Figuccia: “Bellolampo rischia di diventare la seconda Terra dei fuochi”

Figuccia: “Bellolampo rischia di diventare la seconda Terra dei fuochi”
17 settembre 2019

La denuncia arriva dal parlamentare regionale, Vincenzo Figuccia. Secondo il quale con l’emergenza che si è creata a Palermo si rischia una seconda ‘Terra dei fuochi’. Ben quattro discariche della Sicilia si rifiutano di ricevere i rifiuti di Palermo. I titolari delle discariche di Lentini, Alcamo, Enna e, adesso, anche di una discarica del Catanese sottolineano che i rifiuti che arrivano dal capoluogo dell’Isola contengono un residuo di umido del 27%, quando a norma di legge non deve superare il 15%! Il silenzio dei parlamentari nazionali e regionali grillini 

La discarica di Bellolampo, a Palermo, rischia di diventare la seconda Terra dei fuochi. Lo dice il parlamentare regionale dell’UDC, leader di CambiAmo la Sicilia, Vincenzo Figuccia:

“Lo strumento anacronistico della discarica indifferenziata ha già fatto il suo tempo. Bisogna lavorare alla realizzazione di impianti innovativi per lo smaltimento dei rifiuti. Bellolampo va chiusa senza se e senza ma in una città dove si sta consumando un nuovo genocidio che nel silenzio omertoso di taluni, ripropone scenari rievocativi di una nuova Terra dei fuochi”.

Figuccia tocca un tema rovente: l’amministrazione comunale di Palermo che non sa dove mettere i rifiuti: Bellolampo è satura e quattro Comuni siciliani hanno detto no ai rifiuti del capoluogo siciliano perché non sarebbe rispetta la legge. Risultato: i rifiuti ammassati a Bellolampo in attesa di trovare una soluzione.

“1.800 metri quadri di rifiuti sui piazzali di Bellolampo – dice il parlamentare – con un parallelepipedo dalle dimensioni di un traghetto. Si sfiora il disastro ambientale con rischi per i lavoratori e per i residenti del comprensorio. È il quadro raccapricciante che emerge dai rilievi dell’Arpa”.

Figuccia si è recato davanti ai cancelli della discarica di Bellolampo con il microfono per leggere la relazione dell’Agenzia regionale per la tutela dell’ambiente (Arpa).

“Una montagna nella montagna che non ammette alcun tipo di proroga – ha detto Figuccia -. La questione va affrontata con carattere d’urgenza”.

Se i titolari di quattro discariche siciliane hanno detto no ai rifiuti di Palermo cos’è successo fino ad oggi nella discarica di Bellolampo? Che immondizia hanno seppellito? E’ noto che la sesta vasca della discarica è satura e poiché della settima vasca non si hanno notizie, al Comune di Palermo non sanno cosa fare. E’ intervenuta la Regione siciliana ed è stato deciso di portare i rifiuti di Palermo in mezza Sicilia. Ma qui arrivano i problemi. Proviamo a illustrarli.

Dal 2013 – con un ritardo incredibile – anche in Sicilia si applica la legge in base alla quale sotto terra non possono finire rifiuti con un’elevata frazione umida. Prima di finire sotto terra i rifiuti debbono subire il cosiddetto Trattamento meccanico biologico (Tmb) che riduce sotto il 15% la frazione umida.

Quando è stato deciso di spedire in mezza Sicilia i rifiuti di Palermo (e questo è già molto discutibile: perché gli effetti negativi, in materia di gestione dei rifiuti, frutto dell’inadeguatezza degli amministratori comunali di Palermo debbono essere scaricati su altri Comuni dell’Isola?) si dava per scontato che, dalla discarica di Bellolampo – dove ha sede l’impianto per il Trattamento meccanico biologico – sarebbero partiti rifiuti ben trattati.

Invece i titolari di ben quattro discariche della Sicilia – Lentini, Alcamo, Enna e, adesso anche della discarica che si trova tra Misterbianco e Motta Sant’Anastasia (discarica che, per inciso, dovrebbe essere chiusa da anni perché ha già prodotto danni all’ambiente, con grandi problemi per i cittadini) – si rifiutano di ricevere i rifiuti i Palermo. Motivazione: conterrebbero una percentuale di frazione umida superiore ai limiti di legge.

Da qui una domanda: i rifiuti che non vanno bene per le discariche di Lentini, Alcamo, Enna e Valanghe d’inverno (questo il nome della discarica che si trova tra Misterbianco e Motta Sant’Anastasia) andavano invece bene a Palermo quando c’era ancora spazio per interrarli nella discarica di Bellolampo?

Per rispondere alla nostra domanda i tecnici dell’Arpa, l’Agenzia regionale per la tutela dell’ambiente, dovrebbero effettuare un controllo sui rifiuti posizionati nella sesta vasca di Bellolampo, proprio per capire come stanno le cose: cioè per capire qual è il grado di frazione umida di questi rifiuti.

Dopo di che sarebbe più che mai opportuno che gli stessi tecnici dell’Arpa accertino come lavora l’impianti Tmb di Palermo: perché se, come dicono i titolari delle discariche che rifiutano i rifiuti di Palermo perché troppo carichi di frazione organica, sarebbe bene che le autorità verifichino la funzionalità e i carichi di lavoro dell’impianto Tmb di Bellolampo.

Noi ci siamo occupati delle anomalie del Tmb di Bellolampo. L’abbiamo fatto nel gennaio del 2018 intervistando l’allora parlamentare nazionale del Movimento 5 Stelle, Claudia Mannino, molto esperta in materia di gestione dei rifiuti.

Ecco alcuni passaggi della sua intervista:

“Quello che sta succedendo nella discarica di Bellolampo era prevedibile. Abbiamo le prime 5 vasche in gestione fallimentare: sono state messe in sicurezza, ma non mi risulta sia stato completato il sistema di impermeabilizzazione superiore. Almeno la mia ultima ispezione ha accertato questo. Con la gestione commissariale si è realizzata la sesta vasca ed il Trattamento meccanico biologico (Tmb) che è costato 24 milioni di euro. La sesta vasca dovrebbe ricevere i soli scarti della lavorazione del TMB. Il TMB ha invece 2 linee: una linea per la separazione dei rifiuti ed una linea di compostaggio di qualità non eccelsa”.

“Le prime 5 vasche sono state messe in sicurezza e sono state coperte con uno strato nero che, per non logorarsi e lesionarsi, aspetta ancora il suo ultimo strato di finitura con lo strato vegetale. Due anni fa i dirigenti della RAP (la società che si occupa della raccolta dei rifiuti a Palermo e che gestisce anche la discarica di Bellolampo ndr), informalmente, mi dicevano che servirebbero altri 4 milioni di euro”.

A questo punto Claudia Mannino segnalava i problemi nella raccolta differenziata dei rifiuti a Palermo:

“La sesta vasca non sarebbe satura se il Comune di Palermo avesse attivato la raccolta differenziata dei rifiuti in tutto il territorio della città”.

Ancora sulla impropria utilizzazione dell’impianto di Tmb di Palermo:

“… il TMB di Bellolampo ha due linee: una linea per i rifiuti indifferenziati (che vengono separati), mentre lo scarto organico della parte indifferenziata (FOS) viene fatta maturare nelle celle presenti all’interno dello stesso TMB. Fino a prima dell’arrivo del nuovo Governo regionale la maturazione durava circa 14 giorni. Il presidente Musumeci ha giustamente imposto 28 giorni di maturazione. All’interno del TMB vi è poi una seconda linea di solo compostaggio in cui dovrebbero essere portati i rifiuti organici della città di Palermo e gli sfalci di potatura. Questa sostanza organica dovrebbe maturare in 4 celle che, però, vengono utilizzate per il FOS della raccolta indifferenziata”.

Già nel gennaio dello scorso anno Claudia Mannino segnalava difficoltà per la settima vasca della discarica di Bellolampo:

“… vorrei evidenziare che il decidere di voler realizzare la settima vasca non risolve i problemi nell’immediato, poiché servono fondi che la RAP e la Regione non credo abbiano. Poi ci sono i tempi per la progettazione, la celebrazione della gara, l’aggiornamento delle autorizzazioni e la realizzazione”.

Già a gennaio 2018 Claudia Mannino ci aveva anticipato che la settima vasca di Bellolampo non avrebbe visto la luce: e ha avuto ragione. E aggiungeva anche che i rifiuti di Palermo sarebbero stati ‘esportati’:

“Penso che li esporteranno… A che costo? Ho avanzato questa proposta un anno e mezzo fa. Ora, come al solito, siamo in emergenza… Lo so che costerà un sacco di soldi. Ma so che devono ancora trovare le Regioni italiane o i Paesi esteri disposti a prendere i rifiuti siciliani. Sa qual è la verità?… La verità è che nemmeno loro, in questo momento, sanno quello che debbono fare. Tutto è campato in aria”.

Claudia Mannino, su Palermo e la sua immondizia, aveva previsto tutto.

E oggi, come nel gennaio dello scorso anno, il Comune di Palermo è in emergenza. Allora l’emergenza è stata superata innalzando le sponde della sesta vasca. Adesso la sesta vasca è satura e gli amministratori comunali di Palermo mostrano tutta la loro incapacità e la loro inadeguatezza.

Qualche giorno fa ci siamo chiesti come mai nessuno accerta le responsabilità del Comune di Palermo.

Provate a immaginare cosa sarebbe successo se una cosa del genere fosse accaduta a un Comune amministrato dalla Lega… Invece la situazione di Palermo è drammatica, ma non succede nulla!

 

P.s.

Poi dicono che siamo noi che attacchiamo sempre i grillini. Ma come si fa a non notare i silenzi dei parlamentari regionali e dei parlamentari nazionali del Movimento 5 Stelle sulla grave emergenza rifiuti di Palermo? Abbiamo torto quando ci auguriamo che questi signori non vengano più votati?  

Foto tratta da Palermo Today

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