Il ricorso alla piattaforma Rousseau fa tremare il PD che vede in forse le poltrone del Governo…

Il ricorso alla piattaforma Rousseau fa tremare il PD che vede in forse le poltrone del Governo…
28 agosto 2019

Sarà la piattaforma Rousseau a decidere il sì o il no all’accordo tra grillini e PD. Così ha deciso Di Maio, appoggiato dai capigruppo. Abituati a fare ‘inghiottire’ tutto agli elettori che ancora non si sono stancati del PD, i vertici di questo partito sono molto preoccupati. Quando il PD, in Sicilia, fece ‘inghiottire’ alla base l’accordo con Raffaele Lombardo e con Confindustria di Antonello Montante. Provate a immaginare la base dei grillini che dà un bel calcio nel sedere a…  

La democrazia diretta, per quanto imperfetta, come nel caso della piattaforma Rousseau, non piace a chi – soprattutto nel centrosinistra – è abituato a calpestare la volontà popolare. Invece va detto che la decisione di Luigi Di Maio, di far decidere agli iscritti al Movimento 5 Stelle, attraverso la citata piattaforma Rousseau, è perfettamente in linea con le regole dei grillini.

Ovviamente, questo non può piacere al Partito Democratico, che è tutto, fuorché un soggetto politico democratico.

La prova che il PD, a dispetto del nome che si è pomposamente dato, non sta solo nel periodo della gestione di Matteo Renzi, quando lo stesso segretario del partito ignorava anche le manifestazioni di piazza, la si è avuta in Sicilia quando, nel 2009, contro la volontà della base di questo partito, Antonello Cracolici e Giuseppe Lumia hanno stretto un accordo politico con l’allora presidente della Regione siciliana, Raffaele Lombardo, e con Confindustria Sicilia di Antonello Montante.

Che fine hanno fatto Raffaele Lombardo e, soprattutto, Antonello Montante, lo sanno tutti. Ma allora certe cose si immaginavano: e le immaginavano i tanti che, nel PD siciliano, chiedevano la celebrazione del referendum per fare stabilire alla base del partito se avallare o meno l’alleanza del PD con Lombardo.

Grazie anche all’allora segretario nazionale del PD, il ‘democratico’ Pier Luigi Bersani, passò la linea di Cracolici e Lumia e del referendum non se ne fece nulla. Alla faccia della democrazia, il PD siciliano è rimasto al Governo della Regione con Lombardo e Confindustria di Montante!

Da un partito del genere, che di democratico e di popolare ha sempre avuto ben poco, e che è controllato da un’oligarchia di basso spessore politico, peraltro appiattita sul liberismo dell’Unione Europea dell’euro che con la sinistra non ha nulla, ma proprio nulla a che spartire, il ricorso alla piattaforma Rousseau disposto correttamente da Di Maio non può che essere visto come fumo negli occhi.

Da il tentativo, un po’ goffo, di delegittimare la piattaforma Rousseau e lo stesso Di Maio.

Una nota AGI scrive:

“Il Movimento 5 Stelle si affida di nuovo alla rete – e, dunque alla piattaforma Rousseau – per decidere se ratificare l’accordo che sembra quasi chiuso con il PD, ma l’assemblea dei deputati e dei senatori, che si è riunita ieri sera, senza il capo politico Luigi Di Maio e i due presidenti dei gruppi – apprende l’Agi da fonti in Parlamento – insorge sui tempi, giudicati sbagliati, ed applaude chi mostra perplessità. Il problema non è dare la parola alla rete, visto che questo è uno dei principi fondanti del Movimento, ma la tempistica. Siamo sempre e saremo sempre favorevoli a mettere ai voti le nostre decisioni, afferma una voce qualificata, ma in questa situazione, dopo il mandato pieno dato ai capigruppo di trattare con il Pd, le consultazioni in corso al Quirinale, la prospettiva di un Paese che bisogna continuare a difendere con i nostri obiettivi da raggiungere, il tempo limitato per arrivare ad una soluzione, il rischio è che dalla rete non arrivi un voto ponderato, ma di pancia. Può essere un sì o un no, ma bisognava deciderlo prima di avviare la trattativa. Conte per altro si sarebbe fatto interprete, riferiscono ancora fonti parlamentari, dei dubbi di tutti coloro che ritengono un voto a ridosso delle decisioni del Colle circa un eventuale incarico al nuovo premier possa essere vissuto come una possibile interferenza con quanto il capo dello Stato stabilirà. Secondo quanto si apprende uno degli interventi più applauditi ieri sera è stato quello del questore della Camera, Federico D’Inca’ – riconosciuto da tutti persona che rappresenta lo spirito del Movimento – che ha sollevato in modo critico la questione del timing”.

Certo, sarebbe stato più che opportuno, vista la delicatezza dell’argomento, rendere noto il nome e il cognome di questa “voce qualificata”.

In ogni caso, la “voce qualificata” è stata seccamente smentita dai capigruppo del Movimento 5 Stelle, Stefano Patuanelli e Francesco D’Uva, come leggiamo in un post su Facebook del senatore Saverio De Bonis:

“È una fake news la notizia secondo cui ci sarebbe una rivolta degli eletti circa il voto su Rosseau. Chi ha scritto questa falsità sa bene che sta parlando dell’opinione di 4 o 5 persone. Ad ogni modo, nel rispetto della consueta grammatica istituzionale del voto – che ricordiamo decidere il capo politico, secondo quanto prevede lo statuto – è stato informato anche il Presidente Conte che conviene su questa tempistica”.

C’è chi tema che dietro questa mossa di Di Maio ci sia il tentativo dello stesso ex vice premier di smarcarsi dall’abbraccio mortale del PD, che, di fatto, gli ha creato e continua a creargli difficoltà. La tesi non è campata in aria. Anche perché i dissensi sull’accordo con il PD – che fino a questo momento, per com’è stato gestito, avvantaggia solo lo stesso PD – è visto male non soltanto dalla base, ma anche da alcuni parlamentari. 

E allora un po’ di pazienza, ‘compagni’ del PD: mettetevi in fila e aspettate. Il ricorso al giudizio – ribadiamo, imperfetto – della base del Movimento con la piattaforma Rosseau, giudizio affidato agli iscritti che voi, ‘compagni’ del PD, non sapete nemmeno dove sta di casa (basti pensare a come il PD, come già ricordato, ha fatto ‘inghiottire’ con la forza l’accordo tra i ‘capi’ del PD siciliano da una parte e Lombardo e Confindustria di Antonello Montante dall’altra parte alla base del PD siciliano!), è un passaggio obbligato.

Ovviamente, anche il Presidente della Repubblica dovrà pazientare ancora un po’: perché sarebbe un po’ tragico, anzi tragicomico se Giuseppe Conte, fresco di incarico per formare il nuovo Governo, venisse ‘impiombato’ da un “No” della base grillina!

E allora meglio aspettare. E mentre aspettate, ‘compagni’ del PD, vi regaliamo questa citazione del filosofo e commentatore marxista, Diego Fusaro. Lo sappiamo che a voi Marx non vi ‘cala’ più, visto che siete ‘europeisti’: ma noi ve lo regaliamo lo stesso:

“Il popolo non è mai ribelle, e usare per esso il termine ribellione è la più grande sciocchezza che sia stata mai detta, poiché il popolo è di fatto e di diritto il potere più alto sopra il quale non ce n’è alcun altro” (J.G. Fichte, “Fondamento del diritto naturale”). Questi erano i veri intellettuali, se vogliamo così classificarli. Con il popolo e per il popolo. Oggi diffamano e odiano il popolo, nascondendo il proprio odio dietro la categoria di populismo. Non sono con il popolo, ma contro il popolo: sono cani al guinzaglio della global class cosmopolitica, che vuole più Europa e più mercato, più globalizzazione e meno sovranità popolare”.

‘Compagni’ del PD: vi bastò?

 

 

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