Grande successo di partecipazione (e di qualità) oggi alla Grancia per la nascita del partito del Meridione

Grande successo di partecipazione (e di qualità) oggi alla Grancia per la nascita del partito del Meridione
24 agosto 2019

E’ andata. Sì, è andata bene. Al Parco della Grancia, stamattina, in occasione del primo appuntamento che segna la nascita di un nuovo soggetto politico del Sud, la partecipazione è stata folta e di grande qualità. Tra tanti dubbi, una certezza sembra granitica: i partiti nazionali italiani non sono più in grado di fare gli interessi del Sud. Serve un ‘nostro’ soggetto politico. I tavoli tematici annunciati da Pino Aprile


Non eravamo presenti, stamattina, al Parco della Grancia, all’appuntamento per il nuovo partito politico del Meridione. Un incontro voluto da tanti protagonisti della rinascita del Sud Italia, con in testa lo scrittore e giornalista Pino Aprile. Pur non essendo presenti fisicamente, grazie alle tecnologie di oggi – ci riferiamo al collegamento via Facebook – abbiamo ascoltato tutti gli interventi. E ne abbiamo tratto la conclusione che, quello di oggi, è stato un successo.

Sì, un successo: un successo organizzativo (non è facile fare arrivare, in piena estate, oltre 400 persone da tutte le Regioni del Sud) e, soprattutto, un successo per la qualità degli interventi.

In un momento in cui assistiamo alla disaffezione per la politica, alle urne disertate da tanti cittadini stanchi e disillusi dalle promesse dalla vecchia e della nuova politica, in un Sud abbandonato dalla vecchia e dalla nuova politica non è facile chiamare a raccolta oltre 400 persone.

Grande partecipazione, insomma. Tutti contenti di essere presenti: tutti per portare la propria testimonianza: tutti disposti a lavorare per un nuovo soggetto politico.

Pino Aprile è stato chiarissimo sin dall’inizio:

“Oggi non c’è un partito del Mezzogiorno pronto: siamo qui per lavorare, tutti insieme, a questa prospettiva. Siamo qui per scrivere, insieme, le regole”.

Tanta passione. Tanta voglia di partecipare. C’erano tante di quelle persone che il tempo disponibile, per forza di cose, è stato contingentato. Gli interventi non potevano andare al di là dei tre minuti. Ed è anche logico: se si fosse dato a tutti la possibilità di parlare a ruota libera non sarebbero bastati due giorni!

Questo è un segnale positivo, molto positivo. Cosa si coglie da questo primo appuntamento? Cosa abbiamo colto, noi, dalla Sicilia, attaccati al computer, per seguire tutti gli interventi?

Lo ribadiamo: tanta voglia di partecipare, tanta voglia di essere protagonisti di un nuovo soggetto politico del Sud per il Sud. Ma ognuno – e questo è un punto centrale – con le proprie specificità.

Il Sud, oggi, è un unico mondo che, però, ha tanti volti. Il denominatore comune è la voglia di riscatto che i libri di Pino Aprile e i ‘saccheggi’ dello Stato centrale, tanto per citare due esempi, tengono insieme. Comune è la voglia di voltare pagina insieme. Nel rispetto delle tante diversità.

Il cammino di questo nuovo soggetto politico non si annuncia facile, ma è esaltante, perché, alle spalle, c’è una grande voglia di partecipazione. E questo, lo ribadiamo, infonde tanta fiducia.

Pino Aprile ha introdotto il tema dei tavoli tematici che dovranno affrontare i vari temi che oggi, nel Sud, hanno bisogno di analisi e risposte concrete: trasporti, agricoltura, piccole e medie imprese, tutela dell’ambiente, urbanistica, rapporto con il mare, salvaguardia della biodiversità e via continuando.

Ci sono una struttura e un’organizzazione ancora da costruire: ma con la passione e l’alto livello di interventi ascoltati oggi si può ben sperare.

Erano presenti amministratori comunali, uomini e donne che operano nel sociale, agricoltori, ingegneri, architetti, agronomi, docenti, studenti, appassionati di storia. Tantissimi i temi toccati. C’è chi ha ricordato la Terra dei fuochi in Campania, chi le difficoltà di chi oggi vive negli arcipelaghi del Sud Italia (luoghi impropriamente chiamati “isole minori”) con sistemi di trasporto carenti; c’erano i rappresentanti dei protagonisti dei grani antichi del Sud e della Sicilia; e, ancora, esperti in informatica, esperti in sistemi di sviluppo, giornalisti, scrittori: insomma di tutto.

Un elemento comune, presente in tanti interventi, è l’analisi sull’Italia di oggi. O meglio, sulla politica italiana di oggi. L’Unione Europea dell’euro, è noto, continua a imporre penalizzazioni. E cosa fa l’Italia? Cerca in ogni modo – e in ogni forma – di farle pagare, in primo luogo e in maggiore ragione, ai cittadini del Sud.

Dalla fine della Prima Repubblica ad oggi è stato praticamente azzerato l’intervento ordinario dello Stato nel Sud. Sostituito, in minima parte, dai fondi europei. E quando c’è da pagare per nuove penalizzazioni, i Governi nazionali – sia di centrodestra, sia di centrosinistra – presentano il conto al Sud. Far pagare di più ai cittadini del Mezzogiorno è una prassi consolidata.

Un esempio è la cosiddetta Autonomia differenziata, nota anche come ‘Secessione dei ricchi’, che la Lega di Governo del signor Salvini ha cercato di far passare. Il Nord Italia, ormai da qualche tempo, è diventata la periferia della Germania (“Si è sempre meridionali di qualcuno”, diceva il grande Luciano De Crescenzo). Dove il Nord può trovare i soldi per ‘agganciarsi’ alla Mitteleuropa? Ovviamente al Sud: da qui l’Autonomia differenziata, ovvero lo scippo di 80-90 miliardi all’anno al Sud con il ‘residuo fiscale’!

Vergogne senza fine, che vanno avanti dal 1860 (per questo è importante conoscere la storia – la vera storia del Sud – senza la quale è difficile, se non impossibile, costruire un futuro diverso). Insomma, qualunque Governo arriva a Roma è pronto a penalizzare il Sud. Compreso l’ultimo Governo, quello tra grillini e leghisti.

Ma c’è finalmente modo di rimediare. Sta adesso a noi meridionali dare vita a un nuovo soggetto politico del Sud. Oggi è stato gettato il seme di una rinascita. Tocca a noi curare questo seme, proteggerlo per farlo crescere rigoglioso per poi cogliere i frutti.

C’è da lavorare: lavoriamo. C’è da organizzarsi nei territori: facciamolo. Ci sarà da coordinarsi: e ci coordineremo. L’avventura è cominciata. Diamoci sotto.

 

 

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