Il 737esimo anniversario dei Vespri Siciliani: tanti giovani e tante bandiere/ MATTINALE 326

Il 737esimo anniversario dei Vespri Siciliani: tanti giovani e tante bandiere/ MATTINALE 326
31 marzo 2019

Ieri, per le vie di Palermo, grande e partecipata manifestazione per ricordare il 737esimo anniversario della rivolta – o rivoluzione, che dir si voglia – dei Vespri Siciliani. Tanta gente, tante bandiere della Sicilia, tanti giovani. La Sicilia si sta finalmente svegliano. E, come ha detto qualche giorno fa Pino Aprile a Palermo, si sta svegliando tutto il Sud. La scommessa, adesso, è come trasformare questo risveglio di coscienze in un processo politico   

Sapevamo che l’idea di un Sicilia finalmente libera si va diffondendo tra i Siciliani. Ma la realtà, ieri, è andata ben al di là delle nostre aspettative. ieri, a Palermo, è stato ricordato il 737 anniversario della rivolta – o della rivoluzione, che dir si voglia – dei Vespri Siciliani. Non è la prima volta che partecipiamo a questa manifestazione. Ma ieri, per la prima volta dopo tanti anni, abbiamo avuto la sensazione che la liberazione della nostra Isola possa diventare un fatto popolare.

Della manifestazione che ieri si è snodata per le via di Palermo ci ha colpito, in particolare, la presenza di tanti giovani. Ennesima dimostrazione che la riflessione sul Sud – sulla storia del Sud Italia, a partire dal quel grande equivoco che è stato il cosiddetto Risorgimento nel Mezzogiorno d’Italia – sta cominciando a sortire effetti positivi.

“Un giorno io, un giorno lui, un giorno voi, un giorno gli altri amici del Mezzogiorno: piano piano vedrete che la gente del Sud si sveglierà, anzi si sta già svegliando”, ci diceva Pino Aprile, giovedì sera, alla fine del convegno sulla questione meridionale celebrato a Palermo grazie all’università e alla Fondazione ‘Marisa Bellisario’ (QUI IL NOSTRO ARTICOLO SUL CONVEGNO CELEBRATO A PALAZZO STERI DI PALERMO).

Per chi, da anni, si batte per il rilancio del Sud e della Sicilia, la manifestazione di ieri è motivo di grande speranza. Certo, ancora è presto per dire che è già in corso un processo politico: ma possiamo senz’altro affermare che la prima barriera – la più alta: la barriera dell’indifferenza – è stata superata. E questo è un grande successo.

Il merito è di tutti quelli che, ieri – e sono stati veramente tanti, se è vero che c’è stato un momento in cui il corteo ha invaso tutto il tratto di corso Vittorio Emanuele (a proposito: quando lo togliano questo nome a una delle più belle vie di Palermo? possibile che dobbiamo ancora tollerare i nomi dei Savoia nelle città siciliane?) – hanno preso parte alla manifestazione.

Ma un plauso particolare va a Fonso Genchi e ad Antonio Fricano che, per quasi un mese, hanno lavorato all’organizzazione di una manifestazione bellissima e molto partecipata.

Ci sia consentito tornare sui giovani. Vedere sfilare i ragazzi di vent’anni con le bandiere rosse e gialle della Sicilia con la Trinacria è stato emozionante. Questo significa che il lavoro fatto in tanti anni non è stato vano. E che bisogna continuare su questa strada utilizzando la rete, vero e proprio mezzo di libertà.

Sentiamo e leggiamo spesso critiche serrate alla rete. E, per certi versi, sono critiche anche giuste: perché chi utilizza male la rete – è inutile negarlo – c’è. Ma al di là di chi, oggi, fa un cattivo uso della libertà della rete, chi, come noi, ha vissuto l’informazione nel passato sa quanto sia importante, oggi, far circolare le informazioni liberamente.

C’è stato un tempo – citiamo l’esempio della Sicilia perché noi viviamo in Sicilia – in cui le informazioni passavano soltanto sui pochi quotidiani locali, sui pochi periodici e sulla RAI. Non era il massimo.

Qualcosa si è mossa, in positivo, tra la fine degli anni ’70 e i primi anni ’80 del secolo passato con l’avvento delle Radio e delle Tv libere. Ma in entrambi i casi – per far funzionare Radio e Televisioni libere – ci volevano comunque le risorse economiche: e non tutti erano, ovviamente, in grado di approntarle.

La vera rivoluzione – per il Sud e per la diffusione di una storia della questione meridionale e, in generale, del Sud diversa da quella che vi hanno raccontato fino ad oggi – è arrivata grazie alla rete.

Certo, il libro di Pino Aprile – Terroni – un pugno nello stomaco per tanti, tantissimi italiani a quali era stata raccontata una storia parziale, se non falsa, del Risorgimento e del post Risorgimento nel Sud, è stato, per l’appunto, un libro. Ma il libro è stato conosciuto ed è stato diffuso anche grazie alla rete: e là dove non è arrivato il libro, ebbene, sono arrivate le idee del libro e altre idee, sempre grazie alla rete.

Oggi non mancano i Soloni che pontificano contro la rete. Ma, a parte qualche giusta critica, la avversano perché non la controllano: perché non controllano più le informazioni delle quali si sentivano gli unici detentori.

Non che nel passato, quando la rete non esisteva, non ci siano stati autori meridionali importanti: ce ne sono stati tanti, nella saggistica e nella letteratura. E anche nel cinema negli sceneggiati curati dalla RAI. Citiamo solo il grandissimo scrittore Carlo Alianello, valorizzato da Anton Giulio Maiano.

O gli scrittori e i saggisti che hanno preceduto La conquista del Sud e L’eredità della priora di Carlo Alianello, come Giustino Fortunato e Francesco Saverio Nitti per citarne solo due (quest’ultimo riuscì a sintetizzare il dramma della Resistenza del Sud Italia agli invasori piemontesi con la celebre “O emigranti o briganti”: QUI UN NOSTRO ARTICOLO SU NITTI).

O ancora la grande opera di Nicola Zitara per citare un altro protagonista della questione meridionale.

La stessa tradizione del Partito Repubblicano Italiano, nel Sud, ci ha regalato Francesco Compagna con Nord e Sud. Bisogna essere sempre intellettualmente onesti e dire che se la Massoneria ha svolto un ruolo molto negativo negli anni del Risorgimento nel Meridione, consegnando il Mezzogiorno ai Savoia, sarebbe ingeneroso non ammettere che negli anni successivi, tra i massoni, ci sono stati personaggi generosi che hanno anteposto gli interessi del Mezzogiorno a quelli delle logge.

Abbiamo citato fatti, personaggi e cose del passato per ricordare che una battaglia meridionalista, in Italia, soprattutto nella cosiddetta Prima Repubblica, c’è stata. C’è stata la citata esperienza di Nord e Sud, la SVIMEZ (che per fortuna c’è ancora) e tanti altri luoghi di riflessione: e tanti altri protagonisti della vita politica e sociale (l’esperienza del Cattolicesimo sociale e del socialismo, nel Sud, ci hanno lasciato una grande eredità: lo stesso don Luigi Sturzo, intellettuale a trecentosessanta gradi, è stato un uomo del Sud e un grande meridionalista: e forse anche per questo, negli ultimi anni della sua vita, è stato bistrattato dai democristiani).

Ciò posto, va detto che è stato grazie alla rete che è stato spezzato il monopolio della ‘presunta’ verità sulla storia del Risorgimento nel Sud detenuta dagli ‘addetti ai lavori’. Senza la rete Garibaldi sarebbe ancora un “eroe” e l’impresa dei Mille sarebbe ancora “epica”: invece oggi sappiamo che il primo è stato un personaggio costruito: una mediocrità, con un passato tutt’altro che cristallino; mentre l’impresa dei Mille è stata una volgare presa per i fondelli pagata dagli inglesi.

Il fastidio con il quale certo mondo ‘accademico’ (ma quanto sono belle le ‘Accademie’ italiane? ma non è meglio perderle piuttosto che trovarle?) ha accompagnato il convegno di Pino Aprile promosso dalla Fondazione Bellisario nella prestigiosa sede del rettorato di Palermo la dice tutta sulle ‘verità’ che, piano piano, si vanno sbriciolando.

Anche noi, nel nostro piccolo, stiamo contribuendo a fare luce sul buio dell’impresa dei Mille: lo abbiamo fatto riscrivendo questa storia e stiamo continuando a farlo pubblicando a puntate il bellissimo libro di Giuseppe Scianòe nel mese di maggio del 1860 la Sicilia diventò colonia“.

Insomma, siamo sulla buona strada. Ora, oltre alle ricostruzioni storiche, servono anche i processi politici. La vera scommessa è questa.

 

 

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