Elezioni in Danimarca: vince la sinistra del welfare e dello stop alla migrazione di massa. Altro che “Porti aperti”!

Elezioni in Danimarca: vince la sinistra del welfare e dello stop alla migrazione di massa. Altro che “Porti aperti”!
7 giugno 2019

Se in Italia la sinistra vuole i “Porti aperti”, in Danimarca i socialdemocratici hanno vinto le elezioni politiche difendendo i lavoratori e non l’immigrazione a ruota libera che serve al capitale per abbassare i salari. Commenta il filosofo e commentatore Diego Fusaro: “In Danimarca vince la sinistra del lavoro, del welfare e contro l’immigrazione di massa, la globalizzazione e la libera circolazione. Altro che i nostri fucsia, servi del capitale!”   

di Economicus

Scrive il filosofo e commentatore Diego Fusaro (nella foto sotto) a proposito delle elezioni politiche in Danimarca:

“Vince la sinistra del lavoro, del welfare e contro l’immigrazione di massa, la globalizzazione e la libera circolazione. Altro che i nostri fucsia, servi del capitale!”.

Eh sì, in Europa la sinistra che comincia a contestare le politiche dei “Porti aperti” convince e vince. Succede in Danimarca – Paese dell’Unione Europea che, intelligentemente, non ha aderito al ‘lager’ truffaldino della moneta unica europea – dove i socialdemocratici guidati da Mette Frederiksen, 41 anni e idee molto chiare, hanno battuto il governo uscente dei liberalconservatori di Lars Løkke Rasmussen.

Già, i dee chiare: Mette Frederiksen ha convinto gli elettori del suo Paese con un programma di governo concentrato su tre punti: tutela dell’ambiente, welfare e, soprattutto stop secco all’arrivo in Danimarca di nuovi migranti.

In comune, con l’attuale Unione Europea dell’euro, la Danimarca di Mette Frederiksen ha solo la tutela dell’ambiente: tesi che la UE, peraltro, ha abbracciato in modo convinto, almeno a parole, in occasione delle recenti elezioni europee, dopo la battaglia condotta dalla piccola Greta.

Ma sugli altri due punti – welfare (cioè Stato sociale) e migranti – le differenze tra la nuova leader socialdemocratica danese e l’Europa dell’euro sono evidenti.

L’attuale Unione Europea insiste con la politica del rigore economico: che significa anche tagli alla spesa pubblica e, quindi, tagli allo Stato sociale. In questo caso la UE prosegue verso una strada diametralmente opposta a quella che Mette Frederiksen intende far percorrere alla Danimarca.

Problematiche le differenze tra UE e la nuova leader danese sui migranti.

La UE delle multinazionali, nel nome della “pace in Europa”, punta al totale smantellamento degli Stati sovrani per sostituire i cittadini dei Paesi che hanno aderito all’Unione Europea con una sorta di meticciato. Questo significa eliminazione delle radici culturali di ogni Paese e trasformazione dei cittadini in consumatori.

Questo disegno – voluto dalle oligarchie che nessuno ha eletto, ma che, di fatto, controllano l’Unione Europea dell’euro – si scontra con le popolazioni dei 27 Paesi europei, che già hanno iniziato a ribellarsi.

La ribellione è palese nei Paesi del cosiddetto gruppo di Visegrad: Ungheria, Polonia, Repubblica Ceca e Slovacchia. Ma la protesta dei cittadini verso le oligarchie ‘europeiste’ che hanno promosso l’immigrazione di massa per abbassare i salari e sostituire, in prospettiva, le popolazioni dei vari Stati europei, cresce in ogni Paese della UE.

I disordini sociali sono di varia origine: lì contro l’austerità, da un’altra parte contro l’euro, da un’altra parte ancora contro gli immigrati.

In Francia è esplosa la rivolta dei Gilet Gialli che, per ora, è solo sopita.

Nel Regno Unito, nel Partito laburista, è iniziata una sorta di rivisitazione delle politiche sui migranti. E si comincia a dire a chiare lettere che la migrazione di massa non è affatto di sinistra, ma serve al grande capitale per abbassare i salati (QUI UN ARTICOLO).

L’elenco continua con i tanti Paesi europei dove la gente comincia a ribellarsi alla migrazione senza controllo, che è uno dei punti cardine del programma di governo dell’Europa che vede d’accordo le multinazionali e gli europeisti-pacifisti (la tesi è che siccome in Europa ci sono state tante guerre, meglio superare le differenze tra i vari Paesi europei, eliminando le radici culturali di ogni Paese, livellando verso il basso le abitudini alimentari e avviando a tappe forzate la sostituzione delle popolazioni dei vari Paesi europei con i migranti: questo conviene al grande capitale che, così, abbassa i salari).

In Italia c’è il Governo di grillini e leghisti (dove, in realtà, i veri ribelli sono i leghisti, mentre i grillini, più passa il tempo e più sembrano confusi e incerti  anche sui temi europei). Che in questo momento è sotto attacco da parte della UE dell’euro, tra spread e ricatti vari.

E’ in questo scenario che si inserisce la vittoria, in Danimarca, di una sinistra va è in totale antitesi con il Partito Socialista Europeo (PSE) che è stato ‘vampirizzato’ dall’accoppiata multinazionali-UE pro-migranti.

Per la cronaca, la Danimarca e la Svezia sono i Paesi dell’Unione Europea con la più alta densità di migranti. In Svezia, se cercate sulla rete, trovate tanti articoli e tanti video che raccontano non tanto l’insofferenza degli svedesi verso i migranti, ma l’insofferenza dei migranti che si sono stabiliti in Svezia contro gli svedesi.

Sono notizie vere quelle che raccontano di quartieri di certe città svedesi dove i migranti controllano tutto? Non lo sappiamo. Ma sappiamo che in Danimarca ha vinto una sinistra che è agli antipodi dalla sinistra fucsia italiana, per dirla ancora con il filosofo Diego Fusaro.

La Danimarca – che come già accennato si è guardata bene dall’entrate nell’Eurozona –  vanta proprio per questo trend economici di prim’ordine, se è vero che la crescita media del PIL (Prodotto Interno Lordo) supera di qualche linea il 2%. Con un tasso di disoccupazione che è sotto il 4%.

Foto tratta da vanityfire.it

 

 

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