Il Nord è ricco perché esporta al Sud. E noi acquistiamo solo prodotti del Sud!/ MATTINALE 317

Il Nord è ricco perché esporta al Sud. E noi acquistiamo solo prodotti del Sud!/ MATTINALE 317
21 giugno 2019

Il nostro amico Domenico Iannatuoni ha rilanciato un articolo di VESUVIOLIVE di qualche anno fa. Dove si racconta che il Sud ha a disposizione una grande arma per rilanciare la propria economia: acquistare solo prodotti del Sud. A cominciare dai prodotti agricoli e, in generale, agroalimentari. Tra l’altro, è anche la battaglia de I Nuovi Vespri. Ecco quello che possiamo fare. Anche per rispondere ai leghisti

Sulla propria pagina Facebook il nostro amico Domenico Iannantuoni, ingegnere pugliese trapiantato a Milano, ma non per questo meno meridionale (conserva un legame fortissimo con la sua terra dove, da sempre, conduce un oliveto, perché da buon pugliese, l’olio extra vergine di oliva della sua terra non deve mancare mai) rilancia un articolo pubblicato da VESUVIOLIVE di poco più di quattro anni fa. Tema: perché, per i meridionali, è importante acquistare prodotti del Sud.

Già da tempo Iannantuoni conduce una battaglia tutta meridionale. Il suo messaggio: là dov’è possibile, acquistate prodotti del Sud Italia. A cominciare dai prodotti agricoli e, in generale, dai prodotti agroalimentari.

Cominciamo a leggere l’articolo di quattro anni fa riesumato da Iannantuoni. Si parla di uno studio condotto da UNICREDIT. Il titolo dell’articolo che illustra, per sommi capi, lo studio di uno dei più importanti gruppi bancari italiani dice già tutto:

“Il Nord è ricco perché esporta i propri prodotti al Sud”.

“Uno studio del 2010, condotto da UNICREDIT – leggiamo nell’articolo di VESUVIOLIVE – sfata un vero e proprio luogo comune secondo il quale il Sud Italia non sarebbe altro che una sorta di ‘palla al piede’, di parassita del ricco Nord Italia. Riportiamo, a titolo esplicativo, quelle che furono le parole di Felice Delle Femmine per blitzquotidiano.it, responsabile territoriale di Unicredit:

‘Se molte Regioni del Nord hanno un saldo positivo in fatto di export lo devono al Mezzogiorno dove esportano moltissimo. Dall’analisi presentata oggi, Campania, Puglia, Calabria e Basilicata, risultano infatti caratterizzate da una forte propensione all’importazione di beni da altre aree del Paese e da un interscambio regionale prevalentemente orientato all’interno’.

Dunque è chiaro che se il Nord fattura molto è grazie all’esportazione proficua al Sud, che ha molte risorse da sfruttare e che acquista i prodotti ‘nordici’. Tale studio, oltre ad aver sfatato un gran bel mito, è tutt’oggi, a distanza di cinque anni, attuale e dimostrabile: reduci da anni di crisi dilagante, che ha travolto sia il Nord che il Sud, quest’ultimo ha importato molto di meno e di conseguenza il Nord ne ha risentito”.

Quattro anni fa lo studio di UNICREDIT consegnava a noi meridionali una notizia importante: il Sud, già allora, aveva iniziato a importare meno prodotti dal Nord. Così l’area del Nord Italia, che con l’avvento della moneta unica europea è diventata la periferia della Germania, ha subito due ‘botte’: la prima legata, per l’appunto, al fatto di essere diventata la periferia dei tedeschi; la seconda dovuta al fatto che noi meridionali, già quattro anni fa, importavamo meno prodotti dal Nord Italia.  

“Oltretutto, date queste premesse – prosegue l’articolo di VESUVIOLIVE – sorge spontanea una considerazione: il Compra Sud, iniziativa volta a far girare i prodotti e l’economia del Sud, che consiste nell’acquistare i prodotti di marche che hanno la sede legale nelle Regioni del Mezzogiorno, non è solo utopia ma può tranquillamente portare i suoi risultati, a differenza da quanto affermato dai detrattori”.

Qui torniamo al tema di questo articolo, che poi è la battaglia culturale ed economica del nostro amico Domenico Iannantuoni – una battaglia che conduciamo anche noi de I Nuovi Vespri -: sostenere l’economia del Sud, anche per rispondere agli attacchi che arrivano dal Nord Italia.

Proprio ieri abbiamo cercato di illustrare come i signori leghisti di Salvini – sfruttando anche l’ingenuità dei purtroppo tanti meridionali che hanno votato per la Lega – stanno provando a scippare al Sud le risorse del Fondo di Sviluppo e Coesione: circa 60 miliardi di euro a valere sulla Programmazione 2021-2027 che, per l’80%, dovrebbero essere impiegati nel Mezzogiorno (QUI IL NOSTRO ARTICOLO).

Non è una novità, se è vero che, contemporaneamente, attraverso la cosiddetta ‘Secessione dei ricchi’, il Centro Nord – non solo leghista, ma anche targato PD (leggere Emilia Romagna) – sta provando a scippare al Sud circa 90 miliardi di euro all’anno del cosiddetto ‘Residuo fiscale (QUI UN NOSTRO ARTICOLO).

Non sappiamo se il Sud riuscirà a bloccare la ‘Secessione dei ricchi’ e lo scippo del Fondo di Sviluppo e Coesione: ma sappiamo – ce lo ricorda l’articolo di VESUVIOLIVE – che noi meridionali abbiamo un’arma formidabile per restituire al Nord leghista pan per focaccia: acquistare i prodotti del Sud.

Sull’industria non abbiamo molta scelta, anche perché, dal 1860 ad oggi, i signori del Nord ci hanno massacrato. Ma per quel poco che c’è, noi meridionali, anche sul fronte industriale, dobbiamo acquistare prodotti del Sud.

Le automobili, per esempio: qualche realtà nel Meridione d’Italia c’è: valorizziamola.

Lo stesso discorso vale per l’artigianato: privilegiamo l’artigianato del Sud. Le nostre abitazioni arrediamole, fin dov’è possibile, con mobili, stanze da letto, cucine e via continuando fabbricate nel Sud. I signori del Nord aprono i punti vendita nel Sud? E noi snobbiamoli!

Ma il nostro vero punto forte è rappresentato dall’agricoltura, con riferimento ai prodotti freschi e trasformati.

Ormai da anni è stata avviata una riflessione sui prodotti a Km zero: bene, qui nel Sud acquistiamo, fin dov’è possibile, prodotti agricoli del Sud. E se siete meridionali e vivete al Nord, nei limiti delle vostre possibilità, fate quello che fa il nostro amico Domenico Iannantuoni: acquistate on line i prodotti del vostro Sud (nella pagina Facebook di Iananntuoni trovate tante indicazioni).

Un discorso a parte merita la Grande Distribuzione Organizzata (GDO). la buona notizia – ma questa non è una novità – è che i signori della GDO stanno cominciando a ‘mangiarsi’ l’uno con l’altro. Non c’è bisogno di essere marxisti per sapere che non poteva che finire così. Del resto, visto che abbiamo fatto un cenno a Carlo Marx, non possiamo non citare anche il buon Lenin, là dove ci dice che “i capitalisti ci venderanno anche la corda per impiccarli”.

La GDO è uno degli esempi più ‘truci’ del capitalismo senza regole che piace tanto all’attuale Unione Europea dell’euro: e quando si entra nella ‘logica’ della GDO – strozzare i produttori agricoli costringendoli a produrre a prezzi sempre più bassi – prima o poi crolla tutto: crolla l’agricoltura e crolla la stessa GDO.

Cosa vogliamo dire? Che noi del Sud, intanto, non abbiamo motivo di frequentare i grandi Centri commerciali.

Noi meridionali non abbiamo motivo di acquistare la pasta industriale, soprattutto la pasta prodotta nel Centro Nord Italia: la pasta acquistiamola nei nostri negozi artigianali.

Noi meridionali non abbiamo motivo di acquistare gli ortaggi presso i grandi Centri commerciali: acquistiamo gli ortaggi presso i nostri orti o presso i negozi locali di fiducia che ci garantiscono solo ortaggi delle nostre contrade.

Noi meridionali non abbiamo motivo di acquistare frutta nei Grandi centro commerciali: acquistiamo la frutta presso le nostre aziende agricole o presso i negozi locali di fiducia che ci garantiscono solo frutta delle nostre contrade.

Lo stesso discorso vale per i formaggi, per il latte, per il pesce, per la carne, per il vino, per l’acqua.

L’acqua, in un Paese civile, dovrebbe essere pubblica. Ma l’hanno privatizzata e i grillini al governo, su questo come su altri temi, tergiversano. E allora acquistiamo solo acqua imbottigliata da aziende meridionali.

Per il pane non abbiamo molta scelta, dal momento che siamo sommersi dal grano duro che arriva da mezzo mondo, Canada in testa. Però qualcosa la possiamo fare anche su questo fronte. Ci sono aziende meridionali che producono il pane e lo vendono anche nei supermercati: questa potrebbe essere una soluzione.

L’importante è che il pane che acquistiamo sia prodotto nel Sud.

Se proprio non potete fare a meno di entrare nei Centri commerciali, ebbene, scartate, fin dove vi è possibile, i prodotti del Nord Italia. cercate Negli scaffali solo prodotti del Sud.

Ah, dimenticavamo: non acquistate olio d’oliva extra vergine nei Centri commerciali. Noi del Sud – che produciamo il 90% e forse più dell’olio d’oliva extra vergine italiano – l’olio d’oliva dobbiamo acquistarlo presso i frantoi di fiducia o presso le aziende agricole, sempre di fiducia.

Sappiate che i signori del Nord, pochi anni dopo quella iattura passata alla storia come unità d’Italia, si sono impossessati del mercato dell’olio d’oliva. E ancora oggi lo controllano. Rispondiamo pan per focaccia: proviamo ad acquistare solo il nostro olio d’oliva extra vergine, anche se costa un po’ di più: sosterremo i nostri agricoltori e, in generale, l’economia del Sud.

Così facendo assesteremo un bel colpo al Nord leghista. Forza, è tempo di ribellarci a questa volgare colonizzazione che va avanti dal 1860.

Dimenticavamo: le banche. sono tutte le Centro Nord Italia. Visto che Renzi e il suo PD hanno messo le mani anche sulle Banche di credito cooperativo del Sud. Si sperava che il Governo di grillini e leghisti bloccasse questa ‘operazione’ antimeridionali. Ma finora non è stato fatto quasi nulla.

E allora? E allora cominciamo a riflettere anche su questo tema.

 

 

 

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