Emergenza rifiuti a Palermo: non è che, per caso, la settima vasca di Bellolampo non si può realizzare?

Emergenza rifiuti a Palermo: non è che, per caso, la settima vasca di Bellolampo non si può realizzare?
17 luglio 2019

La settima vasca di Bellolampo non si può realizzare perché pericolosa per l’ambiente? A noi risulta che, della questione, sia stata investita l’università di Palermo. Cosa hanno stabilito i docenti universitari? Quando il parlamentare regionale, Giampiero Trizzino, si accompagnava con il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando. Perché, a questo punto, è razionale esportare i rifiuti fuori dalla Sicilia 

Hanno fatto lo ‘scoop’. Si sono accorti che la discarica di Bellolampo – immondezzaio ufficiale di Palermo – è satura. Peccato che la discarica di Bellolampo, che va avanti tra un’emergenza e l’altra dal 1986, è entrata in una fase critica già nel dicembre 2017. Già un anno e mezzo fa la sesta vasca era satura. Da allora ad oggi i gestori sono andati avanti innalzando gli argini (QUI UN ARTICOLO).

Un anno e mezzo fa nessuno si occupava della discarica di Bellolampo. Eppure era chiaro che si stava andando verso il disastro.

In questo scenario a noi sembra poco chiaro un comunicato stampa diramato dal parlamentare regionale del Movimento 5 Stelle, Giampiero Trizzino, che fa parte della commissione legislativa Ambiente dell’Assemblea regionale siciliana.

“L’emergenza rifiuti di Palermo e del resto della Sicilia – scrive Trizzino – ha delle precise responsabilità e tra queste non possono non figurare quelle del presidente della Regione Siciliana Nello Musumeci. A Palermo, il completamento della nuova vasca di Bellolampo che doveva sostituire la sesta, sarebbe dovuto avvenire a marzo del 2019. Questa opera rientrava tra i 6 progetti per i quali Musumeci aveva infatti ottenuto il ruolo di Commissario straordinario dell’emergenza rifiuti. Se Musumeci avesse ultimato in tempo queste operazioni, probabilmente adesso non ci troveremmo con la più grande discarica siciliana chiusa e i Comuni della provincia di Palermo (compresa la città di Palermo) ad essere impossibilitati a mandare i rifiuti in discarica”.

La dichiarazione di Trizzino desta in noi più di una perplessità. E’ come se il nostro onorevole grillino abbia deciso di prendere le difese del sindaco di Palermo, Leoluca Orlando.

Perché diciamo questo? Semplice: perché la sesta vasca della discarica di Bellolampo non sarebbe satura se il Comune di Palermo avesse attivato la raccolta differenziata dei rifiuti in tutto il territorio della città. E il responsabile del fallimento della raccolta differenziata dei rifiuti a Palermo è il Comune. Questo è un dato oggettivo.

Intervistata da noi nel gennaio del 2018, l’ex parlamentare nazionale Claudia Mannino, architetto ed esperta in materia di gestione dei rifiuti, diceva:

“Vorrei evidenziare che il decidere di voler realizzare la settima vasca non risolve i problemi nell’immediato, poiché servono fondi che la RAP e la Regione non credo abbiano. Poi ci sono i tempi per la progettazione, la celebrazione della gara, l’aggiornamento delle autorizzazioni e la realizzazione”.

Un anno fa i tempi per la realizzazione della settima vasca della discarica di Bellolampo erano stretti. Poi, però, è successo qualcosa che, forse, l’onorevole Trizzino non sa. Cosa?

E’ successo che hanno scoperto l’acqua calda: e cioè che la settima vasca potrebbe arrecare danni all’ambiente. 

E’ successo quello che questo blog scrive grosso modo da quando è in rete: e cioè che la discarica di Bellolampo era già in emergenza nel 1986. Nel 1986 sindaco era Leoluca Orlando. E sarebbe rimasto in carica fino al 1990. Poi sarebbe tornato a fare il sindaco nel novembre del 1993, per restare sindaco fino al 2000.

Nel 2001 è iniziata la stagione del centrodestra, durata quasi dieci anni, con la sindacatura di Diego Cammarata. 

Poi – primavera del 2012 – è tornato Orlando: che è sindaco di Palermo da allora.

In tutti questi anni né il centrodestra, né il centrosinistra cittadino si sono preoccupati, nella gestione dei rifiuti a Palermo, di andare al di là di Bellolampo.

Va fatta un’eccezione: 2009. Quando l’allora Ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, finanzia, per alcuni quartieri di Palermo, l’avvio della raccolta differenziata dei rifiuti.

La gestione del primo step della raccolta differenziata è stata contrassegnata da confusione. Basti pensare ala chiusura dell’Isola ecologica di Palermo, nel 2015 (QUI UN NOSTRO ARTICOLO).

Sembrava che la raccolta differenziata dei rifiuti, a Palermo, fosse stata archiviata. Poi, però…

Poi, però, è arrivato un esposto alla Corte dei Conti (CHE POTETE LEGGERE QUI) per verificare se i Comuni di Palermo e dell’ATO Palermo 1, non raggiungendo gli obiettivi della raccolta differenziata previsti dalla legge, hanno aumentato i costi per l’amministrazione e i cittadini. La Corte dei Conti ha confermato l’indagine non solo su Palermo, ma anche sull’amministrazione regionale.

Dopo l’esposto alla magistratura contabile – della cui evoluzione sappiamo poco, ma sarebbe interessante saperne di più – a Palermo è ripartite in frett’e furia la raccolta differenziata dei rifiuti: ma è ripartita alla carlona e il caos dell’ultimo anno ne è drammatica testimonianza.

L’onorevole Trizzino chiama in causa la Regione. Ma a noi risulta che la discarica di Bellolampo, tutt’oggi, è gestita dalla RAP, la società per azioni partecipata quasi per intero dal Comune di Palermo.

A noi risulta pure che, nei mese scorsi, il Comune di Palermo si è rivolto all’università di Palermo per capire se ci sono le condizioni ecologiche per realizzare la settima vasca dentro la discarica di Bellolampo. Perizia importante, perché Bellolampo, è noto, ha già inquinato una parte del mare di Palermo.

Cosa abbiano stabilito nella perizia i docenti universitari non lo sappiamo: ma sappiamo che i ritardi nella realizzazione della settima vasca della discarica di Bellolampo sono dovuti a questi problemi.

Piuttosto, dovrebbe essere l’onorevole Trizzino, visto che è parlamentare e componente della Commissione Ambiente dell’Ars, a comunicare ai cittadini i risultati di questa perizia effettuata dall’università di Palermo.

Poiché la sesta vasca è satura e la settima vasca, forse, non potrà nemmeno essere realizzata per evitare disastri ambientali (visto che Trizzino è un grillini ambientalista, avrebbe dovuto essere lui a guidare il no alla settima vasca di Bellolampo: o no?) non resta che una soluzione: esportare fuori da Palermo i rifiuti.

Ma non per portarli – come abbiamo letto qua e là – in qualche discarica privata della Sicilia, per fare guadagnare altri soldi ai privati dell’èra Crocetta: vanno portati fuori dalla Sicilia. Come fanno, ormai da qualche anno, il Lazio, la Campania, la Puglia e la Calabria.

Ci sono Paesi europei – per quello che sappiamo noi la Germania, la Danimarca e anche la Spagna – che sono ben lieti di ricevere i rifiuti italiani. Perché? Perché a differenza di Palermo, dove c’è un sindaco che dice di sapere fare il sindaco e che invece – anche in materia di gestione dei rifiuti – ha fallito, in quei Paesi la raccolta differenziata funziona.

La raccolta differenziata – a meno che non sia Rifiuti Zero – comporta la presenza di discariche. In questi Paesi la parte residua dei rifiuti viene incenerita e va in discarica. Ma siccome – come già accennato – la raccolta differenziata funziona molto bene, si ritrovano con impianti di incenerimento e con discariche sottoutilizzati.

E quindi sono ben lieti di ricevere i rifiuti italiani: incassano soldi per prenderseli e fanno funzionare a pieno ritmo gli impianti che, senza i rifiuti italiani, sarebbero sottoutilizzati!

In più – cosa fondamentale – tutte le città di questi Paesi sono pulite. E i cittadini pagano una Tassa sui rifiuti bassissima.

A palermo, invece, i cittadini pagano una tassa sui rifiuti salatissima per avere una città sporchissima.

Ultima precisazione: i rifiuti, per essere esportati, vanno essiccati e trasformati in balle avvolte nel cellofan. Poi vanno sulle navi e tutto è fatto.

Così facendo si eviterebbe la follia che vorrebbero mettere in piedi a Palermo: prendere con comodo i rifiuti della città (dove, com’è noto, rimangono giorni e giorni), portarli a Bellolmpo e, da qui, dopo un veloce trattamento, rimetterli sui camion che, da Bellolampo, li dovrebbero portare nelle discariche private della Sicilia.

Perché – lo ribadiamo – non fare quello che già si fa nel Lazio, in Campania, in Puglia e in Calabria?

P.s.

A proposito di Giampiero Trizzino e Leoluca Orlando.

Leggiamo insieme questo passo tratto da un post su Facebook di Claudia Mannino. Erano i giorni – parliamo della passata legislatura – in cui il Parlamento nazionale, grazie a un emendamento dell’allora parlamentare Claudia Mannino, aveva abolito la gestione commissariale dei rifiuti in Sicilia. 

“Ricordo ancora molto bene le due telefonate che ho ricevuto il giorno dopo l’approvazione del mio emendamento (del febbraio del 2014) che ha messo fine alla pluriennale gestione commissariale dei rifiuti in Sicilia… La prima telefonata l’ho ricevuta da due deputati regionali palermitani che solo dopo mi informavano come la chiamata si stesse svolgendo in vivavoce con il sindaco, Leoluca Orlando, il quale voleva sapere come venissero distribuiti ed a chi fossero affidati i fondi della gestione commissariale, nel suo caso, già destinati alle infrastrutture palermitane”.

Chi erano i due deputati regionali palermitani del Movimento 5 Stelle che si trovavano in compagnia del sindaco di Palermo, Orlando? 

“Claudia la Rocca e Giampiero Trizzino – ci ha risposto Claudia Mannino -. Detto questo, i nomi non hanno importanza: è il metodo o il messaggio che è importante”.

Così, tanto per chiarire…

 

 

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