Regione, 30 mln di euro al Comune di Catania. E gli altri Comuni? E le ex Province?/ MATTINALE 193

Regione, 30 mln di euro al Comune di Catania. E gli altri Comuni? E le ex Province?/ MATTINALE 193
15 novembre 2018

Di fatto, Catania va aiutata solo perché è la città e il collegio elettorale del presidente della Regione, Nello Musumeci. Gli altri Comuni e le nove ex Province, invece, possono pure fallire. Cominciano a diventare concreti gli effetti dei ‘Patti scellerati’ firmati dal Governo Crocetta con il Governo Renzi. Le responsabilità, gravissime, del PD siciliano. E i silenzi del centrodestra che oggi blatera a vanvera 

Formalmente è un’anticipazione: un’anticipazione di 30 milioni di euro, da parte della Regione siciliana, al Comune di Catania che, con un ‘buco’ di oltre un miliardo e 600 milioni di euro, non ha nemmeno i soldi per pagare gli stipendi ai circa 10 mila dipendenti. Anche lo Stato interviene in favore della città Etnea con 8 milioni di euro (a che titolo? anticipazione di che cosa?).

Insomma, la città del presidente della Regione siciliana, Nello Musumeci, può tirare un sospiro di sollievo: gli stipendi di novembre e di dicembre, più le tredicesime, per i dipendenti comunali, sono salvi. Un po’ meno salvi sono i fornitori, cioè le imprese che hanno fornito e che continuano a fornire beni e servizi al Comune di Catania: per queste imprese, quando verrà dichiarato il default, che ormai è nelle cose, legge alla mano, dovranno fare i conti con una decurtazione dei crediti che oscillerà dal 40 al 60%.

Ma il tema, oggi, si riassume in una domanda: a che titolo la Regione siciliana sta ‘anticipando’ al Comune di Catania 30 milioni di euro? Nulla contro il Comune di Catania, per carità: tutti i Comuni siciliani e le nove ex Province dell’Isola meritano di essere salvate.

E il punto è proprio questo: perché la Regione interviene solo per il Comune di Catania? I Comuni in grande difficoltà finanziaria, in Sicilia, sono tanti; alcuni, non potendo più pagare nemmeno gli stipendi ai dipendenti, hanno già dichiarato il default, hanno ricevuto il prestito dallo Stato, così come prevede la legge, e stanno restituendo lo stesso prestito chi in sette, chi in otto chi in dieci anni.

E delle ex nove Province siciliane ne vogliamo parlare? I 6 mila e 500 dipendenti di queste Province non meritano l’attenzione che è stata riservata dal Governo regionale al Comune di Catania?

Insomma, il Comune di Catania va rispettato perché è la città e il collegio elettorale del presidente della Regione siciliana? E questo sarebbe un ‘criterio’ politico serio?

Anche se in tono minore – perché la cifra è minore – a che titolo lo Stato sta erogando 8 milioni di euro al Comune di Catania?

A monte di questa storia c’è un problema generale. Da quando questo blog è in rete – allora c’era il Governo regionale di Rosario Crocetta a ‘trazione’ PD – non abbiamo mancato di denunciare la folle politica finanziaria. Abbiamo raccontato nei minimi particolari i ‘Patti scellerati’ firmati dall’allora presidente Crocetta con il Governo Renzi.

Nel giugno 2014, quanto Crocetta firma il primo ‘Patto scellerato’, non eravamo in rete, ma appena lo siamo stati abbiamo sottolineano la follia di rinunciare agli effetti positivi di una sentenza della Corte Costituzionale favorevole alla Regione siciliana.

Ancora più grave quello che è avvenuto nel giugno del 2016. I Nuovi Vespri erano già in rete e vi abbiamo raccontato il secondo ‘Patto scellerato’ Renzi-Crocetta in un’inchiesta di tre puntate firmata da Franco Busalacchi (CHE POTETE LEGGERE QUI).

Secondo voi perché abbiamo insistito scrivendo decine e decine di articoli su questi temi? Perché sapevamo che, un giorno, sarebbero arrivati i problemi. E i problemi, puntuali, stanno arrivando. Non solo al Comune di Catania.

Al Comune di Catania sono più gravi perché il ‘buco’ finanziario ha una genesi antica, che inizia alla fine degli anni ’80 del secolo passato, quando Enzo Bianco fu sindaco per la prima volta.

All’ombra dell’Etna hanno continuato a dilapidare risorse negli anni ’90 fino a poco tempo fa. Oggi il già citato Bianco polemizza con l’ex sindaco di centrodestra, Raffaele Stancanelli. I due si rinfacciano le responsabilità. Potrebbero evitare questa sceneggiata.

Perché a Catania il ‘buco’ di oltre un miliardo e 600 milioni di euro l’hanno prodotto, insieme, alternandosi alla guida della città, centrosinistra e centrodestra. 

I cittadini di Catania che ieri si sono presentati in Consiglio comunale con cartelli dove campeggiava la scritta: “Ora nisciti i soddi” sono da giustificare? Certo, chi non ha mai votato ed eletto esponenti di centrodestra e di centrosinistra al Comune ha diritto ad esporre tali cartelli.

Ma quanti sono i catanesi che non hanno sostenuto, alle elezioni comunali, il centrosinistra e il centrodestra? Salvo Pogliese, attuale sindaco, non è forse un esponente di centrodestra? I cittadini di Catania che hanno ripetutamente eletto sindaci e consiglieri comunali di centrosinistra e di centrodestra non si sentono responsabili della crisi finanziaria del proprio Comune? Non sono stati forse eletti da loro gli amministratori comunali che hanno creato il ‘buco’ di oltre un miliardo e 600 milioni di euro?

Le responsabilità politiche, infine. C’è un partito politico che ha portato la Sicilia nelle attuali condizioni: questo partito è il PD.

E’ stato il Partito Democratico siciliano che ha avallato i ‘Patti scellerati’ adottati dal Governo Crocetta.

Il Partito Democratico siciliano avrebbe dovuto opporsi ai tagli ai danni della Sicilia. Ma non l’ha fatto.

Avrebbe dovuto opporsi nel 2006, quando il Governo nazionale di Romano Prodi ha deciso, unilateralmente, di portare la quota di compartecipazione della Regione alle spese sanitarie dal 42% circa al 50% circa. Questa follia costa ancora oggi alla Regione siciliana – alla sanità pubblica siciliana – circa 600 milioni di euro all’anno. 

Tale norma – contenuta nella Finanziaria nazionale del 2007 – ha iniziato a dispiegare interamente i propri effetti nel 2009. Da allora ad oggi sono passati dieci anni. Fate quattro conti: da allora ad oggi la Sicilia – la sanità pubblica siciliana – ha perso 6 miliardi di euro (più i prelievi, inferiori a 600 milioni di euro circa all’anno, operati nel 2007 e nel 2008).

Quando, cari siciliani, mettete piede in un Pronto Soccorso della nostra Isola e aspettate una giornata intera prima di essere visitati, ebbene, ricordatevi del PD e dei parlamentari nazionali eletti in Sicilia alle elezioni politiche nazionali del 2006 che vi hanno fatto questo ‘regalo’.

Oggi mancano i soldi per i Comuni, per le ex Province, per i precari, per i forestali, per le aziende regionali (pensate un po’: persino la commissione Bilancio e Finanze dell’Ars si è accorta che non ci sono i soldi per pagare gli stipendi all’Istituto regionale del vino e dell’olio…), per accompagnare a scuola gli studenti disabili, per i servizi sociali eccetera eccetera.

A tutti questi soggetti rimasti senza soldi diciamo: ricordatevi che tutto questo nasce sì da una crisi economica internazionale e nazionale: ma in Sicilia tale crisi si avverte in modo più pesante perché un partito che ha governato la Regione siciliana dal 2009 sino al novembre dello scorso anno ha consentito al Governo nazionale di distruggere le finanze regionali.

Questo partito ha un nome: il Partito Democratico che voi, cari siciliani, anche se siete – per fortuna! – una minoranza continuate a votare. In queste ore il PD siciliano si accinge a designare o a leggere – questo conta poco – il proprio nuovo segretario regionale. E’ chi dovrebbe essere il prescelto? Davide Faraone, il renziano che ha partecipato attivamente ai ‘fasti’ del Governo Crocetta e al depauperamento delle finanze regionali.

Non va meglio sul fronte dell’attuale Governo. Oggi il presidente della Regione, Nello Musumeci, oltre a garantire l’anticipazione di 30 milioni di euro al Comune di Catania, dice che la Regione è senza soldi (COME POTETE LEGGERE QUI).

Ma nella passata legislatura Musumeci non era il presidente della commissione Antimafia del Parlamento siciliano? A nostra memoria non ricordiamo, da parte sua, un solo intervento per denunciare i ‘Patti scellerati’ firmati da Crocetta e Renzi.

Oggi il vice presidente della Regione e assessore all’Economia, Gaetano Armao, contesta gli scippi finanziari operati da Roma. Si prepara, persino, a chiedere indietro i circa 600 milioni di euro all’anno che lo Stato scippa alla sanità pubblica siciliana dal 2009.

Bene: ma lui non è stato per quattro anni nel Governo regionale di Raffaele Lombardo? E’ stato assessore regionale nel 2009, nel 2010, nel 2011 e nel 2012. Come mai non ha contestato gli scippi alla sanità siciliana in quegli anni? Perché in quegli anni – assessore alla Sanità della Sicilia era Massimo Russo – bisognava assecondare i tagli romani alla sanità siciliana?

E oggi, lei, assessore Armao, con quale credibilità politica si accinge a chiedere a Roma ciò che non gli ha chiesto nei quattro anni in cui ha governato la Sicilia con Lombardo?

Tutt’e due – Musumeci e Armao – lo scorso gennaio di quest’anno, quando il Governo nazionale di centrosinistra, Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni, ha applicato il secondo ‘Patto scellerato’ Renzi-Crocetta, scippando alla Regione siciliana 800 milioni di euro di IVA non hanno aperto bocca.

Lo scorso gennaio – cosa che ripetiamo spesso proprio per sottolineare la scorrettezza intellettuale e politica dell’attuale Governo regionale – quando il Governo Gentiloni scippava alla Sicilia 800 milioni di IVA né Musumeci, né il suo vice Armao si sono catapultati a Palazzo Chigi per contestare questo scippo.

E pure – Statuto siciliano alla mano – il presidente della Regione siciliana, per fatti attinenti alla Sicilia – ha diritto a prendere parte alle riunioni del Governo nazionale con il rango di Ministro della Repubblica.

Ma, come già ricordato, Musumeci e Armao si sono fatti scippare 800 milioni di euro senza ‘pipitiare’. Perché? Perché c’era l’accordo politico Renzi-Berlusconi che, lo scorso gennaio, pensavano di vincere le elezioni politiche del successivo 4 marzo. E con la vittoria, una volta al Governo dell’Italia, avrebbe garantito la Regione siciliana.

Peccato che Berlusconi e Renzi, lo scorso 4 marzo, hanno perso le elezioni. E hanno perso pure Musumeci e Armao.

Dopo di che questi due signori il conto che non hanno presentato al Governo Gentiloni lo presentano all’attuale Governo Conte-Di Maio-Salvini. Con quale credibilità politica?

Cos’è, per Musumeci e per Armao, l’Autonomia siciliana? Qualcosa da utilizzare a convenienza: a gennaio non conveniva reclamare i propri diritti, perché i due si ‘stricavano’ con Gentiloni, con Berlusconi e con Renzi; oggi, dopo essere andati a Roma a chiedere risorse al Governo giallo-verde, ricevendo un bel no, aprono una vertenza finanziaria con il Governo nazionale.

Ma per favore!

 

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