La UE non vuole la commissione d’inchiesta sulle banche (e sull’oro italiano)

La UE non vuole la commissione d’inchiesta sulle banche (e sull’oro italiano)
1 aprile 2019

Non è vero – come cercano di farci credere – che le commissioni parlamentari non servono a niente: servono tantissimo per svelare gli imbrogli e proporre rimedi. Ovviamente, chi ha gozzovigliato con gli imbrogli – dentro e fuori l’Italia – ha tutto da temere. Un altro scontro si consumerà sull’oro degli italiani e non, come ci dicono “della Banca d’Italia” 

Alla fine il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha firmato la legge che istituisce la commissione d’inchiesta sul sistema bancario italiano. Dicono che ci sia stato un ‘cannoneggiamento’ dei grillini e dei leghisti, sponsor dell’iniziativa. In realtà, se ‘cannoneggiamento’ c’è stato, ebbene, a cannoneggiare sono stati l’Unione Europea dell’Euro, la Banca Centrale Europea e le varie forze politiche italiane – PD in testa – che appoggiano l’attuale, fallimentare UE.

Ma i ‘cannoneggiamenti’ sono serviti a poco, questa volta: se l’Unione Europea è riuscita a bloccare la nomina di Paolo Savona al Ministero dell’Economia, l’operazione non è riuscita con la commissione d’inchiesta sull’operato delle banche. Bloccarla avrebbe significato eliminare quel poco di democrazia formale che oggi rimane in Italia: insomma, dopo l’addio alla sovranità monetaria e l’addio alla sovranità italiana sulla nomina del Ministro dell’Economia, la UE avrebbe vulnerato anche la sovranità del Parlamento italiano: e questo, a meno di due mesi dalle elezioni per il rinnovo del Parlamento europeo sarebbe stato devastante per la UE di oggi, dando ulteriore fiato ai ‘Populisti’.

L’Unione Europea controllata dalle massonerie finanziarie e bancarie e dalle multinazionali, come si dice in questi casi, ha dovuto ‘calare le corna’.

Ora bisogna capire quello che succederà. In questi giorni grillini e Lega hanno ‘duellato’ sulla famiglia, congresso di Verona e altre storie. Alcuni osservatori danno per imminente la crisi del Governo Giallo-Verde.

Noi, invece, riteniamo che non ci sarà alcuna crisi di Governo. Grillini e leghisti mantengono le proprie posizioni sui temi sociali ed economici: ma questo a noi, più che un duello ideologico, sembra un gioco delle parti: ognuno si tiene il proprio elettorato e si va avanti.

Adesso – sempre a nostro modesto avviso – l’appuntamento più importante è la commissione d’inchiesta sulle banche che non terrorizza solo la UE e la Banca Centrale Europea (BCE): terrorizza anche il PD e Forza Italia.

Ancora a nostro modesto avviso, il vero problema non sta nel fatto che una commissione parlamentare d’inchiesta indagherà su Banca Etruria e le altre banche: il vero problema per i potenti del nostro tempo è che la commissione d’inchiesta infilerà il naso nei rapporti tra le banche italiane, l’Unione Europea dell’euro (con tanto di BCE) e la politica italiana.

Magari è la volta buona – questo dipenderà dai parlamentari siciliani grillini che faranno parte di questa commissione – per fare luce sul vergognoso trattamento che è stato riservati, tra gli anni ’90 e i primi anni del 2000, al Banco di Sicilia e alla Sicilcassa.

Ai lettori attenti non non sarà sfuggito il tentativo molto goffo di sminuire l’importanza della commissione d’inchiesta sulle banche e delle commissioni parlamentari d’inchiesta in generale.

Per l’occasione hanno rispolverato la vecchia battuta:

“Quando non si vuole vacare un ragno dal buco si istituisce una commissione parlamentare d’inchiesta”.

Non date retta a chi vi dice queste cose.

In Italia, sin dagli anni subito successivi all’unificazione (o presunta tale), le commissioni speciali d’inchiesta hanno scritto la storia.

La commissione d’inchiesta in Sicilia di Leopoldo Franchetti e Sidney Sonnino è ancora oggi importantissima per capire le condizioni della Sicilia quindici anni dopo la cosiddetta ‘unità d’Italia’ (COME POTETE APPROFONDIRE QUI).

La commissione Jacini – anche se non fu accompagnata da riforme – è ancora oggi centrale per comprendere le condizioni dell’agricoltura italiana di fine ‘800 (COME POTETE LEGGERE QUI).

Molto è importante è la prima commissione parlamentare d’inchiesta sulla mafia in Sicilia istituita dal Parlamento italiano nel 1962. La commissione completò i lavori nel 1976. Gli atti di questa commissione sono importantissimi perché raccontano, con un decennio di anticipo, fatti, personaggi e cose di mafia che emergeranno, parzialmente, con le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia nei primi anni ’80 e nel Maxiprocesso alla mafia di fine anni ’80. Con una differenza fondamentale: che negli atti della prima commissione antimafia è conservato uno spaccato della storia della mafia e della storia dei rapporti tra mafia e politica non soltanto italiana.

Molto importante la commissione parlamentare d’inchiesta sul ‘caso Sindona’, il finanziere siciliano che fu il protagonista indiscusso della Borsa Italiana negli anni ’60 del secolo passato.

Importantissima la commissione d’inchiesta sulla P2 presieduta da Tina Anselmi, donna eccezionale che portò a termine un lavoro molto insidioso: basti pensare che alcuni dei protagonisti della P2 di Licio Gelli sono ancora oggi presenti – con ruoli centrali – nella vita pubblica italiana.

Citiamo questi esempi per sottolineare l’importanza delle commissioni parlamentari d’inchiesta e l’ignoranza o la malafede di chi ne sminuisce significato e ruolo.

Con molta probabilità, l’Unione Europea dell’euro e la vecchia politica italiana faranno di tutto per evitare che a presiedere questa commissione venga chiamato il grillino Gianluigi Paragone, un giornalista che sulle banche capisce troppo cose.

Non escludiamo che UE e PD e Forza Italia cerchino di utilizzare il ‘capo’ del leghisti, Matteo Salvini, per sbarrare la strada a Paragone. Ma su questa presidenza i grillini si giocano la loro ormai appannata credibilità.

Un altro argomento che tra qualche settimana tornerà al centro dl dibattito politico è l’oro italiano che, impropriamente, viene chiamato “oro della Banca d’Italia”.

Sono le riserve auree che oggi valgono 91 miliardi di euro circa. Pco, certo, rispetti ai 2 mila e 470 miliardi di debito pubblico che l’attuale Governo nazionale ha ricevuto in eredità dai Governi precedenti.

Detto questo, un terzo del valore di questo ore – circa 30 miliardi di euro – potrebbe servire per scongiurare l’aumento di IVA imposto dai soliti ‘banditi’ della ‘Grande Europa Unita’ (circa 20 miliardi di euro) e per completare in positivo l’introduzione del Reddito di cittadinanza e Quota 100.

L’attuale Governo ha già chiesto conto e regione di questo oro che dovrebbe essere ancora nella disponibilità dell’Italia. Il condizionale è d’obbligo, perché, come potete leggere negli articoli allegati, Mario Draghi – il ‘genio’ della Banca d’Italia oggi al vertice della BCE – ha già messo le mani avanti.

Ci sarà uno scontro. E non sarà il primo.

Già il Governo Prodi – con Tommaso Padoa Schioppa Ministro dell’Economia – ha provato a utilizzare una parte di questo oro per alleggerire il debito pubblico italiano: ma non c’ riuscito.

E non c’è riuscito nemmeno l’ex Ministro dell’Economia, Giulio Tremonti (Governo Berlusconi), che è arrivato anche a convincere il Parlamenti di quegli anni ad approvare una legge: tutto inutile.

Ora ci riproverà l’attuale Governo. E, secondo noi, potrebbe anche riuscirci. A meno che…

Foto tratta da ilsole24ore.com 

QUI L’ARTICOLO DI SCENARI ECONOMICI 

QUI L’ARTICOLO DI ECONOMIA E FINANZA DEL LA REPUBBLICA

QUI L’ARTICOLO DEL PRIMATO NAZIONALE 

EVOLUZIONE STORICA DELL’ORO ITALIANO

 

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