Parlano del “Distretto unico del cibo”, ma l’invasione di prodotti esteri in Sicilia continua/ MATTINALE 275

10 maggio 2019

Stiamo andando a votare per il rinnovo del Parlamento europeo, ma nessuno parla del fatto che la UE, in materia di agricoltura e cibo, per non dispiacere agli industriali che producono pesticidi ed erbicidi, fa arrivare sulle nostre tavole cibi avvelenati. E mentre in Sicilia buttano fumo negli occhi ai cittadini, facciamo finta di non sapere da dove arriva la ricotta e che persino il grano per preparare i dolci è canadese. E tra qualche settimana arriveranno le ciliege al dimetoato e le angurie africane… 

L’ultima invenzione della vecchia politica siciliana è il “Distretto unico del cibo”, per salvaguardare la cosiddetta “autonomia” dell’agricoltura siciliana, per tutelare le “peculiarità” dei prodotti siciliani e, perché no?, anche per parlare delle “filiere”. Un bla bla bla che, in realtà, ha un solo obiettivo: gettare fumo negli occhi dei siciliani per non fargli vedere quello che intanto succede nella nostra Isola.

Infatti, mentre questi signori chiacchierano di un bando pubblico che verrà addirittura pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale della Regione siciliana (a pochi giorni dal voto per le elezioni europee: bisogna essere veramente ingenui per credere a queste promesse elettorali) Iddio solo sa che cosa arriva sulle nostre tavole!

Quanti sono, oggi, in Sicilia le persone che mangiano sano?

Facciamo subito un esempio: i dolci. Chi è che, la mattina – a casa o, appena uscito, al bar – non fa precedere il caffè da un cornetto o da un dolce alla ricotta o alla crema? E chi è che, nelle feste comandate, non porta a casa una bella guantiera di dolci?

Bene. Dobbiamo sapere che, mentre questi signori lavorano alacremente per il “Distretto unico del cibo”, anche la Sicilia, come il resto d’Italia, è letteralmente invasa dal grano tenero Manitoba canadese!

Quanti sono, in Sicilia, i bar e le pasticcerie che, per preparare i dolsi, usano il grano tenero siciliano, che non è diffuso come il grano duro, ma c’è e faceva, appunto, parte della tradizione siciliana?

Altra domanda. Tutti noi, in Sicilia, conviviamo, da sempre, con la ricotta. Adesso vi poniamo una domanda – e la poniamo, soprattutto, ai titolari dei bar e delle pasticcerie siciliane -: quanti sono, nella nostra Isola, i bar e le pasticcerie che lavorano esclusivamente con ricotta prodotta con il latte siciliano?

I dolci non si preparano soltanto con il grano tenero, ma anche con il grano duro: quanti sono i bar e le pasticcerie siciliane che lavorano soltanto con il grano duro della Sicilia? O dobbiamo fare finta di non sapere che, mentre la vecchia politica siciliana – i centri di ricerca siciliani, i Gal, i Flag, i Comuni costieri e interni – discutono sul bla bla bla del “Distretto unico del cibo”, il grano duro che arriva nella nostra Isola con le navi viene trasportato, senza alcun controllo, nei molini per essere macinato e finire sulle nostre tavole sotto forma di pane, pizze, farine, semola, dolci e via continuando?

Mentre si chiacchiera sul “Distretto unico del cibo per valorizzare il Made in Sicily”, quanti sono i siciliani che riescono a portare in tavola la pasta preparata con il grano duro siciliano?

Lo sapete, vero’, che la ‘Grande Unione europea’ consente, fino ad oggi, la presenza di contaminanti nel grano duro che avvelenano chi mangia più di 5 Kg di pasta all’anno? 

Voi siciliani che state leggendo questo articolo: quanti chilogrammi di pasta, ogni anno, vi ‘calate’? E’ pasta siciliana, preparata con il grano uro siciliano, quella che portate sulle vostre tavole? O è pasta che acquistate nei centri commerciali a meno di un euro al Kg? Lo sapete, no, che 1 Kg di pasta preparata con il grano duro siciliano non può costare meno di 2 euro e mezzo? Lo sapete che la pasta preparata con il grano duro antico siciliano non può costare meno di 5-6 euro al Kg?

Vogliamo parlare dell’olio d’oliva extra vergine? Quanti sono i siciliani che condiscono i propri cibi con l’olio d’oliva extra vergine siciliano e non con l’olio d’oliva “extra vergine italiano” acquistato nei centri commerciali e nei supermercati? O dobbiamo infilare la testa sotto la sabbia, ignorando il fiume di olio d’oliva che è arrivato e continua ad arrivare dalla Tunisia?

Lo sapete che, in condizioni ordinarie, un litro di olio d’oliva extra vergine della Sicilia, acquistato a ‘bocca di frantoio’, non può costare meno di 6 euro? Lo sapete che quest’anno, causa annata orribile, l’olio extra vergine siciliano non poteva costare (e non può costare per quello poco che è ancora disponibile) meno di 8 euro al litro?

Ancora: che fine hanno fatto le arance rosse della Sicilia? Sono una prerogativa – almeno in Italia – della Sicilia orientale. Ma proprio ieri sera abbiamo pubblicato un articolo nel quale si dice che, mentre si parla del “Distretto unico del cibo per valorizzare il Made in Sicily”, le arance rosse della Piana di Catania e della provincia di Siracusa rischiano di scomparire perché attaccate dal virus della Tristeza (QUI IL NOSTRO ARTICOLO). Il tutto nel silenzio generale!

Proviamo a riflettere sulle arance siciliane. Soprattutto a Palermo e, in generale, nella parte occidentale dell’Isola, mai come quest’anno si sono vista in giro tante arance ‘sgarrupate’. Ma da dove arrivano? Chi scrive, visto che è originario di Sciacca, sa riconoscere le arance di Ribera. Ebbene, molte delle arance Washington Navel viste in questi giorni a Palermo non somigliano nemmeno lontanamente agli scarti delle arance di Ribera!

Parliamo dei carciofi? Quanti sono stati, quest’anno i carciofi siciliani? La nostra sensazione è che, senza nemmeno saperlo, ci siamo mangiati i carciofi egiziani. Qualcuno ci ha indicato, nei centri commerciali, la differenza?

Tra un po’ cominceremo a vedere le ciliege. In quante aree della Sicilia si producono le ciliege? Ve lo diciamo noi: pochissime. Lo sapete, vero, che quasi tutte le ciliege che si vendono in Sicilia sono importate? Lo sapete che per combattere un fastidioso parassita che si ‘mangia’ le ciliege si usa il dimetoato?

Il dimetoato è un pesticida fosforganico che non è proprio un toccasana per la salute umana. Pariamo di un pesticida fortemente tossico, che colpisce il nostro sistema nervoso centrale, simpatico e periferico. Agisce sulle connessioni sinaptiche e sulle terminazioni neuromuscolari. E’ bene evitare di ingerire questo veleno.

Quanti siciliani, tra qualche settimana, si precipiteranno ad acquistare le ciliege, senza sapere che arrivano dal Cile, dall’Argentina, dalla Croazia, dalla Turchia, dall’Austria, dove le ciliege si coltivano a colpi di dimetoato?

Lo sapete, no, che la ‘Grande Unione europea’ non ha vietato il dimetoato per non dare un dispiacere a chi lo produce, visto che chi lo produce guadagna, con questo pesticida, una barca di soldi? Ne hanno parlato, delle ciliege che stanno per invadere anche la Sicilia, i signori del “Distretto unico del cibo per valorizzare il Made in Sicily”?

Lo sapete che la Francia ha già vietato l’importazione di ciliege prodotte nei Paesi dove si fa uso di dimetoato? Cosa fa, invece, il Governo nazionale italiano? Cosa fa il Ministro delle Politiche agricole? Cosa fa il Ministro della Salute-Sanità? Cosa fa la Regione siciliana? Ci diranno che tutte le ciliege che invaderanno la Sicilia saranno dell’Etna, tutta appartenenti alla varietà Mastrantonio?

E delle angurie ne vogliamo parlare? Tra qualche settimana cominceranno quelle piccole. Arrivano tutte dall’Africa, ma non si deve dire. Ne parleranno gli amici del “Distretto unico del cibo per valorizzare il Made in Sicily”?

Foto tratta da italianintransito.com  

 

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