondo – conclude Canali – e quella con il più alto numero di controlli. Ma, nonostante tutto ciò, c’è chi cerca di farci passare per approfittatori, avvelenatori e sfruttatori. Peraltro con immagini che non sono relative a momenti di vita dell’agricoltura italiana. E’ una vergogna. Aderisco anche io alla ventilata campagna di sciopero della spesa. Volere è potere, e se mettiamo insieme le nostre famiglie e tutte le famiglie degli agricoltori, possiamo essere una potenza”.

Fabiano Mazzotti, coordinatore del Gruppo Trasversale Agricoltori, ancora su Flesh Plaza dice quello che noi ripetiamo da tempo: e cioè che la Grande distribuzione ‘strozza’ l’agricoltura italiana:

“Nulla si dice sul poco a cui le materie prime vengono pagate a noi produttori, specie in un’annata come questa. Se però una catena di supermercati riesce ad ‘appropriarsi’ della garanzia della salubrità delle produzioni e del trattamento equo dei nostri lavoratori, la colpa è anche nostra, perché dovevano pensare in anticipo a rivendicare questi aspetti e farceli retribuire. Invece le nostre organizzazioni di produttori si sono tutte preoccupate soltanto di far ottenere alla Gdo Grande distribuzione organizzata ndr) tutto quello che chiedeva, allo ‘stesso prezzo’, il cosiddetto pre-requisito”.

A muso duro il commento di Confagricoltura Bologna, riportato sempre da Flesh Plaza:

“Uno spot che ha l’aggravante di insinuare un dubbio emotivo nel consumatore, dando un colpo mortale all’immagine di migliaia di agricoltori che producono, tutti i giorni, stando nelle regole. Quegli agricoltori che assumono e retribuiscono regolarmente le maestranze, che hanno investito nei loro allevamenti per rispettare il benessere degli animali e che usano con scienza e coscienza i presidi fitosanitari, nel rispetto dei tempi di carenza e delle dosi massime d’impiego; tutti costoro non si meritano un messaggio del genere. Dopo lo sfruttamento commerciale che la Gdo attua quotidianamente, comprimendo i margini delle nostre aziende agricole, risulta inspiegabile l’attribuzione di una patente etico-morale a una struttura commerciale che vive di profitto e ricarichi, prodotti civetta o sottocosto che servono esclusivamente a ingrassare quel carrello salvifico, ma solo per i propri bilanci”.

C’è un modo per venirne fuori? Sì: potenziando il rapporto tra agricoltori e consumatori. Come? Tra le possibili vie da percorrere.

Prima via: tornando a fare la spesa nei piccoli negozi artigianali, cominciando a ignorare i grandi Centri commerciali. Il cibo non va acquistato presso la Grande distribuzione organizzata.

Seconda via: potenziamento dei mercati locali dove gli agricoltori vendono direttamente i propri prodotti ai consumatori.

Terza via: avvicina i consumatori alle aziende agricole. Un esempio su tutti: è semplicemente assurdo continuare ad acquistare “olio d’oliva extra vergine italiano in bottiglia” specie se tali bottiglie costano meno di 8 euro al litro di olio d’oliva extra vergine: perché una bottiglia di olio extra vergine di oliva italiano da un litro non può costare meno di 8-10 euro, a seconda delle zone (e dell’andamento climatico: quest’anno con la bassa produzione di olive costerà di più).

L’agricoltura italiana ha i mezzi per combattere la Grande distribuzione organizzata: comincia usarli!

Foto tratta da Comune-info

QUI L’ARTICOLO DI FRESH PLAZA

 

 

AVVISO AI NOSTRI LETTORI

Se ti è piaciuto questo articolo e ritieni il sito d'informazione InuoviVespri.it interessante, se vuoi puoi anche sostenerlo con una donazione. I InuoviVespri.it è un sito d'informazione indipendente che risponde soltato ai giornalisti che lo gestiscono. La nostra unica forza sta nei lettori che ci seguono e, possibilmente, che ci sostengono con il loro libero contributo.
-La redazione
Effettua una donazione con paypal


Commenti