I dubbi della Cei sul Reddito di cittadinanza. E con i contributi ad ‘Avvenire’ come la mettiamo?

I dubbi della Cei sul Reddito di cittadinanza. E con i contributi ad ‘Avvenire’ come la mettiamo?
20 gennaio 2019

Il Cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Cei, sigla che sta per Conferenza episcopale italiana, va ad aggiungersi all’eletta schiera di forze politiche e sociali che si oppongono al Reddito di cittadinanza. Attenzione al debito pubblico, ci ricorda l’alto prelato. Noi, invece, gli ricordiamo i 6 milioni all’anno di contributi al quotidiano della Cei ‘Avvenire’…

Dice il Cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Cei, sigla che sta per Conferenza episcopale italiana:

“Il reddito di cittadinanza? Certo, se quello muore di fame gli servirà, certo, se portano tutte le pensioni a 700 euro… però bisogna stare anche attenti a non incrementare troppo il debito pubblico perché noi magari lì per lì ne abbiamo un vantaggio poi chi lo paga questo debito, i nostri figli?”.

Condividiamo le preoccupazioni del Cardinale Bassetti per un eccesso di debito pubblico. Però lo stesso Cardinale dovrebbe spiegare perché la Cei – che edita il quotidiano Avvenire – ha storto il muso quando l’attuale Governo ha annunciato il taglio dei contributi a fondo perduto – a fondo perduto! – a giornali cartacei e ad altri mezzo d’informazione.

Nel complesso, sono 200 milioni di euro all’anno.

Ricordiamo che il quotidiano che, fino ad oggi, ha ricevuto il contributo annuo più alto – 6 milioni di euro all’anno! – è proprio Avvenire, il giornale della Conferenza episcopale italiana (COME POTETE LEGGERE QUI).

Per carità: la Cei è liberissima di schierarsi contro il Reddito di cittadinanza proposto dall’attuale Governo nazionale e, in particolare, dal Movimento 5 Stelle e, quindi, di associarsi al PD, a Forza Italia, a Confindustria, a Cgil, Cisl e Uil: ogni organizzazione – e anche la Conferenza episcopale italiana è libera di scegliersi i propri compagni di strada.

Ma se la Cei invita l’Italia a non incrementare troppo il debito pubblico poi, però, non si deve lamentare se, per ridurre le spese – e quindi per ridurre il debito pubblico – si tagliano i contributi a fondo perduto non all’editoria, ma solo a un certo numero di giornali e a qualche altro organo di informazione.

Perché se i tagli arrivano – il Cardinale Bassetti ne converrà – arrivano per tutti: anche per chi, fino ad oggi, ha ‘nuotato’ nel formaggio dei ricchi contributi non all’editoria in generale, ma a un gruppo di ‘fortunati’ organi di informazione.

E così sia!

 

 

 

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