La storia del Sud vista con gli occhi di un bambino nel 1860/ Per porti e ferrovie il Regno delle Due Sicilia era più avanti del Nord

La storia del Sud vista con gli occhi di un bambino nel 1860/ Per porti e ferrovie il Regno delle Due Sicilia era più avanti del Nord
22 aprile 2019

I primi treni del Nord Italia li hanno forniti le industrie di Pietrarsa, in Calabria. E anche se l’orografia del Sud è accidentata rispetto alla Pianura Padana, il Mezzogiorno è partito prima con i treni. E anche con i porti. Con la ‘presunta’ unità d’Italia le ferrovie, al Sud, sono state sacrificate. Idem per le navi e per le compagnie di navigazione: si pensi ai Florio in Sicilia

di Domenico Iannantuoni

– Ragazzi, voglio tenervi al caldo delle informazioni più
importanti per voi e per il vostro futuro. Da quando
Stephenson nel lontano 1814, in Gran Bretagna, costruì
la prima locomotiva a vapore capace di trascinare in un
solo carico ben 300 cantaie di peso, possiamo dire di
essere entrati nella prima rivoluzione industriale.

– Essere ingegneri in questo periodo è fondamentale
perché la crescita del numero delle scoperte è giornaliera
e con esse avanza il progresso. Dimenticati i periodi di
guerre tremende del “terrorista” Napoleone Buonaparte,
tutte le società civili, quali la nostra napoletana e
siciliana, si sono lanciate in una corsa legata agli studi
ed allo sviluppo dell’umano sapere.

– Il nostro Stato delle Due Sicilie non è da meno in questa
competizione e molte missioni internazionali ci hanno
visti partecipare e fornire idee di progresso. Tornando
alle ferrovie, per esempio, se in Gran Bretagna la prima
tratta costruita fu la Stockton-Darlington nel 1821, da
noi la prima ferroviaria nacque nel 1839, ossia solo
diciotto anni dopo tra Napoli e Portici mentre nel Nord
Italia lo Stato Sardo dovette aspettare fino a dopo il 1856.

Oggi le nostre ferrovie sono molto più lunghe come già
vi ho detto e superano le duecento miglia già in esercizio
mentre sono in procinto di collaudo gli attraversamenti
dei nostri Appennini verso Brindisi e verso Teramo.
Il maestro si recò presso la cattedra e maneggiando le funi fece
srotolare la cartina d’Italia che riportava tutti gli stati presenti.

– Ora vi spiego come è fatta l’Italia.- Ci disse prendendo
in mano una bacchetta per aiutarsi ad indicare le aree
geografiche.

– Lo Stato Sardo, oggi, voi sapete che trovasi in gran
fermento ma soprattutto è particolarmente asservito alla
Francia cui, con una discutibilissima manovra politica,
ha ceduto recentemente la Savoia e Nizza. Al contempo
l’esercito francese, sbarcato a Genova e mossosi
attraverso le ferrovie con i nostri treni (gliene abbiamo
venduti sette, prodotti tutti qui da noi a Pietrarsa: QUI UN NOSTRO ARTICOLO SU PIETRARSA, IN CALABRIA),
ingaggiò battaglia l’anno scorso ossia nel 1859, contro
l’Austria e vintala con un numero di morti strabilianti
oltre 3.500 francesi e 3.700 austriaci a Solferino, nel
trattato di pace ottenne la Lombardia che a sua volta fu
ceduta al Piemonte.

– Io vedendo queste azioni di guerra e di scambio
territoriale, nutro dei sospetti anche per noi…-
– Poi, osservate bene i confini del Granducato di Toscana,
quelli di Parma e Piacenza, di Modena, e dello Stato
Pontificio fino a giungere ai nostri confini del Tronto e
del Garigliano.

– Ora osservate bene la vastità della pianura padana ed i
grandi ostacoli centrali dell’appennino che scende giù
verso il nostro Stato. Come vedete mentre nel Piemonte
e nella Lombardia, praticamente in gran parte
pianeggianti, gli sviluppi ferroviari potranno
avvicendarsi con grande frequenza, qui da noi gli
ostacoli naturali ci impediranno percorsi semplici e
veloci. Ma noi abbiamo le vie del mare!

– Già oggi abbiamo Società nazionali e private quale la
Florio che occupano tutte le tratte che collegano le nostre
Città costiere quali Palermo, Napoli, Messina, Reggio,
Salerno, Bari, Brindisi, Gallipoli, Pizzo, insomma una
infinità di porti e porticcioli ovunque e tutti questi porti,
devono essere resi visibili al meglio.-

– Ecco che tutte le nostre coste, per avere una navigazione
via mare sicura, sono dotate di un sistema di
illuminazione modernissimo che utilizza lenti “Fresnel”
di ampio diametro e scarso spessore.-

Il maestro si recò alla lavagna e disegnò una lente tipo “Fresnel”
ed una normale. Poi riprese il solito libro, lo sfogliò fino
a cercare il punto e lesse:

– La lente Fresnel permette la costruzione di ottiche di grande
dimensione e piccola distanza focale senza l’ingombro, lo
spessore ed il peso del materiale necessario per costruire una
lente sferica convenzionale di equivalente potere diottrico.
Il risultato è ottenuto frazionando la lente sferica in una serie di
sezioni anulari concentriche, chiamate anelli di Fresnel. Per
ogni zona lo spessore della lente viene limitato, trasformando la
curva continua in una serie di superfici con la stessa curvatura
ma non continue. La figura illustra chiaramente il concetto.

– Le invenzioni di Fresnel ci hanno permesso di costruire
lungo le nostre coste, nel 1841, un vastissimo sistema di
fari a luce costante.

– Dunque i nostri governi, pur sviluppando gli asset
ferroviari con le ovvie difficoltà dovute all’orografia del
nostro territorio, hanno puntato molto di più sulla
navigazione marittima, sicura e moderna, in costante
sviluppo e principalmente legata alla nostra
configurazione geografica.

Caspita, questa cosa degli ingegneri io non me la aspettavo
proprio, pensai tra me e me mentre uscivo da scuola…e se
avesse ragione mio padre? Ecco perché lui ha studiato
ingegneria e me ne parla come di una scienza della formazione
e non come specializzazione. Ecco perché lui, senza
esagerazione alcuna, mi spinge a questi studi.

Foto tratta da mme3bien.com

 

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