Verso le elezioni europee/Gli agricoltori siciliani divisi metafora di un Sud senza voce/ MATTINALE 239

Verso le elezioni europee/Gli agricoltori siciliani divisi metafora di un Sud senza voce/ MATTINALE 239
14 aprile 2019

“In Sicilia ogni uomo è un’isola”, diceva Pirandello. L’impressione è che questa condizione, oggi, riguardi tutto il Mezzogiorno. Che sta arrivando alle elezioni europee nella peggiore delle condizioni possibili. I grillini hanno deluso. Luigi De Magistris, a Napoli, non è riuscito a creare un movimento, perché perché condizionato da una sinistra che ‘vive di morte politica’. Mentre in Sicilia c’è il flop degli agricoltori, che continuano a litigare tra loro. Forse la novità nella nostra Isola è rappresentata dai Verdi

Un post di Cosimo Gioia sintetizza l’incapacità del mondo agricolo siciliano, dopo anni di proteste contro la globalizzazione dell’economia, di arrivare ad una sintesi politica:

“Ma vi rendete conto di chi stiamo mandando in Europa a prendere una barca di soldi? Gente che non sa nemmeno pronunciare la parola Agricoltura e fa i sondaggi per apprendere in 5 minuti i problemi… Ma per favore… La colpa è sempre nostra che, al posto di mandare la’ qualcuno dei nostri, per la solita teoria del perché lui si è io no, voteremo questi, senza offesa, incompetenti in materia…”.

Se fossero solo incompetenti già sarebbe qualcosa. Il vero problema è che gli esponenti della vecchia politica sono più che incompetenti: sono al servizio di chi ha lavorato e continua a lavorare per lo smantellamento dell’agricoltura del Sud Italia e della Sicilia. 

Ieri abbiamo cercato di illustrare perché, alle prossime elezioni europee di maggio ogni voto che un Siciliano esprimerà in favore della Lega di Salvini, del PD e di Forza Italia sarà un voto contro la Sicilia (QUI IL NOSTRO ARTICOLO SUL PERCHE’ I SICILIANI NON DEBBONO VOTARE PER LA LEGA, PER IL PD E PER FORZA ITALIA).

Ma oltre a segnalare le formazioni politiche che hanno lavorato e continuano a lavorare per togliere al Sud e alla Sicilia la sovranità alimentare, per finire di trasformare questa parte dell’Italia in una colonia dove si dovranno mangiare solo prodotti agricoli esteri, dal grano canadese in poi, è anche giusto sottolineare i limiti del mondo agricolo siciliano che – spiace dirlo – esemplificano e sintetizzano l’incapacità del Mezzogiorno d’Italia di reagire con un progetto politico contro chi sta finendo di distruggere questa parte del Paese.

Attenzione: le reazioni positive non mancano. Proviamo a segnalarne alcune, anche importanti.

La battaglia culturale condotta dallo scrittore e giornalista Pino Aprile è importantissima. Le reazioni scomposte degli storici di regime di fronte al successo dei suoi libri, dei suoi articoli e dei suoi interventi sono la testimonianza di una rinascita del Sud: una sorta di presa di coscienza collettiva che ci porta a riflettere su oltre 150 anni di storia negata.

L’esperienza dell’associazione GranoSalus, a partire dalla Puglia, è importante. La battaglia, nel Sud Italia, per un grano duro esente da contaminanti è importante. Ed è altrettanto importante che anche nel Centro Nord, piano piano, si vada prendendo coscienza dell’invasione – non troviamo una parola più calzante – del grano tenero canadese Manitoba.

Però non possiamo non prendere atto che, da quando quello che era uno dei principali ispiratori di GranoSalus – Saverio De Bonis – è stato eletto al Senato, in Basilicata, nel Movimento 5 Stelle, le battaglie di GranoSalus si siano affievolite.

A dir la verità, De Bonis ha provato a trasferire nel Movimento 5 Stelle le ragioni di GranoSalus: ma ha trovato un muro. La dimostrazione che, su certi temi – soprattutto sui temi economici – i grillini sembrano, come dire?, eterodiretti.

La vicenda dei terreni agricoli che verranno inquinati da diossina e idrocarburi prodotti dalle imprese del Centro Nord Italia è emblematica (QUI UN NOSTRO ARTICOLO).

Anche i grillini sono parte del sistema antimeridionale? Il discorso è un po’ più complesso. Con molta probabilità, i ‘capi’ del Movimento 5 Stelle ragionano nel modo seguente:

“E’ vero, noi siamo perfettibili, ma in Europa abbiamo tutti contro. Le poche risorse che abbiamo dobbiamo concentrarle su alcuni obiettivi, Reddito di cittadinanza e Quota 100 in testa. Gli altri debbono aspettare. Del resto, alternative a noi non ce n’è. Alle elezioni europee ci accontentiamo del 23-25%. poi si vedrà”.

Ma con questo ragionamento – in verità un po’ cinico – hanno abbandonato l’agricoltura del Sud Italia, hanno abbandonato Taranto e i tarantini, lasciandoli ‘in pasto’ all’ILVA, hanno abbandonato il Salento ai petrolieri della TAP, limitandosi a tenere duro solo sulla TAV.

Il gioco dei grillini è pericoloso, perché è proprio nel Sud che si fondo il nucleo forte del loro consenso politico ed elettorale.

Su queste scelte – a nostro avviso completamente sbagliate – del Movimento 5 Stelle si sono gettati come falchi gli esponenti della vecchia politica che, appoggiati dall’Unione Europea dell’euro, da qualche mese a questa parte diffondo sondaggi farlocchi stando ai quali gli italiani dovrebbero tornare a votare per chi li ha massacrati.

In realtà le cose stanno un po’ diversamente. Con molta probabilità, i tanti delusi dagli errori dei grillini non si recheranno alle urne. A perdere voti sarà il Movimento 5 Stelle, mentre PD e Forza Italia, se manterranno gli stessi voti, andranno avanti, ma non perché guadagneranno elettori, ma perché i grillini perderanno i voti di chi non si recherà alle urne.

Cosa ci fa pensare che – soprattutto nel Sud – lo schema potrebbe essere questo? Il post scritto da Cosimo Gioia. E così torniamo all’inizio di questo articolo:

“Ma vi rendete conto di chi stiamo mandando in Europa a prendere una barca di soldi?… La colpa è sempre nostra che, al posto di mandare la’ qualcuno dei nostri, per la solita teoria del perché lui si è io no, voteremo questi, senza offesa, incompetenti in materia…”.

Servirebbe un progetto politico per la Sicilia, servirebbe un progetto politico per il Sud: ma, all’orizzonte, non si intravede né l’uno, né l’altro. Né ci sembra corretto caricare – ad esempio – Pino Aprile di non essersi intestato il ruolo di ‘capo’ politico.

La verità è che il Sud Italia, oggi, è incapace di una sintesi politica innovativa. Lo stesso sindaco di Napoli, Luigi De Magistris, non è riuscito a diventare l’elemento coagulante di un Mezzogiorno che cerca un riscatto. Anche perché chi dovrebbero essere i suoi interlocutori? Potere al Popolo, forza politica troppo sfilacciata e, con molta probabilità, infiltrata da elementi della vecchia sinistra italiana che lavorano per affossarla?

Anche i sicilianisti, dopo la bella e partecipata manifestazione del 31 marzo scorso, sono tornati a parlare tra loro. Nessun segno di un progetto politico, al di là delle ‘tastiere’.

Ma l’apoteosi dell’incapacità di fare sintesi politica si concentra in Sicilia dove i due partiti che, più degli altri, hanno affossato la Regione e l’Autonomia siciliana – ci riferiamo al PD e a Forza Italia – o presentano gli uscenti, con qualche ritocco ‘crepuscolare’ (è il caso del PD), o litigano in modo furibondo per ‘presunte’ poltrone di europarlamentari (Forza Italia).

Il messaggio che i ‘capi’ siciliani del PD e di Forza Italia lanciano al proprio elettorato della nostra sempre più disastrata Isola è, pressappoco, il seguente:

“Elettori siciliani che ancora ci venite dietro, sappiate che voi, per quanto ci riguarda, siete dei prigionieri politici. Siete i più fedeli custodi delle catene che vi abbiamo messo al collo. Non abbiamo nulla da cambiare, perché tanto voi non avete alternative e ci dovete votare. Mettetevi il cuore in pace e preparatevi a sostenerci, anche turandovi il naso. Avanti, tutti in fila e alle urne, perché non abbiamo ancora finito di massacrarvi. Per completare la nostra opera di svuotamento della Sicilia ci serve il vostro voto”.

Forse l’unica novità politica di queste convulse ore – almeno in Sicilia è così – è rappresentata dai Verdi. Perché diciamo questo? Perché se nel resto d’Italia, spiace dirlo, i Verdi, almeno fino a qualche mese fa, sono stati una delle ruote di scorta del PD più o meno renziano, in Sicilia hanno dato segni di risveglio.

I Verdi sono in prima fila, ad esempio, nella battaglia contro la follia del Tram di Palermo. Un progetto sostenuto dalla Giunta comunale renziana del capoluogo siciliano (QUI UNA NOSTRA INTERVISTA AL COORDINATORE DEI VERI SICILIANI, CARMELO SARDEGNA, SULLA FOLLIA DEL TRAM).

Già questa è una speranza: uno dei pochi segnali positivi della politica siciliana. Un segnale per Palermo e per tutta la Sicilia: a sinistra non c’è solo il disastro del PD siciliano e i perditempo di altri movimenti del vuoto-niente.

E gli agricoltori siciliani? A parte qualche analisi lucida, come quella di Cosimo Gioia, di ‘politico’ c’è ben poco. O meglio, ci sono le divisioni, le ubbie, le idiosincrasie, le antipatie. Tutti contro tutti all’insegna del nulla…

 

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