200 milioni di euro per la Xilella in Puglia, zero euro per la Tristeza degli agrumi in Sicilia

200 milioni di euro per la Xilella in Puglia, zero euro per la Tristeza degli agrumi in Sicilia
9 maggio 2019

Lo si legge in un comunicato della Cia siciliana. Certo, il Ministro leghista delle politiche agricole, Gian Marco Centinaio, non fa facendo nulla per la Sicilia. Ma l’attuale assessore all’Agricoltura della Regione siciliana, Edy Bandiera, che cosa sta facendo per l’agrumicoltura e, in generale, per l’agricoltura della nostra Isola? E meno male che il presidente Musumeci produce arance dalle parti di Catania…

Ogni tanto c’è qualcuno che ricorda che parti importanti dell’agricoltura siciliana sono in grande affanno. Lo ricorda al Governo regionale e, soprattutto, al Governo nazionale. Non è nemmeno il caso di parlare di Unione europea, perché la linea politica di Bruxelles, dai primi anni ’80 del secolo passato, è sempre stata quella di smantellare l’agrumicoltura italiana.

Qualche ‘pennellata’ sul passato la leggerete alla fine di questo articolo. Ora leggiamo assieme un comunicato dai toni molto preoccupati della Cia siciliana, sigla che sta per Confederazione italiana agricoltori.

Per la precisione, il comunicato è della Cia della Sicilia orientale, che punta i riflettori sui danni che, in Sicilia, sta provocando il virus della Tristeza (QUI UN APPROFONDIMENTO SU QUESTO VIRUS).

La Cia della Sicilia orientale ha inviato una lettera al presidente della Regione, Nello Musumeci:

“Ogni giorno – si legge nella lettera – muoiono centinaia di piante di agrumi, la Sicilia agricola è abbandonata a se stessa nel silenzio del Governo nazionale e delle istituzioni locali. Accogliamo positivamente le pressioni del ministro Centinaio all’Ue (Gian marco Centinaio, Ministro delle Politiche agricole ndr) perché sblocchi 200 milioni di euro da destinare all’olivicoltura pugliese affossata dal fenomeno Xilella, ma faccia lo stesso per la nostra Regione: stanno morendo milioni di piante, il settore è in ginocchio, tra un paio di anni l’intera produzione è destinata a scomparire”.

In effetti, non si capisce perché i pugliesi sono riusciti a creare attorno al ‘caso’ Xilella (QUI UN APPROFONDIMENTO SUL BATTERIO DELLA XILELLA) un grande clamore mediatico, mentre della Tristeza, che in Sicilia sta producendo danni enormi, soprattutto negli agrumeti della Sicilia orientale, non si parla affatto (nella foto sopra, tratta da ripost.it, possiamo vedere a sinistra un albero di arancio sano e, a destra, un albero colpito dal virus della Tristeza) 

Forse il problema è legato alla gestione dell’assessorato regionale all’Agricoltura, che in questo Governo siciliano brilla per grande assenza.

“Ogni giorno – dice il presidente Cia Sicilia Orientale, Giuseppe Di Silvestro – muoiono centinaia di piante di agrumi. La Sicilia agricola è abbandonata a se stessa nel silenzio del Governo nazionale e delle istituzioni locali. Accogliamo positivamente le pressioni del ministro Centinaio all’Ue perché sblocchi 200 milioni di euro da destinare all’olivicoltura pugliese affossata dal fenomeno Xilella, ma faccia lo stesso per la nostra Regione: oltre settantamila mila ettari coltivati ad agrumeti sono infestati dal Virus ‘Tristeza’: tra un paio di anni l’intera produzione è destinata a scomparire”.

“La Sicilia orientale è stata colpita quasi interamente dalla malattia, giunta a uno stadio molto avanzato – spiega Di Silvestro – e tra un anno, al massimo due, l’intera produzione rischia di sparire. Ci sono 70 mila ettari dedicati all’agrumicoltura, di questi 15 mila ettari sono coltivati a limoni, gli altri ad agrumi arancia amara, e fatta eccezione per i 10 mila ettari trasformati dalle imprese, i restanti 45 mila ettari di agrumeti sono in ginocchio, alle imprese servono aiuti economici per la riconversione e materiale vegetale sano”.

“Il nostro territorio – dice sempre il presidente della Cis della Sicilia orientale – dove si concentra il 57% delle produzioni nazionali di agrumi, con oltre 10 milioni quintali di arance, 4 milioni di limoni, 600 mila di mandarini e 500 mila quintali di clementine all’anno, contribuisce alle produzioni delle coltivazioni agricole per 2 terzi del raccolto nazionale. Dati che ci pongono in una posizione centrale nei tavoli di confronto sia nazionali che europei”.

“Gli unici aiuti ricevuti dai governi passati – precisa Di Silvestro – sono stati di 10 milioni di euro, davvero una goccia nell’oceano, come ci confermano peraltro i numeri sul caso Xilella nell’accordo tra il Mipaaf e la Regione Puglia, per affrontare la quale servono almeno 500 milioni di Euro. Ne servono altrettanti per l’emergenza Tristeza – ribadisce Di Silvestro – non lo dimentichi il Governo nazionale e la Regione non abbassi la guardia, siamo contenti per gli olivicoltori pugliesi, anche perché l’emergenza Xilella potrebbe arrivare in Sicilia, come emerso nel corso del convegno sul florovivaismo che si è svolto nelle scorse settimane a Mazzarà Sant’Andrea, Milazzo, perché il virus può attaccare anche alcune colture ornamentali”.

“Ma restiamo molto preoccupati per i nostri produttori agricoli – conclude il presidente della Cia della Sicilia orientale – perché, nonostante le tante iniziative promosse per una sensibilizzazione a livello nazionale, anche quest’ultimo Governo nazionale resta sordo, motivo per cui ci appelliamo con forte apprensione ai vertici regionali, ai quali non ci stanchiamo di ricordare neppure le altre emergenze rimaste irrisolte, come il caso Cracking che ha colpito le uve di Mazzarrone e le alluvioni dello scorso ottobre”.

P.s.

Già nei primi anni ’80 del secolo passato, quando c’era ancora la CEE (Comunità Economica Europea), in Europa, in barba al “principio della preferenza comunitaria, entravano agrumi di mezzo mondo. L’obiettivo era quello di smantellare l’agrumicoltura siciliana. Lo chiedeva la grande industria che, in cambio degli agrumi che arrivavano dall’estero, vendeva in quei Paesi beni industriali. 

Foto tratta da ripost.it

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