Quando lo storico Arrigo Petacco (ligure) disse a proposito del Risorgimento: “I nordisti si presero tutto!”

Quando lo storico Arrigo Petacco (ligure) disse a proposito del Risorgimento: “I nordisti si presero tutto!”
24 luglio 2019

Partendo da un post letto sulla pagina Facebook ‘Terroni di Pino Aprile’ siamo riusciti a recuperare un’intervista che lo storico e giornalista Arrigo Petacco rilasciò nove anni fa, sempre attuale. “Il Meridione non era un Paese abbandonato: a Napoli c’era la ferrovia prima che a Torino, a Napoli costruivano le prime navi a vapore che a Genova non le costruivano ancora, nel Regno di Napoli c’erano le acciaierie, il ferro, la ghisa, costruivano già i ponti di ferro! C’era già in embrione una notevole promessa di sviluppo industriale. I nordisti si presero tutto” 

Nella pagina Facebook di Terroni di Pino Aprile leggiamo le parole dello storico Arrigo Petacco, “giornalista, saggista e storico italiano ligure”. Petacco parla del Sud. Dice:

“La storiografia racconta di un Regno delle Due Sicilia povero, abbandonato a se stesso, tutte falsità! A Napoli c’era la ferrovia prima che a Torino, si costruivano navi a vapore che al Nord non si sognavano nemmeno, c’erano acciaierie, lavoravano la ghisa. Al Sud c’erano le premesse per un grande sviluppo industriale. I NORDISTI SI PRESERO TUTTO!”.

Questo post sulla pagina Facebook di Terroni di Pino Aprile ci ha fatto tornare in mente un’intervista allo stesso Arrigo Petacco che abbiamo letto qualche anno fa. Non ricordavamo nemmeno dove abbiamo letto questa intervista. Ma oggi, grazie alla rete, non è difficile trovare gli articoli del passato. Così abbiamo trovato l’intervista.

L’intervista risale al 27 aprile del 2010. E’ stata pubblicata sul Blog delle Stelle. S’intitola: “Italia senza italiani”.

Come ora leggerete, in questa intervista i lettori de I Nuovi Vespri ritroveranno argomenti e motivi legati alla storia del Sud Italia negli anni della ‘presunta’ unificazione italiana: impresa dei Mille e come si viveva nel Regno delle Due Sicilie prima che il Sud venisse “conquistato” dai quai ‘banditi’ affamati e razzisti di casa Savoia.

Troverete molti degli argomenti e dei motivi che avete netto in questo blog nel libro – che stiamo pubblicando a puntate – di Giuseppe Scianò (… e nel mese di Maggio del 1860 la Sicilia diventò colonia”); troverete argomenti e motivi del Regno delle Due Sicilie poco prima della disgraziata unificazione italiana raccontati, con gli occhi di un bambino, da Domenico Iannantuoni; troverete tanti degli argomenti e dei motivi descritti negli articoli di Ignazio Coppola; troverete argomenti e motivi che avete già letto o che potete comunque leggere nelle Schegge di storia, rubrica curata da Giovanni Maduli.

La cosa molto interessante – come si sottolinea nella pagina Facebook di Terroni di Pino Aprile – è che Arrigo Petacco non era un meridionale: era nato, infatti, a Castelnuovo Magra, in provincia di La Spezia, in Liguria (QUI PER SAPERNE DI PIU’ DI ARRIGO PETACCO). E con grande onestà intellettuale riconosce che, nel 1860, “i nordisti si presero tutto!”.

Ma leggiamo insieme questa intervista che è attualissima, soprattutto oggi che gli amministratori di tre Regioni del Nord Italia – Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna – chiedono l’Autonomia, facendo finta di non sapere che quello che chiedono non sono altro che risorse finanziarie aggiuntive a spese del Sud! (QUI UN NOSTRO ARTICOLO).

“Cavour, Garibaldi e Mazzini – dice Petacco – sono i padri della Patria ma per la verità si odiavano, tutti quanti tra di loro si odiavano moltissimo. Cavour ha giocato Garibaldi, lo ha strumentalizzato, Garibaldi si è difeso contro di lui, Mazzini era odiato da entrambi, però la Storia li vuole tutti insieme perché tutto sommato tutti e tre hanno contribuito all’unificazione nazionale.”

“Si pensa che l’Unità d’Italia sia il frutto dei moti risorgimentali, invece è tutto il frutto di un complotto in una stazione termale?”, chiede il giornalista che lo interroga:

Petacco risponde così:

“I complotti sono sempre dappertutto, in realtà l’Unità d’Italia nessuno la voleva, erano tutti federalisti a quell’epoca, compreso Cavour, anzi Cavour era sicuramente un federalista, l’unico che voleva l’unità nazionale era Mazzini che Cavour definiva ‘una corbelleria’ perché proprio lui non ci credeva; d’altronde lui pensava in francese, parlava francese, non era mai stato a sud di Firenze. E lui sognava un’Italia di tre Stati, uno Stato del Nord (vedi i Savoia) che sarebbe stato, diceva lui, il più ricco d’Europa; uno Stato del centro con una combinazione franco – italiana, e voleva conservare il Regno dei Borboni. Lui fece tutto il possibile per salvare il Regno dei Borboni. Purtroppo Francesco II, quello che chiamano Franceschiello, che era un gran bravo ragazzo, ma aveva appena venti anni, non capì l’affare, il business che Cavour gli aveva offerto e rifiutò, rifiutò giocandosi la sorte del suo Regno”.

Insomma, per lo storico Arrigo Petacco, Cavour diede a Francesco II l’opportunità di salvare il proprio Regno. Qui, però, a nostro modesto avviso, Petacco non considera il ruolo degli inglesi, che invece avevano interesse a far scomparire il Regno delle Due Sicilie (COME POTETE LEGGERE QUI).

Il giornalista chiede: “Perché a un certo punto parte la spedizione del generale Garibaldi?”.

Arrigo Petacco risponde:

“Eh! Parte a sorpresa perché nessuno la voleva, Cavour non la voleva e anzi cercò addirittura di mandare i Carabinieri, lui voleva mandare i Carabinieri per fermarlo perché sapeva che andando in Sicilia avrebbe rotto il suo accordo con Napoleone III di fare l’Italia federale. Lì c’è tutto un gioco di complotti, perché invece Vittorio Emanuele II, che voleva allargare il suo regno. Segretamente disse a Garibaldi di andare avanti mentre ufficialmente gli ordinò di fermarsi”.

Secondo Petacco, Cavour pensava che Garibaldi e i suoi Mille avrebbero fatto la fine di Carlo Pisacane:

“Saranno inforconati dai contadini com’è accaduto altrove prima di allora”.

“Invece per un miracolo – racconta Petacco – questi mille uomini, di cui soltanto 18 erano siciliani e gli altri erano tutti nordisti, erano tutti bergamaschi, erano quasi tutti i nonni degli attuali leghisti, furono loro a andare giù e conquistare la Sicilia e il Regno delle due Sicilie”.

Qui, a nostro modesto avviso, Petacco continua a sottovalutare il ruolo svolto dagli inglesi, le cui navi scortarono le imbarcazioni di Garibaldi fino a Marsala.

Pertinente la domanda sulla ‘macchina’ della propaganda che accompagnava Garibaldi in Sicilia.

“Allora – dice Petacco – la propaganda era molto molto raffinata e molto rarefatta perché il 90 per cento della popolazione non era raggiungibile, perché il 90 per cento della popolazione era analfabeta, non gliene fregava niente dell’unità nazionale, il popolo non ha partecipato, nei mille che andarono in Sicilia non c’erano operai, non c’erano contadini, erano tutti avvocati, medici, soprattutto avvocati e studenti, quindi classe dirigente borghese”.

L’intervista si fa interessante quando Petacco comincia a parlare del presente (ricordiamoci che siamo nel 2010, nove anni fa).

Petacco parla di due Italie che “non sono mai state unificate, sono due Italie diverse: il contadino lombardo è diverso dal contadino siciliano, mentalità diverse, tradizioni diverse, abitudini diverse e c’è anche questo razzismo, lo possiamo chiamare così, che non si è mai riusciti a eliminare del tutto, anche perché dal Sud spesso non arrivano dei buoni esempi”.

Petacco ricorda che Cavour ipotizzava un’Italia federale: ipottizava, per il comando centrale “solo la polizia, l’esercito e qualcos’altro e poi tutto il resto delegato alle autorità locali e quindi sarebbe stato uno sviluppo molto diverso. Perché il Meridione – dice sempre Petacco – non era un Paese abbandonato come lo racconta la storia risorgimentale: a Napoli c’era la ferrovia prima che a Torino, a Napoli costruivano le prime navi a vapore che a Genova non le costruivano ancora, nel Regno di Napoli c’erano le acciaierie, il ferro, la ghisa, costruivano già i ponti di ferro! C’era già in embrione una notevole promessa di sviluppo industriale. I nordisti si presero tutto”.

“Arrivò un certo Bastogi da Livorno – ricorda sempre Petaccvo – che si prese tutto il monopolio delle ferrovie e praticamente il Nord impedì al Sud di crescere ed è venuto fuori quello che è venuto fuori. Lo stesso Tremonti (Giulio Tremonti, che nel 2010 era Ministro dell’Economia ndr) in un incontro con i giovani industriali di Napoli disse: ‘Eh, in fondo noi vi siamo molto debitori, avete diritto a essere risarciti’. L’ha detto Tremonti e quindi evidentemente queste cose sono accadute davvero”.

Foto tratta da Briganti.info

QUI PER ESTESO L’INTERVISTA AD ARRIGO PETACCO PUBBLICATA DAL BLOG DELLE STELLE

 

 

 

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