Se volete evitare il grano canadese non acquistate pasta industriale, ma solo pasta locale artigianale/ MATTINALE 419

Se volete evitare il grano canadese non acquistate pasta industriale, ma solo pasta locale artigianale/ MATTINALE 419
6 ottobre 2019

Ci sono due dati che, messi insieme, ‘disegnano’ uno scenario preciso. Da una parte l’aumento vertiginoso, da parte dell’Italia, dell’importazione di grano canadese. Dall’altro l’aumento del prezzo del grano duro del Sud Italia, con gli agricoltori che cominciano a stoccare il grano duro della mietitura 2019 per venderlo quando il prezzo il prezzo aumenterà ancora. Che pasta industriale c’è in circolazione oggi in Italia? A voi la deduzione…

In Italia aumenta vertiginosamente l’importazione del grano canadese. Questo mentre il prezzo del grano duro del Sud Italia è in crescita e mentre gli agricoltori del Sud cominciano a stoccare lo stesso grano duro di quest’anno in attesa che il prezzo aumenti ancora. Che significa questo? Semplice: che è meglio non acquistare pasta industriale, ma solo pasta artigianale locale, per evitare di mangiare pasta prodotta con il grano canadese!

A questa constatazione logica arriviamo leggendo il post settimanale di Mario Pagliaro sull’andamento del prezzo del grano duro.

Ormai è un appuntamento fisso. Mario Pagliaro, ricercatore del CNR, appassionato di climatologia e – proprio in ragione dell’andamento climatico che, è noto, influenza i raccolti – è anche un attento osservatore dell’andamento dei mercati.

Fino ad oggi le previsioni di Mario Pagliaro si stanno rivelando esatte. Da oltre quattro mesi scrive che il prezzo del grano duro del Sud Italia crescerà e invita gli agricoltori a stoccare il prodotto della mietitura 2019 per venderlo da Natale in poi. E, in effetti, da allora ad oggi il prezzo del grano duro del Sud Italia – con piccole variazioni all’interno del Mezzogiorno – è passato da 18-20 euro al quintale a 26-27 euro al quintale.   

E secondo Pagliaro siamo solo all’inizio. E infatti sulla sua pagina Facebook scrive:

“Panico fra gli #acquirenti. Gioia e sconcerto fra i produttori di #grano, specialmente fra quelli dei grani di grande qualità in Sicilia. I prezzi del grano il 2 Ottobre in #Italia sfondano i 270 euro a tonnellata e si avvicinano ormai alla fatidica quota 300: ormai in vista”.

Per completezza d’informazione verso i nostro lettori, 270 euro a tonnellata significa 27 euro al quintale; con la prospettiva che il prezzo del grano duro del Sud Italia arrivi, a breve, a 30 euro al quintale!

“Si rivelano completamente #corrette le nostre previsioni rese pubbliche mesi fa sul prossimo grande aumento del valore del grano – scrive ancora Pagliaro -. Quando pressoché #tutti gli analisti di mercato, le varie associazioni dei portatori di interesse e i mass #media in coro annunciavano l’ennesima debacle dei prezzi, con mistificanti previsioni di un ‘forte aumento della produzione in Italia e nel mondo’ (con le interviste ai #contadini affranti come i prezzi non bastassero a remunerare nemmeno le spese), noi prevedemmo, argomentadolo, un’aumento dei prezzi di tale entità che avrebbe cambiato in profondità i rapporti di forza sul mercato italiano e globale”.

Dopo di che Pagliaro lancia un invito ai produttori di grano duro siciliani:

“Agricoltori #siciliani: seminate adesso il grano duro di Sicilia. Via le sementi il cui genoma è stato modificato con le radiazioni nucleari (i raggi gamma), e dentro al loro posto le tante varietà dei grani cosiddetti #antichi, in realtà del futuro migliore. Lasciate stare chi vi parla di ‘resa per ettaro’: il mercato va tutto verso la #qualità e la #salubrità delle derrate agricole. Partendo dalla principale: il #grano. Già oggi, i produttori di grano #biologico vendono il loro grano a oltre 400 euro a tonnellata. Chi può, non venda ancora: da qui al prossimo Giugno sarà festa grande. Chi vuole, potrà già festeggiare a Natale: i prezzi sono e resteranno in inesorabile salita”.

Pagliaro allega al suo post l’articolo di AgroNotizie. Leggiamo alcuni passi.

“I prezzi del grano duro fino nazionale al Sud – scrive AgroNotizie – continuano a crescere… sul mercato all’ingrosso, raggiungendo sui massimi i 265 euro alla tonnellata alla Borsa merci di Foggia, valori che rinviano a precedenti simili alla prima settimana del 2016″.

Di fatto AgroNotizie ci dice che i prezzi del grano duro del Sud Italia sono in crescita e hanno raggiunto i livelli del 2016, prima che iniziasse la grande speculazione al ribasso. Una speculazione tutt’ora in atto, ma che perde forza sia perché l’offerta di grano duro mondiale, come sostiene Pagliaro, è in flessione e forse anche perché gli agricoltori del Sud hanno capito l’antifona e, invece di vendere il grano uro della mietitura 2019, cominciano a stoccarlo per venderlo quando il prezzo salirà ancora.

“Ismea – scrive AgroNotizie – registra all’origine ulteriori nuovi passi avanti dei prezzi sulle piazze siciliane (+3 euro alla tonnellata), a Foggia (+5 euro alla tonnellata) e a Bari (+3 euro alla tonnellata). A Foggia i prezzi all’origine restano inferiori di due euro rispetto a quelli all’ingrosso. Mentre si tengono su valori superiori alla Borsa merci di Foggia, i prezzi in campagna di Bari”.

“Anche la Borsa merci di Bari – scrive sempre AgriNotizie – il 1° ottobre vede prezzi in aumento per il cereale pastificabile nazionale sull’ultima seduta del 24 settembre. In crescita di 10 euro alla tonnellata i grani duri esteri Spagnolo e Canadese di prima qualità, quest’ultimo ai massimi dai primi dell’anno solare”.

Quest’ultima notizia – l’aumento del prezzo del grano duro canadese – è interessante: significa che in Italia le industrie hanno aumentato gli acquisti di tale grano: quindi quando ci dicono che la pasta industriale italiana è prodotta con grano italiano e senza grano duro canadese ci prendono in giro!

Non abbiamo bisogno di informare i nostri lettori su come il grano duro viene prodotto nelle aree fredde e umide del Canada, con la maturazione indotta con il glifosato.

Né aggiungere altro a proposito delle micotossine DON.

Il prezzo in crescita del grano duro canadese – e quindi l’aumento del prezzo di questo grano estero – ci dice che l’utilizzazione in Italia di questo prodotto è in grande aumento. La deduzione è logica.

Se, come ha certificato la Coldiretti, le importazioni di grano canadese in Italia, nell’ultimo anno, sono cresciute di sette volte; se il prezzo dello stesso grano canadese, contemporaneamente, è in crescita, ciò significa che il consumo di grano canadese, in Italia, è in aumento.

Ovviamente, non ce lo dicono. Anzi, le pubblicità che inondano le televisioni ci raccontano della “pasta prodotta con il grano duro italiano”.

Ma se l’importazione di grano duro canadese, in Italia, è aumentata vertiginosamente nel giro di un anno e se, contemporaneamente, in giro c’è poco grano duro del Sud Italia, dove finisce tutto il grano canadese che arriva in Italia?

Un passaggio dell’articolo di AgriNotizie conferma quello che Pagliaro scrive da circa quattro mesi: e cioè che nel mondo la produzione di grano duro è diminuita per effetto di una annata climatica non certo favorevole:

“Sullo sfondo – leggiamo su AgriNotizie – ci sono mercati con una domanda che continua ad essere molto dinamica e improntata ad acquisti di qualità, sia sul cereale pastificabile nazionale che su quello estero, con prezzi che risentono della scarsità complessiva di prodotto legata all’ultima mietitura”.

Nell’articolo trovate, poi, i prezzi dei principali mercati di grano duro del Sud Italia.

Che dire, allora? Tre cose.

La prima: le previsioni di Mario Pagliaro si stanno rivelando esatte. Agli agricoltori siciliani e del Sud Italia che producono grano duro conviene non vendere e attendere che il prezzo cresca. Pagliaro dice che, a breve, il grano duro si venderà a 30 euro al quintale.

La seconda: l’invito a seminare grani antichi è valido. Magari optando per le varietà più produttive. In ogni caso, è bene, se si punta ai grani duri antichi, entrare in un circuito che assicura la vendita del prodotto, magari garantendone la qualità. L’esempio dovrebbe essere quello di Simenza.

La terza: il già citato aumento del prezzo del grano duro canadese – proprio mentre in Italia l’importazione dello stesso grano canadese è aumentata sette volte in un anno! – sta a significare che questo grano estero è molto ‘gettonato’ dalle industrie.

In questo scenario il nostro consiglio ai consumatori è il solito: non acquistate pasta industriale, ma solo pasta artigianale locale. O, al massimo, la pasta preparatela in casa.

Insomma, non riempitevi la pancia di grano duro canadese…

QUI L’ARTICOLO DI AGRONOTIZIE

Foto tratta da Bubble’s Magazine

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